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IL SALUTO AD ANTONIO SANDRONI NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA SCOMPARSA

IL SALUTO AD ANTONIO SANDRONI NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA SCOMPARSA
Maggio 04
18:37 2024

Nel giardino della mia casa, si sono radunati tanti amici di Tonino, la moglie Maria e il figlio nel primo anniversario della sua scomparsa. Eravamo stati a scuola insieme, alle elementari, ma la vita non ci aveva divisi come accade purtroppo spesso. Siamo cresciuti insieme, vicini fino all’ultimo giorno. Tonino, di Ariccia, è stato alunno, come me e Valerio Valeri (e tanti altri) di Aldo Onorati, quando faceva il maestro. Pure con lui siamo rimasti amici, così come si diviene amici fra padre e figli quando si cresce e il papà invecchia.

Ieri, nel sole già caldo della primavera, ci siamo riuniti in  onore del nostro amico Tonino, ricordando a vicenda fra i presenti non solo le sue qualità intellettuali, ma soprattutto quelle umane. Ha vissuto gli anni della sua malattia con una sorta di virile serenità, sempre preso dai suoi interessi culturali. E dalla sua arte: la pittura. Nella mia stanza di ricreazione ho allestito una picola mostra dei suoi quadri più significativi, e per lui c’è stato un torneo di “calcetto Balilla a coppie”. Poi,  subito dopo   un commovente avvicendamento di discorsi all’impronta: ognuno ha detto qualcosa di inedito sul carattere solidale, brillante, assetato di sapere, del nostro compagno. Il primo a parlare, naturalmente, è stato l’insegnante che tutti ricordiamo con stima e affetto: Aldo Onorati. Ci ha cresciuti per quattro anni (lui era poco più che ventenne) prima di passare alle superiori come professore di Lettere, ed è rimasto però in collegamento affettivo e umano con noi tutti, lui che già in terza elementare ci faceva imparare a memoria terzine di Dante e ci faceva ascoltare Verdi. Aldo – così lo abbiamo sempre chiamato – ha deto testualmente, rivolgendosi a Tonino come se fosse lì presente in mezzo a noi:

“L’intera notte è stata costellata dai ricordi dei tempi di scuola, alternati ai nostri incontri di quando eri un uomo, sempre acuto, colto, cordiale, artista e filosofo insieme. Sono troppo preso dall’emozione, sebbene il tuo addio era – purtroppo – annunciato. Questo stato d’animo non mi permette di esprimere tutto quello che meriti, che sia detto per te, anche se è passato un anno dal tuo congedo da noi. Un baratro di tempo divide quegli anni felici della scuola, pieni di speranza, dal plumbeo momento in cui il futuro è apparso pù breve del passato.

Tu eri portato per il disegno, ma anche per ogni altra materia, per cui il maestro ammirava l’alunno; sì, io ti ammiravo e ti seguivo con affetto e attenzione. Attenzione e affetto che sono cresciuti negli anni, anche se i nostri incontri non erano più quotidiani come nelle aule scolastiche. Hai saputo farti voler bene: lo dimostrano i tuoi compagni di scuola, in primis Umbertino Tirocchi, che ha fatto sempre da raccordo fra me e voi, anche fra me e te quando eri già malato.

Il mio sembra un discorso freddo, ma è bagnato di lacrime. Ti rivedo col grembiulino nero e il fiocco bianco, piccolino, serio, e poi uomo alto, con la barba, sempre cordiale, che dovevo guardare alzando la testa. Credetemi, voi che mi ascoltate: perdere un alunno, per un insegnante è dolore acutissimo: è come se si chiudesse il domani e un coperchio oscuro si stendesse sulle nostre speranze di persone anziane, che hanno cercato di dare agli scolari il senso dell’amore per la vita prima ancora che il sapere dei programmi ministeriali. E  questo ci ha uniti, con te, Tonino caro, e con gli altri amatissimi tuoi compagni che ricordo con intatto affetto, e che abbraccio come ho fatto stasera non più insegnante e alunni, ma amici, uomo tra uomini maturi e saggi. Non ti abbiamo mai detto addio: tu sostenevi – d’accordo coi massimi filosofi – che il tempo è un’illusione. E allora siamo tutti vivi, e parliamo ancora insieme a te delle cose belle ed eterne che la Natura umana infonde nell’animo delle persone sensibili. E tu sei tale. Ti abbraccio, commosso. Il tuo amico e fratello”.

Dunque, il mio amico Tonino Sandroni era un profondo conoscitore dell’Arte. Quando andavo a Roma con lui, era come stare dietro a un professore che spiega la bellezza dei quadri, delle navate dei templi, gli affreschi e le colonne antiche. Poi, tornati ad Ariccia, si mescolava con la gente di ogni estrazione culturale. Anche quando stava male, accompagnava gli anziani a fare la spesa, ad esempio la signora Amalia, e con chiunque si soffermava a parlare di qualsivoglia argomento.

Ieri eravamo in tanti. Se il Paradiso esiste, tu sei là ad ascoltarci; se non esiste, tu vivi nel nostro ricordo.

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