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Maggio 30
15:28 2024

Più di settanta anni fa, De Gasperi affermava “…con il rafforzamento e l’accrescimento di potere delle istituzioni federali, devono procedere i progressi di una mentalità europea. Le istituzioni sopranazionali sarebbero insufficienti e rischierebbero di diventare una palestra di competizioni di interessi particolari, se gli uomini ad esse preposti non si sentissero mandatari di interessi superiori ed europei. Senza la formazione di questa mentalità europea ogni nostra formula rischia di rimanere una vuota astrazione giuridica”.

    Ma come sarà il Parlamento europeo con le prossime elezioni dell’8-9 giugno prossimo? E’ una domanda cui non è facile dare una risposta in quanto nel complesso si presenta una realtà molto frastagliata riguardo i 27 Paesi che vi aderiscono con più o meno entusiasmo: alcuni dei quali, come l’Italia, di lunga tradizione democratica, tra i fondatori dell’Europa, sembra abbiano perso lo spirito e le prospettive dei fondatori (Schumann, De Gasperi, Monnet, Spaak…); altri, come   i Paesi dell’Est, che non hanno vissuto una democrazia ma se la sono ritrovata (più che altro attirati dai caratteri ‘liberistici’  del mercato) dopo la dissolvenza dell’Unione Sovietica, oggi presentano più di qualche nostalgia di regime (v. Orban); infine si trovano quegli Stati(balcanici)  di recente formazione  che non hanno ancora una chiara linea politica e di collocazione democratica. Quello che sembra più evidente è comunque un, nemmeno tanto larvato, clima di egoismo nazionale che caratterizza troppi Paesi, contro accoglienza e solidarietà, ciascuno minacciando una ‘brexit’ locale mediante il ricatto per ottenere la soddisfazione dei propri egoismi (e questo soprattutto tra i Paesi più ricchi!). In quanto al nostro Paese, più che presentare e sostenere un progetto per una comune politica europea elaborando idee per il presente ma soprattutto per l’avvenire, i candidati per lo più si avviluppano in una spirale egocentrica e autoreferenziale cercando di prevalere attraverso scontri e ripicche personali. Non è proprio un incentivo per interessare le giovani generazioni! Tra l’altro, pur essendo in auge da tempo programmi per i giovani (Erasmus, NextGeneration EU, ecc.) non sembra siano stati inseriti giovani candidati nelle liste per le europee e, mentre in altri Paesi potranno votare anche i sedicenni, qui dilaga l’ignoranza politico-sociale (dei ‘vecchi’). Eppure tra i giovani ce ne sono di capaci e…meritevoli. Ma forse non è stato ancora quantificato il ‘merito’ da parte del ministero, già della ‘Pubblica’ Istruzione! I cosiddetti ‘big’ di partito si sfidano a chi possa ottenere qualche voterello in più rispetto all’avversario. Il tutto in una visuale decisamente ‘provincialista’ e priva di una lettura adeguata del futuro.  

    Gli screzi e le ripicche da bambini incorreggibili, che litigano per il giocattolino, hanno ridotto la politica ad una piazza del mercato in cui chi strilla di più, pensa di vendere meglio. In Italia poi c’è l’infinita, quasi quotidiana, campagna elettorale, dove i perenni giochini dei soliti non interessano più il popolo, facendo così crescere l’astensionismo. E’ ridicolo poi gridare alle ‘scadenze ad ‘orologeria’, allorché qualche magistrato scoperchia l’ennesimo scandalo ed arresta (raramente) qualche marpione politico.  Ci si è mai chiesti quando mai un magistrato possa trovare un periodo in cui da noi non ci siano in programma elezioni di tutti i tipi e i gusti?!

     Per queste elezioni europee, molti prevedono un forte astensionismo, perché è difficile per gli elettori capire quali sono i programmi effettivi e con quali donne e uomini veramente capaci dovranno realizzarsi, in quanto tutt’al più si presentano indicazioni vaghe e generiche se non ristrette al ‘particulare’ nazionale (o nazionalista!). Si tenta di esportare solo l’arroganza dei soliti pseudo-leaders, come nei gruppi dello ‘zerovirgola’ degli enfants terribles (Renzi e Calenda), mentre soffia più forte il vento del sovranismo (con Meloni, il putiniano Salvini, il generale frottoliere, e le loro esposizioni ‘letterarie’, et similia) quasi a voler distruggere quel poco di democrazia e partecipazione che ancora sopravvive in Europa.  Il culto della personalità dilaga tra i paggetti della leader di Fratelli d’Italia, che offusca anche il ruolo (peraltro alquanto deprimente) del ministro degli esteri. Il (e non ‘la’ presidente, come vuole essere chiamata), girovaga per il mondo con la complice sponda della Von der Leyen), incontrando chiunque gli possa garantire una visibilità peraltro senza ricavarne evidenti vantaggi per il nostro Paese, anzi. Si pensi a tutti i soldi che promette (e concede) a Paesi, perlomeno ‘chiacchierati’, come la Libia cui offre armamenti e soldi per trattenere o riportare nei lager i migranti, o all’Egitto (ignorando del tutto il caso Regeni) o alla Tunisia che dovrebbe impedire la partenza dei…’clandestini’, mentre le statistiche (che da qualche tempo vengono ignorate) riportano che i flussi non solo continuano, ma sono in maggioranza…’tunisini’, che evidentemente hanno libertà d’imbarco! Aggiungiamo la favola meloniana del ‘piano Mattei’, strombazzato ad ogni apparizione della taumaturgica signora. Il povero Mattei a suo tempo per essersi messo al difuori delle cosiddette sette sorelle americane (detentrici di tutte le quote petrolifere) cadde misteriosamente con il suo aereo! Ma qual era il programma di Mattei? Era quello di estrarre (a favore dell’Italia) petrolio nei Paesi africani e ovviamente offrirne una giusta percentuale anche di ricavi agli stessi Paesi. E mentre la prospettiva di qualche anno fa prevedeva accordi internazionali, in particolare sul clima, con finanziamenti di un certo rilievo, l’attuale prospettiva italiana è solo la riduzione dei finanziamenti ai Paesi centrafricani, nonché l’impiego di fonti energetiche inquinanti oltre che non averli anzitutto interpellati; e non per niente il presidente dell’Unione africana è rimasto alquanto perplesso se non contrario. E che dire di tutti i finanziamenti all’Albania per costruire lager a spese del nostro Paese e con i controlli polizieschi locali sempre pagati dall’Italia? La stessa opinione pubblica albanese è per lo meno sconcertata. Gli affari meloniani sono questi. E scopertisi a corto di moneta, qualcuno dei suoi ha tentato di reintrodurre il ‘redditometro’ (peraltro immediatamente smentito per…non perdere voti!).  In quanto al girovagare della Meloni per il mondo non ne vediamo i vantaggi alla diplomazia italiana e nemmeno a quella europea. La premier oltre che ribadire continuamente che invierà armi all’Ucraina, è stata completamente afona rispetto ad eventuali passi con altri Paesi per far cessare il conflitto e pervenire ad accordi condivisi. Insomma, praticamente è rimasto solo il papa (e la diplomazia vaticana) a volere che cessino le guerre. Infine la Meloni ha voluto cancellare la cosiddetta ‘via della seta’ che pure era un canale privilegiato per i rapporti con la Cina che oggi può essere il paese cui faranno (e fanno) riferimento le diplomazie (e i commerci) internazionali, e – come tutti i commentatori ‘geopolitici’ affermano – come referente in alternativa alla Russia guerrafondaia (che, non potendo attaccare i confini con la Cina di cui teme la reazione, per espandersi in un nuovo progetto ‘imperiale’, ha prima invaso la Cecenia e poi l’Ucraina, nel frattempo si inchina al colosso cinese). D’altro canto il ‘nostro’ ministro degli esteri è ridotto a qualche comparsata. Ripensando a tutti i contatti, gli accordi (e i successi) che avevano i ministri degli esteri degli anni ’70-’80, ecc., ci sarebbe veramente da dire, “aridatece Andreotti”! Puntare infine sul premierato (quando ci sono ben altri problemi urgenti), va nella direzione di scippare ulteriormente la partecipazione democratica e ridurre il parlamento a segretario notarile. E’ sintomatico che la Meloni abbia presentato questa prospettiva addirittura ad un pubblico di cantanti (sì, di cantanti, quali la berlusconiana Zanicchi che si ritrova in tutte le TV rai-berlusconiane, ecc.), i quali ovviamente hanno plaudito a questo disegno. En passant, da notare come tutti i telegiornali oltre al ritrasmettere una certa immagine meloniana, ci presentano solo guerre, delitti, e gossip vari…per la solita ‘distrazione di massa’). E, tuttavia si può prevedere che, stando al Governo ed avendo una più ampia visuale delle realtà e difficoltà dei problemi sociali, potrebbe esserci, sia pur lentamente, dalla destra (dalla Meloni più che dai suoi  imbarazzanti collaboratori) anche un futuro cambio di rotta, un po’ come è avvenuto con i Cinquestelle e Conte, allorché sono arrivati a governare. In quanto all’autonomia differenziata, se la padania non è mai esistita, in seguito potrebbe concretizzarsi!

    Se riandiamo a qualche anno fa, i partiti democratici, a partire dalla DC italiana, erano dentro la grande famiglia del PPE (Partito Popolare Europeo) che sebbene liberal-conservatore si poneva in alternativa all’area socialdemocratica. Negli anni più recenti però la deriva sempre più a destra del PPE ha portato alcuni partiti democratici ad approdare nell’area socialista. E’ indubbio che in questa dicotomia, si accentuano le tendenze ‘estreme’. A destra si accorpano i partiti sovranisti (antiimmigrati, liberistico-capitalisti, costruttori di ‘muri’, ma non di accoglienza…). C’è poi un’area, soprattutto italiana, che pur essendo conservatrice cerca di barcamenarsi (l’ectoplasma ‘Forza Italia’; ‘Noi moderati’, cioè una pattuglia di naufraghi aggrappati ad una zattera (il ‘Noi’ dovrebbe essere più che altro un plurale maiestatis!), ecc. Altri ‘partiti’ minori (vedi ‘Santoro’ ed altri) difficilmente potranno raggiungere il 4%. Il Movimento Cinquestelle di Conte, potrebbe invece reggere all’urto dei maggiori competitori in quanto, liberatosi di alcuni esponenti più ‘scapestrati’, conserva un nucleo sostanzialmente omogeneo di quegli ‘ex giovani’ di qualche anno fa, e forse qualche ulteriore ‘simpatia’, dopo la fuoriuscita dei delusi, anche se con una non precisa collocazione nelle ‘aree’ del Parlamento europeo, (pur se naviga nell’area ‘verde’) e, tra l’altro ha l’età media più bassa tra i candidati. Oggi rappresenta l’incognita maggiore perché potrebbe conquistare i voti degli scontenti e dei disorientati. Si vedrà. A sinistra, per l’Italia, le cose non vanno tanto bene pur essendo la più forte alternativa alla destra. Il PD da alcuni anni, a forza di rincorrere le estreme, le lobbies, o i cosiddetti ‘diritti’ individuali, si è radicalizzato notevolmente perdendo di vista la centralità della persona (e anche della famiglia, a parte i proclami) e allontanando ceti medi e mondo del lavoro (e non parliamo dei giovani).  Se la Schlein non si ‘modera’, a poco potrebbero influire alcune figure di rilievo inserite tra le candidature per l’Europa (si pensi a Marco Tarquinio, già direttore di ‘Avvenire’, e ad altri).  Intanto non resta che auspicare che i candidati per l’Europa, in un futuro prossimo possano essere votati da tutti gli elettori europei, indipendentemente dal paese di provenienza. Nell’ultimo discorso nel dicembre del 2021, poco prima della sua scomparsa e mentre ancora dilagava la pandemia, Davide Sassoli ammoniva: “il dovere delle istituzioni europee è di proteggere i più deboli e non di chiedere altri sacrifici aggiungendo dolore al dolore. Oggi l’Europa con il Piano di ripresa ci dà grandi opportunità di abbandonare l’indifferenza. E’ la nostra sfida, quella di un mondo nuovo, che rispetta le persone, la natura, e crede in una nuova economia basata non solo sul profitto di pochi, ma sul benessere di tutti”.

 

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