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Frascati: Anniversari De Felici, Picco, Buttarelli

Giugno 04
13:30 2018

De Felici, Picco, Buttarelli

                                                                                            

 

1.Don Pancrazio De Felici in un ritratto attribuito a Giovanni Battista Gagliardi. 2. don Picco 3. Don Buttarelli

Quest’anno ricorrono a Frascati gli anniversari di tre preti, due dei quali talvolta dimenticati pur avendo esercitato con abnegazione e costanza il loro ministero essendo stati anche protagonisti di vicende di rilievo.

PANCRAZIO de FELICI

Pancrazio De Felici, nacque a Frascati il 3 novembre del 1869 da Luigi e Maria Dottori, e fu battezzato nella parrocchia di San Pietro dall’arciprete-parroco don Gaetano Ambrogioni. Studiò nel Seminario Tuscolano ricevendo l’ordinazione sacerdotale l’8 agosto del 1892. Da giovane aveva frequentato l’Oratorio (Ricreatorio) ‘San Filippo Neri’ dove maturò la vocazione al sacerdozio, al tempo in cui era direttore il gesuita don Pietro Galletti. In seguito, questa istituzione andrà a dissolversi, ma sarà lo stesso De Felici, una volta divenuto arciprete-parroco di san Pietro (Cattedrale) nel 1904, a ricostituirla raccogliendo con tale esperienza ben 200 giovani. Nel 1913, lasciando l’incarico di arciprete, annoterà su un registro (‘Memorie e documenti per l‘Arcipretura di Frascati’) le principali opere realizzate per la cattedrale tra cui, nel 1908, il completamento della pavimentazione in marmo che era iniziata, ma solo per la parte centrale, nel 1899. Fu inizialmente collaboratore del precedente arciprete don Michele De Santis il quale aveva avuto in possesso la cappella della Madonna ‘Sciadonna’ (di diritto ne avevano cura gli arcipreti pro-tempore della parrocchia San Pietro) succedendogli come economo. Fu pertanto don Pancrazio a proseguire nella cura della Cappella fino al 1918. In quel tempo, un villeggiante che veniva in estate a Frascati offrì un legato affinché si celebrasse colà una Messa ogni domenica, lasciandogli a questo fine una somma di 130 lire. Don Pancrazio si attenne scrupolosamente alla esecuzione di questo legato e a tal fine provvedeva che sempre un sacerdote officiasse nella cappella. Morì improvvisamente a Frascati il 20 luglio del 1918 a soli 48 anni.

 

GIUSEPPE PICCO

La seconda figura di rilievo, di cui occorre fare memoria, è mons. Giuseppe Picco, vissuto sempre con uno stile di grande umiltà e nascondimento. Nato a Monte Porzio Catone il 14 maggio 1886, da Salvatore e Ersilia Cupellini, Giuseppe Picco fu battezzato il 17 maggio. Entrò nel seminario diocesano (ammessovi dal cardinale Serafino Vannutelli) per gli studi ginnasiali, anche se poi   le lezioni si svolgevano presso il Collegio dei gesuiti di Mondragone. Iniziò quindi a studiare filosofia presso il Convento di San Bonaventura dei francescani di Frascati, ma sospese il corso perché il nuovo vescovo tuscolano, card Satolli, gli fece assegnare una borsa di studio affidandolo al rettore del Collegio Capranica con queste parole: “giovane di ottima indole e di buona speranza per la vocazione ecclesiastica”. Interruppe però ancora il corso di filosofia per il servizio militare (allora obbligatorio anche per i seminaristi). Appena congedato, fu ordinato sacerdote il 21 dicembre del 1912 a Roma dal card. Respighi vicario del papa Pio X.

Terminati gli studi teologici nel 1913, tornò in diocesi, ma fu richiamato alle armi nella guerra 1915-18 come cappellano militare, meritandosi un encomio solenne per il suo coraggio avendo bloccato un ufficiale italiano colpito da un “eccesso di esaltazione” (probabilmente un momento di follia). Gli fu in seguito assegnata la medaglia d’argento, allorché l’ospedale da campo militare dov’era stato trasferito fu bombardato e lui mise in salvo numerosi feriti “rimanendo presso il letto di un ferito, che per le sue gravi condizioni non poteva essere trasportato al sicuro, allontanandosene solo dopo cessato ogni pericolo. Vicenza, 31 dicembre 1917” (dalla motivazione della medaglia d’argento). Durante il servizio di cappellano rimase sempre in corrispondenza col rettore del Capranica (mons. Carinci). Tornato dalla guerra il nuovo vescovo tuscolano card. Cassetta, lo nominò parroco di Monte Compatri, ma la popolazione – che aveva avuto qualche screzio col vescovo dopo la partenza dei pp. Giuseppini che avevano retto fino ad allora quella parrocchia – non accolse con entusiasmo il neo parroco tanto che questi non riuscì a proferire che poche parole del discorso che aveva preparato e quindi declinò subito l’incarico che aveva avuto. Da allora l’umile e sensibile don Giuseppe ebbe una sorta di trauma che gli impediva di predicare dall’altare. Nominato vice parroco a Santa Maria in Vivario a Frascati, fu nominato dal card. Cagliero (vescovo tuscolano 1920-26) rettore del Seminario minore tuscolano, ma sospesa, dallo stesso cardinale, l’esperienza del seminario per motivi soprattutto economici, Picco divenne canonico della Cattedrale. Quando il cardinal Michele Lega riaprì il seminario nel 1927, nominò Picco vice rettore. Nel 1936 fu cancelliere vescovile (fino al 1962). Nel bombardamento dell’8 settembre 1943 che distrusse il seminario vescovile, don Picco fu l’unico a salvarsi (morirono tre suore e un chierico alla vigilia dell’ordinazione) ed a portare soccorso – insieme col vescovo ausiliare Budelacci e molti altri – alle numerose vittime civili del bombardamento.

Il card. Marchetti Selvaggiani nel 1944 lo nominò cappellano dell’Ospedale S. Sebastiano. E’ stato scritto di lui: “Viveva tra i malati e per i malati, ne raccoglieva le ansie, le trepidazioni, i bisogni e il dolore. Per ognuno aveva una parola sempre appropriata, semplice ma suadente. Usciva dall’Ospedale silenzioso, tornava con le mani piene di carità”. Pio XII nel 1952, tramite la Segreteria di Stato, lo nominò monsignore e cameriere d’onore. Successivamente fu nominato primicerio della Cattedrale e nel 1962 arcidiacono. Sofferente di cuore negli ultimi giorni della sua vita, morì nella notte del 19 maggio del 1968 nell’Ospedale dove per tanti anni aveva svolto la sua opera di cappellano.

GIUSEPPE BUTTARELLI

Contrariamente agli altri due, don Buttarelli è stato quello che più è stato ‘celebrato’ a Frascati, vuoi per il suo attivismo che per il fatto di esser scomparso nel pieno delle attività. Nato a Frascati il 22 luglio del 1918, fratello del salesiano don Armando, entrò in seminario ad 11 anni. Infatti il 30 agosto del 1929 i coniugi Camillo Buttarelli e Zelide Zanecchia domanda(va)no a Mons. Vicario generale (allora mons. Budelacci) di accogliere nel Seminario Diocesano per il prossimo settembre il loro figlio Peppino di anni 11 colla speranza che riesca un degno sacerdote…e lo divenne infatti il 29 giugno 1941. Spirito intraprendente e abbastanza ribelle non era portato per gli studi, come risultava dai giudizi del rettore del seminario maggiore di Anagni: (…) di carattere franco ma troppo dissipato, fa poco conto delle regola del silenzio; studia poco, lascia a desiderare nell’urbanità. Ma fondo buono e c’è quindi da sperare… Ed ancora:…un po’ leggero ma in generale di buoni sentimenti e di buona volontà…E furono questi ‘buoni sentimenti’ e la sua ‘buona volontà’, a portarlo ad impegnarsi in numerose attività ed iniziative, quasi senza tregua. Vice parroco a santa Maria in Vivario dal 1941, ne diventò parroco dal 1957 al 1968. Fu assistente diocesano della GIAC dal 1942 al 1950. Con altri volenterosi sacerdoti e laici, viene ricordato soprattutto per l’impegno caritatevole e come artefice del recupero delle salme dopo il bombardamento dell’8 settem­bre 1943. Nel 1946 diresse a Villa Falconieri, con Vincenzo Ortolani, la colonia estiva di circa 500 ragazzi (tra cui alcuni provenienti dalla bombardata Cassino) che era stata promossa col contributo dell’UNRRA (United Nations Relief And Rehabilitation Adninistration-Italian Mission). Nel 1946 fu tra i fondatori della sezione di Frascati della Gioc (Gioventù italiana operai cristiani), coordinatore ed organizzatore di numerose attività facenti capo all’ODA (Opera Diocesana Assistenza) che si occupava di distribuire sussidi e pasti per le persone non abbienti, e svolgimento delle ‘colonie estive’ per i ragazzi. Animatore di innumerevoli iniziative giovanili e campeggi, fu promotore e realizzatore della nuova ala del complesso di Villa Campitelli ove istituì, con l’apporto di Luciano Tavazza (già delegato nazionale Aspiranti Giac poi fondatore del Movimento Volontariato Italiano), un Club giovanile di animazione culturale (‘Quarto Mondo’) dal 1965 al 1968 nel quale intervennero numerosi relatori sui temi e documenti promulgati dal Concilio Vaticano II.  Poco prima della sua morte, avvenuta il 14 giugno del 1968, aveva da poco terminato la collocazione del nuovo altare in Santa Maria in Vivario. Ai suoi funerali lo scolopio Ernesto Balducci, di cui era amico, lo ricordò come un uomo sempre ilare, sempre pronto alla conversazione fraterna, sapeva indovinare i momenti tristi degli amici e sapeva entrarvi senza far fracasso, con delicatezza a dare speranza… Alla sua memoria fu inizialmente intitolata una corale e quindi una ‘borsa di studio’per seminaristi, poi trasformata per qualche anno nel cosiddetto ‘Premio di bontà’, annuale.  Nel decimo anniversario della morte (1978) gli fu dedicata una via (‘Via Giuseppe Buttarelli’, sostituendo l’antica denominazione di ‘via de

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