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GEOPOLITICA ENERGIA E CAMBIAMENTI CLIMATICI

GEOPOLITICA  ENERGIA  E CAMBIAMENTI  CLIMATICI
Marzo 07
17:04 2022

In questi giorni molti media cercano di riportare la “crisi energetica” italiana all’interno del conflitto Russia – Ucraina. Non è così! La crisi energetica in Italia covava sotto la cenere da molto prima del conflitto. Velletri 2030 ha organizzato negli anni diversi Seminari sul tema, e da ultimo ne ha parlato nella News del 14 Febbraio, 2022.

Fortunatamente, la correlazione tra l’Obiettivo 7 dell’Agenda 2030 “Energia pulita e accessibile” e l’Obiettivo 13 “Lotta ai cambiamenti climatici“, sta diventando oggetto di dibattito a tutti i livelli. Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha riferito in proposito alla Camera dei Deputati lo scorso 23 Febbraio, si può rivedere su: https://webtv.camera.it/evento/20043 sono circa 30 minuti dall’ora 3,00 all’ora 3,32 dell’intera registrazione. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ne ha parlato durante l’informativa urgente alla Camera dei Deputati del 25 Febbraio, si può rivedere dal 18esimo minuto alla fine su: https://www.youtube.com/watch?v=-5RY_qkDjzE

Di seguito alcuni spunti di riflessione sul tema specifico.

Quali le principali fonti di energia? Si definiscono fonti di energia primaria tutte quelle sorgenti energetiche che sono presenti in natura in una forma direttamente utilizzabile dall’uomo, senza la necessità di essere sottoposte a trasformazioni industriali o altri tipi di processamento intermedio. Tra esse la luce del sole, l’energia termica proveniente dagli strati profondi della crosta terrestre, il vento, le maree, i combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale), …ecc.  Le sorgenti di energia secondaria hanno la caratteristica di non essere fruibili dall’uomo direttamente nel loro stato naturale, ma necessitano di trasformazioni industriali per essere utilizzate come fonte diretta di energia. Tra esse l’energia elettrica prodotta dai combustibili fossili, dal vento, dal sole o dalle maree, richiede trasformazioni complesse che si attuano in strutture dedicate chiamate centrali elettriche, la benzina prodotta a partire dal petrolio grezzo, …ecc.  Le energie non rinnovabili sono quelle risorse energetiche che troviamo all’interno del nostro Pianeta in una quantità limitata, destinata a finire nel corso dei secoli. Si definiscono fonti di energie rinnovabili tutte quelle risorse che vengono prodotte mediante trasformazioni chimiche o processi fisici che avvengono continuamente sul nostro Pianeta (solare, eolica, geotermica, marina, idroelettrica, biomasse, …). Negli ultimi anni in Italia si va diffondendo, tra gli operatori del settore, un impegno sempre maggiore affinché l’energia elettrica erogata all’utente finale provenga da fonti rinnovabili a basso impatto ambientale.

Cosa significa il conflitto Russia – Ucraina per l’energia e il cambiamento climatico? Con l’evolversi di una grave crisi umanitaria, ci sono fondati timori che le iniziative per contrastare i cambiamenti climatici possano essere relegate dai leader mondiali a un ripensamento, almeno nella scala temporale. Le preoccupazioni per la sicurezza energetica sono particolarmente acute in Europa e in Italia, la quale dipende fortemente dalle esportazioni russe di carbone, petrolio e gas. In risposta sono emerse due narrazioni principali. Molti, compresi i leader Ursula von der Leyen Presidente della Commissione Europea e Boris Johnson Primo Ministro del Regno Unito, hanno sottolineato la necessità di accelerare l’introduzione delle tecnologie per l’uso delle energie rinnovabili. Altri hanno affiancato questo percorso con richieste di aumentare le produzioni nazionali di combustibili fossili, in modo da ridurre la necessità di importazioni russe. Nel frattempo, gli scettici sul clima si sono concentrati esclusivamente sul petrolio e sul gas domestico. In Italia molti ne parlano, spesso senza valutare tutte le possibili conseguenze. La programmazione energetica va fatta oggi per il 2050 e oltre. Non esistono soluzioni con ritorni immediati. L’approvvigionamento energetico va sempre valutato con un approccio sistemico.

Perché la Russia è importante per le forniture energetiche globali? La Russia è una parte importante del sistema energetico globale grazie alle sue enormi risorse di combustibili fossili. È il terzo produttore mondiale di petrolio dopo gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, e il secondo produttore di gas dopo gli Stati Uniti. Le forniture energetiche russe sono particolarmente importanti per l’Europa, che riceve circa il 70% delle esportazioni di gas del Paese e metà delle sue esportazioni di petrolio. Il resto delle esportazioni di gas della Russia va in Bielorussia (8%), Cina (5%), Kazakistan (5%), Giappone (4%) e altre parti dell’Eurasia, dell’Asia e dell’Oceania. Le sue restanti esportazioni di petrolio vanno in Cina (31%), Corea del Sud (6%), Bielorussia (6%), Giappone (2%), Stati Uniti (1%) e altre parti dell’Eurasia, Asia e Oceania.

Come potrebbe l’Europa ridurre la sua dipendenza dall’energia russa? Due sono le proposte: sfruttare tutte le risorse nazionali di combustibili fossili come mezzo per ridurre la dipendenza dalle esportazioni russe, oppure accelerare il passaggio alle fonti rinnovabili al fine di abbandonare del tutto i combustibili fossili. Il problema è il tempo necessario per una vera transizione energetica. Convincersi che queste alternative operano su scale temporali diverse in termini di velocità con cui potrebbero ridurre la domanda europea di carbone, petrolio e gas importati dalla Russia. A maggior ragione vale per l’Italia. La parola chiave è programmazione. Nel frattempo vanno perseguiti entrambi gli obiettivi.

L’Europa potrebbe sganciarsi completamente dai combustibili fossili della Russia? La risposta varia ampiamente dato che i Paesi europei, inclusa l’Ucraina, hanno diversi livelli di dipendenza dalle forniture russe di carbone, petrolio e gas, oltre a un diverso accesso alle fonti di energia alternativa. Inoltre, le tempistiche di qualsiesi risposta sono una considerazione importante. Non bisogna farsi trovare impreparati. Serve una visione e dei piani.

Impatto del conflitto sulla catena alimentare? Sia la Russia che l’Ucraina servono come due dei principali panifici del mondo, rappresentando quasi un quarto delle esportazioni mondiali di grano nel 2019. L’Ucraina, la cui bandiera è vista come rappresentare i “cieli blu sui campi di grano”, è il quarto fornitore di grano e mais nel mondo. Contribuisce per quasi il 12% alle esportazioni mondiali di grano e per il 16% alle esportazioni di mais.

Nel nostro piccolo che possiamo fare? Acquisire la giusta consapevolezza del valore dell’energia, anche insegnandola nelle scuole di ogni ordine e grado. Attuare i principi del “risparmio energetico”, in primis riducendo la temperatura all’interno degli edifici pubblici evitando di aprire le finestre perchè troppo caldo e rivedendo i piani di illuminazione pubblica, facilitare i percorsi autorizzativi per la realizzazione di parchi eolici e fotovoltaici, nonchè di impianti per la produzione di energia dai rifiuti.

In conclusione, non esiste “la soluzione”, ma le soluzioni. Serve diversificare, e possibilmente riascoltare attentamente le audizioni di Roberto Cingolani e di Mario Draghi di fronte al Parlamento. Come dice il Ministro Cingolani, bisogna cominciare a pensare al 2050 e oltre.
 

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