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IL RUOLO DEI BENI CULTURALI NELLA VALORIZZAZIONE DEL PARCO DEI CASTELLI ROMANI

IL RUOLO DEI BENI CULTURALI NELLA VALORIZZAZIONE DEL PARCO DEI CASTELLI ROMANI
Aprile 01
14:53 2024

Si è tenuto ad Ariccia il convegno “IL RUOLO DEI BENI CULTURALI NELLA VALORIZZAZIONE DEL PARCO DEI CASTELLI ROMANI”, nel mese di marzo, per il quarantennale del Parco dei Castelli Romani. Presenti il Sindaco di Ariccia, il Commissario Straordinario del Parco Castelli Romani, il Direttore del Parco, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma e per la Provincia di Rieti, il Presidente Centro Studi WWF, il Direttore Parco dell’Appia Antica, il Coordinatore scientifico del Segretariato Generale del MiC, l’Università del Salento, il Direttore Museo Civico Alatri e Lanuvio, Guida AIGAE, geologo, l’Università La Sapienza, il Coordinatore Scientifico Ecomuseo della Terra Amena, l’Archeoclub Aricino Nemorense, ricercatore Università Tor Vergata, l’Italia come potenza culturale deve diventare anche potenza economico-culturale. Il messaggio del Parco è di apertura a tutti i mondi: ordini professionali, associazioni, amministrazioni per un sistema d’interesse comune che crei legami per l’economia, la tutela ambientale, il turismo, l’edilizia no speculativa in una crescita turistica (es. Grand Tour). Volontà quindi di un sistema unico di tutti i territori incentrati in un turismo lento. Presente un’immenso patrimonio in restauro o in magazzino, metterlo a disposizione per valorizzare la cultura e quindi i beni culturali. Il Parco quindi come valore aggiunto per la promozione del territorio, la Soprintendenza si occupa della tutela che si attua però con troppi atti burocratici (l’archeologia preventiva si riferisce all’edilizia, la cui tutela massima sono i vincoli che sono onnicomprensivi del contesto e hanno il fine di tutela). Con il PNRR sono stati stanziati molti fondi, in oggetto anche il Santuario di Diana Nemorense (Nemi) e la villa degli Antonini (Genzano). La flora del Parco è quella che c’era nel periodo romano, salvare la bellezza quindi, dove la bellezza assoluta è quella della natura (nel 1982 è stata approvata la Carta Mondiale della Natura) e l’ambiente è l’ambito in cui l’uomo vive; mentre la natura in sé è il luogo dove l’uomo è compreso. La tutela ambientale in Italia passa per le 871 aree protette ma anche per i siti d’interesse comunitario e i siti speciali, dove nel Bel Paese si trovano “metà delle specie vegetali e circa 1/3 di tutte le specie animali presenti in Europa”. Il Paesaggio (Codice dei Beni Culturali) è formato da elementi a carattere naturalistico (es. ghiacciai, mari) e le aree protette arginano anche il consumo del suolo, dove i Parchi hanno contribuito a ciò in base alla loro organizzazione. La strategia UE ha come obiettivo il 30% di tutela naturalistica tramite i Parchi. L’interconnessione tra natura e cultura (azione dell’uomo sulla natura) trova un’applicazione nel paesaggio, elemento di sintesi (il valore dell’Appia è un esempio). Negli anni ’20 s’individuò il “cuneo verde” (storia dell’urbanistica moderna) e oggi la legge sui Parchi stabilisce di promuovere, tutelare, conservare e informare scientificamente, il cui strumento di tutela è il vincolo. Fatto riferimento alla candidatura all’UNESCO della Via Appia Antica (sono cinquantanove i siti UNESCO in Italia), la Via fu costruita nel 312 a.C. da Appio Claudio e fu la prima strada progettata per collegare territori. Ricca d’infrastrutture (es. poste di sosta), prima di essa vi erano i sentieri e, nel corso del tempo, la Via Appia è stata oggetto di artisti che hanno scritto e l’hanno rappresentata nel corso dei secoli. Tanti i soggetti coinvolti (es. quattro Regioni, Università, il Comitato scientifico, il Ministero, etc.) per la valorizzazione di circa 900 km di questa strada antica, quasi del tutto conosciuta, tra Lazio, Campania, Basilicata e Puglia, dove la prospezione geofisica della “Regina Viarum” ha visto l’utilizzo anche di droni. Inoltre, sono stati scoperti in zona Capua, Altamura, etc. dei tratti nuovi della Via. Salvaguardare significa “gestire bene” e presentare quindi il piano di gestione partecipato all’UNESCO (compromesso tra salvaguardia e tutela e lo sviluppo socio ed economico del patrimonio UNESCO), dove un esempio di contesto è la Lanuvio Ellenistica dal 331 a.C. al 31 a.C. (l’ellenismo è considerato il rinascimento dell’epoca), nel cui tempio di Giunone Sospita sono state rinvenute sculture di natura Ellenistica il cui gruppo scultoreo è attribuito a soggetti rifacenti ad Alessandro Magno. Si è discusso del concetto di patrimonio geologico (Dichiarazione Internazionale dei diritti della Memoria della Terra), dove le rocce rappresentano la “Memoria della Terra”, quindi si riferiscono all’importanza del patrimonio culturale, i cui siti sono vulnerabili, e conservarli significa metterli in sicurezza ma anche favorire la conoscenza dei luoghi e un esempio è il geoturismo, ossia la valorizzazione e la promozione del territorio in funzione della “fruizione del Patrimonio Geologico” (il Parco ha realizzato la Carta geoturistica per la promozione dei geositi del territorio, dove il geosito è un luogo che costituisce “il patrimonio naturale di un luogo” ed è considerato un “bene culturale a carattere geologico”). Menzionata la proposta della nascita del Cammino dei Castelli Romani, dove ad Ariccia sono presenti culti di ascendenza greca (es. Tempio di Diana), la Locanda Martorelli espressione del Grand Tour, il canale dell’emissario del lago di Nemi (lungo un chilometro e seicento metri e da valorizzare) e nel Parco Chigi di Palazzo Chigi, oggetto dei personaggi del Grand Tour, è presente l’archeologia, la flora e la fauna. In generale, tra gli alberi del Parco dei Castelli troviamo il castagno, il Leccio, la Quercia, il Cerro, la Farnia, il Carpino bianco, l’Orniello, il Carpino Nero; nel sottobosco l’alloro e il pungitopo; nel substrato geologico sono presenti invece rocce piroclastiche; tra i fiori il Narciso, l’Orchidea Macchiata e tra la fauna il Sus Scrofa, il Rospo Smeraldino e la Salamandra dagli Occhiali. Per quanto riguarda la conservazione dei beni culturali, la diagnostica (rilevamenti laser, termografie, etc.) e la sinergia tra le discipline umanistico/scientifica è’ importante per avere una visione completa. Il Primo atto di conservazione dell’opera d’arte si fa risalire al Castiglione (XV sec.); mentre statistica, degrado, disordine, distruzione interagiscono e per Brandi i beni hanno un limite temporale (l’entropia disgrega il materiale) e quindi i beni vanno tutelati al massimo tramite sensibilizzazione degli organi amministrativi e della gente (es. l’uomo genera con il suo corpo calore e ciò comporta un’interazione con il bene culturale). In riferimento all’utilizzo del materiale vulcanico dei Colli Albani fu impiegato come materiale edile a Roma (es. colata di Capo di Bove) e dall’esame del materiale culturale si ricostruisce la provenienza di estrazione dello stesso. Comunque, per identificare i marmi bianchi occorrono più metodologie analitiche e bisogna conoscere l’ambiente in cui sono collocati. La potenzialità inespressa dei luoghi implica la nascita di progetti come un ecomuseo che legittima il centro storico, la periferia, etc. Il termine Museo proviene dalle muse, il primo della storia fu quello di Alessandria, ed esso raccoglie oggetti. Nell’ecomuseo rientrano anche i luoghi e in Italia ce ne sono circa trecento. La Convenzione di Faro riconosce anche il patrimonio immateriale (es. come si fa il pane) e dal 2022 la Costituzione italiana accoglie la tutela degli ecosistemi. Quindi l’essere insieme dà senso ai luoghi: interlocutori per la comunità, narrazione del territorio è un ecomuseo. In riferimento al turismo enogastronomico invece, la geografia dei Castelli Romani implica un unicum geografico realizzato dal Vulcano Laziale. Strabone parla di questi luoghi, ma anche il Grand Tour, la riforma agraria tra fine ‘800 e gli anni cinquanta del secolo successivo li ha migliorati e oggi 1085 aziende agricole sono presenti nei Castelli Romani.

 

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