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Gli arredi sacri dell’Abbazia di Grottaferrata – 2 – I calici

Gli arredi sacri dell’Abbazia di Grottaferrata – 2 – I calici
Aprile 11
02:00 2007

Le numerose donazioni pervenute all’Abbazia di Grottaferrata nel corso della sua lunga storia comprendono anche quelle avanzate da Cardinali e consistenti in splendidi candelabri che, ora in vetro, ora in metallo, compongono una porzione del prezioso patrimonio religioso ed artistico.
Donato nel 1872 dal cardinale Clarelli è il calice di metallo argentato di splendida fattura e di gran valore. La coppa, unica parte in puro argento è sostenuta da un fusto sui quali sono adagiate le raffigurazioni dei quattro profeti. Il primo è Mosè che invece di tenere tra le mani le tavole della legge, suo consueto attributo, stringe un cartiglio recante un’incisione latina. Anche Isaia, il secondo profeta, ha il suo cartiglio, mentre la terza figura rappresenta il re David. Con il capo cinto da una corona e indossante vesti regali, il sovrano tiene tra le mani una cetra. La serie dei profeti si conclude con il quarto personaggio raffigurante Aronne.
Alle spalle dei profeti si innalza una colonna il cui fusto culmina con un capitello dorico che sostiene un tempietto a base circolare che al centro ospita la plastica figura della Madre di Dio. La coppa sostenuta dalla copertura del tempietto è decorata con medaglioni, incorniciati da fasci di spighe, in cui sono effigiati i simboli dei quattro evangelisti.
In argento è anche il calice della famiglia Visconti donato nel 1690 circa, ornato con motivi fitomorfi e festoni, fiori e frutti a cui si alternano teste di putti alati che compaiono sulla base della sottocoppa. Sul piede del calice sono visibili tre medaglioni circondati da una corona di ametiste, foglie d’acanto e cherubini. Nonostante il calice sia stato donato dal cardinale Ercole Visconti dopo la metà del XVII secolo si ipotizza che la sua realizzazione risalga ai primi anni del ‘600. Prova ne sono gli schemi devozionali tipici della fine del ‘500 e degli inizi del ‘600.
Procedendo a ritroso nel tempo si incontra il calice, dono della famiglia Farnese all’Abbazia, risalente alla seconda metà del XVI secolo. Raffinato e sobrio, il calice poggia su base circolare e si innalza su un fusto alquanto articolato recante al centro un nodo decorato con foglie incise. Il manufatto, la cui coppa è liscia e priva di qualsiasi ornamentazione, cela al di sotto della base l’incisione dello stemma Farnese.
Vale la pena concludere la carrellata di questi preziosi calici con quello recato in dono dal cardinale Bessarione, il primo Commendatario dell’Abbazia, nella seconda metà del XV secolo.
Il calice di complessa manifattura e di regale eleganza è in argento decorato con smalti ed incisioni fitomorfe-geometriche. Il fusto inciso a sbalzo presenta nella zona inferiore alcune placchette parzialmente smaltate in cui sono visibili immagini di angeli alati e lo stemma del Bessarione.

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