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Lo spettacolo plastico “Inferno” tratto dal poema di Dante Alighieri “La Divina Commedia”

Lo spettacolo plastico “Inferno” tratto dal poema di Dante Alighieri “La Divina Commedia”
Aprile 15
12:38 2024

Il Festival RuNoFest, ponte culturale Italia-Russia.
La presentazione delle collezioni dei designer russi ispirate dalle immagini delle fiabe di Alexander Pushkin e dal poema di Dante Alighieri “La Divina Commedia”

Il 5 aprile 2024 è stato costruito un altro ponte culturale tra l’Italia e la Russia presso l’Istituto d’Arte Teatrale intitolato all’Artista Popolare dell’URSS Joseph Kobzon (Rettore – D.V. Tomilin) attraverso la performance plastica “Inferno” basata sul poema di Dante Alighieri “La Divina Commedia”. Così, la grandiosa figura unificante di questo evento significativo divenne ancora una volta il grande pensatore, poeta, filosofo, diplomatico italiano, fondatore della lingua italiana Dante Alighieri, una figura di scala veramente planetaria.

Lo spettacolo di laurea, mostrato dagli studenti del 4° anno del laboratorio di V.V. Tepliakov, ci ha vorticoso, assorbito e trasportato nel misterioso mondo della grande Commedia di Dante. L’epiteto “Divina” fu aggiunto successivamente alla Commedia dallo scrittore e poeta italiano Giovanni Boccaccio (1313-1375) come tributo all’ammirazione per questa creazione immortale. Come raccontare una storia, come trasmettere sentimenti, atmosfere attraverso la danza e i bozzetti plastici, attraverso la musica e la luce. Sembrerebbe che ciò sia impossibile, ma gli studenti dell’Istituto teatrale hanno dimostrato che nulla è impossibile e che possono fare qualsiasi cosa. Creare uno spettacolo è il lavoro di un numero enorme di persone, è un intero processo, un’industria. Ciò include la progettazione delle luci, la selezione dei costumi, il trucco, l’accompagnamento musicale, la coreografia, la scenografia, la produzione del discorso e molto altro. Quando tutti lavorano a pieno regime e mettono tutte le loro conoscenze e competenze nel processo, il risultato è un risultato eccellente. Pertanto, grazie al lavoro così coordinato dell’intero team creativo, il risultato è stato uno spettacolo che non ha lasciato nessuno indifferente e che tutti gli spettatori che hanno avuto la fortuna di entrare in teatro quel giorno hanno guardato con il fiato sospeso.

La Grande Commedia di Dante Alighieri si conclude con le parole: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”. Il sogno del grande italiano era condurre tutti i più svantaggiati alla felicità. Dante ha deciso di farlo con il proprio esempio. Ha portato i suoi eroi e il lettore attraverso tutti i cerchi dell’Inferno, e anche noi, insieme agli attori della commedia di plastica “Inferno”, abbiamo attraversato tutti questi cerchi per trovare alla fine la felicità.

Sul fondo del palco c’è una meravigliosa illustrazione dell’azione che si svolge su di esso. Secondo la “Divina Commedia” di Dante, l’Inferno è un imbuto costituito da 9 cerchi concentrici, rastremati verso il centro, dove Satana stesso langue prigioniero. C’è un cancello sopra l’ingresso di questa dimora della sofferenza. Il testo inciso su di essi non lascia illusioni ai peccatori di mitigare almeno in qualche modo il loro destino: “Niente dura per sempre, ma io sono per sempre. Abbandona la speranza, chiunque venga qui”.

I nomi dei personaggi principali e dei personaggi della commedia sono scritti su entrambi i lati dell’imbuto.

Gli attori, attraverso le arti plastiche, ci raccontano il dramma personale di Dante. Muore la sua amata Beatrice.

Dante si ritrova in una selva oscura.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
 ché la diritta via era smarrita.
(INFERNO Canto 1)

L’attore si rivolge al pubblico nella lingua del grande Dante. Ascoltiamo musica fantastica scritta dai ragazzi appositamente per questa performance. Tutti i musicisti sul palco sono anche gli eroi dello spettacolo.

Vediamo la cupa foresta che Dante associava all’Italia in quel momento. Dante considerava la principale sventura dei suoi contemporanei l’egoismo, l’orgoglio, la tendenza alla violenza e l’eccessivo attaccamento ai piaceri terreni. Tre animali: una pantera, un leone e una lupa, che appaiono davanti a lui, simboleggiano costantemente i vizi umani. Queste tre immagini appaiono davanti a noi, perfettamente trasmesse dagli attori che interpretano questi ruoli.

Così la vita umana, priva di ogni speranza, si trasforma in un vero inferno. Dante ha ripetutamente sottolineato che più il peccato penetra nell’anima umana, più terribile è la punizione che lo attende. Pertanto, nel primo girone dell’Inferno ci sono bambini non battezzati e virtuosi non cristiani, nel secondo – adulteri, nel terzo – golosi, nel quarto – avari e malversatori, nel quinto – persone arrabbiate, nel sesto – eretici , nel settimo – stupratori, nell’ottavo – ingannatori, magnaccia, seduttori, adulatori, sacrilegi, stregoni, corruttori, ipocriti, astuti consiglieri, servitori di dissolutezza, falsari di metalli, persone, denaro e parole, nel nono – tutti traditori guidati da Giuda, Bruto e Cassio.

Il nostro eroe Dante, accompagnato da Virgilio, percorre tutti i gironi dell’Inferno.

E così ci fermiamo alla quinta canzone. “CINQUE”, CINQUE, ci dicono gli attori sia con i gesti che con le espressioni facciali. E noi, insieme a loro, passo dopo passo, gesto dopo gesto, leggiamo il quinto canto.

Il quinto canto della Divina Commedia di Dante è dedicato alla storia d’amore di Paolo e Francesca. Dante incontra due amanti nel secondo girone dell’inferno, dove il vento infernale, “torcendo e torturando”, trasporta incessantemente le anime di coloro che, a quanto pare, hanno seguito la chiamata “Amor, ch’a nullo amato amar perdona…”.

L’altra è colei che s’ancise amorosa,
e ruppe fede al cener di Sicheo;
poi è Cleopatràs lussurïosa.

Elena vedi, per cui tanto reo
tempo si volse, e vedi ‘l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.

Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch’amor di nostra vita dipartille.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte…
(Dante, Inferno, V Canto)

Il quinto canto è il più importante nei pensieri di Dante su ciò che sta alla base della vita umana. Questa è una canzone d’amore.

E così, insieme agli attori, ci immergiamo in questo infernale vortice d’amore.

L’immagine di un vento nero infernale, che getta le anime dei voluttuari ora a destra, ora a sinistra, ora in alto, ora in basso, non è casuale. Secondo Dante la punizione dei peccatori non è una cosa inventata dall’alto. Questo è lo stato in cui una persona si immerge mentre è ancora in vita. Le persone che hanno scambiato la lussuria per amore, passioni alle quali viene sacrificata la Ragione, sono tormentate anche prima della morte dalla sete di piacere, dalla gelosia e dal desiderio di possedere completamente un’altra persona. Non per niente si parla di una tempesta di passioni che non ha mai reso nessuno veramente felice, offrendo un surrogato dell’amore: i piaceri momentanei.

Con quanta vivacità e forza il quinto canto della Divina Commedia è illustrato attraverso l’arte plastica. È impossibile descriverlo. Questo deve essere visto e sentito. L’energia che proviene dagli attori è così potente che lo spettatore è completamente in balia dell’azione stessa. Tutti gli attori recitano in modo così brillante che non puoi fare a meno di vedere le immagini di Dante, Virgilio e Beatrice in ognuno di essi.

Interessanti reperti teatrali ed effetti speciali accompagnano l’intero spettacolo. L’illuminazione cambia. Dai cupi toni scuri, ai lampi luminosi del rosso, del verde, al bianco accecante. L’accompagnamento musicale è così armonioso che l’effetto della performance aumenta più volte.

Ci ritroviamo insieme agli attori come in uno spazio di specchi, ci ritroviamo soli con il nostro riflesso, con i nostri pensieri e sentimenti. Qui tutti possono chiedersi cosa significhi perdere la luce principale della vita, essere lasciati soli, trovarsi in costante paura e oblio.

Musica e proiezione, luce e coreografia, il lavoro dei ballerini e il pensiero dello spettatore, intrecciati in un tutt’uno, formano un mondo astratto che immerge una persona nella meditazione.

Intanto il cammino di Dante e Virgilio volge al termine. I nostri eroi si bloccano e ci ritroviamo nel nono e ultimo girone dell’Inferno. Dante percorse tutti i gironi dell’Inferno alla ricerca della sua amata Beatrice.

Ed ecco il finale inaspettato! L’amore può conquistare tutto, superare tutti gli ostacoli, purché sia un sentimento reale.

Il vero Amore, accompagnato dal desiderio di possedere il Bello, unito alla Ragione, permette a una persona di vedere nelle persone, nelle cose, nei fenomeni il loro vero scopo, il loro valore più alto, questo è esattamente ciò che ci ha detto il grande Dante.

Il vero Amore non priva della Ragione, non porta al tradimento e non priva della libertà.

La libertà, che Dante apprezzò sopra ogni cosa per tutta la sua vita. Non è un caso che queste parole della “Divina Commedia” di Dante nella traduzione di Lozinsky siano scolpite sul monumento a Dante Alighieri, che è eretto a Mosca nel Giardino dell’Ermitage:

“libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta…”.

Allora Dante e Beatrice sono di nuovo liberi e felici! Riescono a fuggire dall’Inferno e tornano tra le persone, dopo aver attraversato tutti i cerchi dell’Inferno! Dopotutto, è “l’amor che move il sole e l’altre stelle”..

Tutto è soggetto al vero amore. Anche se attraversi tutti i nove gironi dell’Inferno, non morirai, ma risorgerai davvero di nuovo.

Grazie mille per una performance così potente, per l’esplosione di energia, per la tempesta di sentimenti che questa performance, ne siamo sicuri, ha evocato in ognuno di noi!

Vorrei augurare a tutti gli attori ulteriore successo creativo e una lunga e brillante vita professionale in teatro!

Al termine dello spettacolo, la Società “Amicizia Italia-Russia” (Presidente Spirova Ekaterina), il Comitato di Mosca della Società Dante Alighieri (Presidente Nikishkina Nataliya) con grande piacere hanno premiato il Rettore dell’Istituto D.V. Tomilin con una speciale Medaglia disegnata nella linea della diplomazia pubblica Italia-Russia. Un premio speciale è stato consegnato anche al direttore del corso, Vladimir Demidov. Abbiamo notato in particolare il regista dello spettacolo, Pavel Golubev, e la coreografa e regista, Klavdiya Makarova.

Tutti gli attori e i musicisti coinvolti nello spettacolo hanno ricevuto medaglie e lettere di ringraziamento.

Oggi siamo tutti diplomatici dei popoli, poiché svolgiamo le nostre attività nel quadro di progetti e programmi culturali ed educativi. I diplomatici popolari aiutano a migliorare le relazioni tra stati e popoli e aiutano a stabilire contatti tra le persone.

La “diplomazia pubblica” promuove la ricerca di modi non violenti per risolvere i conflitti interstatali e internazionali. Le capacità del “soft power” rispondono al meglio alle sfide che il nostro Paese deve affrontare oggi. Non dovrebbe solo contribuire a rafforzare la simpatia per il nostro Paese, ma anche contribuire all’attuazione di specifici interessi statali.

Ancora una volta esprimiamo la nostra sincera gratitudine all’intero Istituto per il contributo apportato al rafforzamento dell’amicizia tra Russia e Italia!

Non è un caso che la proiezione dello spettacolo di diploma “Inferno” sia coincisa con la celebrazione della festa nazionale italiana, il Dante Alighieri Day, che ogni anno viene celebrato da tutti i 500 comitati della Società Dante Alighieri nel mondo il 25 marzo e tiene diverse convegni, incontri, letture dantesche, allestimento e rappresentazione di nuovi spettacoli. Di questa meravigliosa rappresentazione racconteremo sicuramente a tutti coloro che ricordano il nome del grande poeta italiano.

E ci stiamo gradualmente muovendo verso nuovi giorni significativi nella vita dell’Italia e della Russia – verso l’anniversario del compleanno del nostro grande poeta Alexander Pushkin (6 giugno 1799, Mosca, Impero russo – 10 febbraio 1837, San Pietroburgo) e al compleanno del grande poeta italiano Dante Alighieri (maggio 1265, Firenze, Repubblica Fiorentina 14 settembre 1321, Ravenna). I compleanni di questi grandi geni praticamente coincidono.

Del resto non si sa per certo in quale giorno esatto nacque Dante Alighieri. Si sa solo che fu a fine maggio – inizio giugno.

E il 6 aprile 2024, nel centro di Mosca, nel palazzo Morozov, si è svolto il quarto festival internazionale “RUNOFEST”.

Le rune sono la scrittura degli antichi tedeschi, usata dal I al XII secolo in Danimarca, Svezia, Norvegia e poi in Islanda e Groenlandia. Hanno una forma angolare specifica, adattata per intagliare e, di conseguenza, sono stati scolpiti su qualsiasi cosa: pietra, legno, metallo e quindi sono ben conservati fino ad oggi. In tutta Europa, ma soprattutto in Svezia, sono state rinvenute circa cinquemila iscrizioni runiche. Ma, con l’avvento del cristianesimo, le rune iniziarono ad essere utilizzate nell’esoterismo. Ora, con l’aiuto delle rune, eseguono tutti i tipi di rituali, attirano amore e denaro e predicono anche il futuro. A proposito, la parola “rune” è tradotta come “segreto”, il che di per sé è già interessante. Nell’ambito di questo magico Festival sono state presentate collezioni uniche di abbigliamento e accessori dei nostri designer russi. E i nomi di Pushkin e Dante sono sempre magici e misteriosi. Non a caso alcune delle collezioni dei nostri artisti sono state create basandosi sulle fiabe di Alexander Pushkin e sulla grande “Divina Commedia” di Dante Alighieri.

Il tema russo si riflette nel lavoro di numerosi designer che hanno presentato le loro collezioni al festival. È bello che questo argomento occupi un posto speciale per molti designer, non importa se si tratta di sviluppare una collezione di abiti moderni o di creare costumi di scena – immagini.

Rivolgersi alle radici, preservare le tradizioni, orgoglio per il ricco patrimonio del costume nazionale e ravvivare l’interesse per tutto ciò che è russo: questo è il significato che hanno messo nella creazione delle loro collezioni. E ora appaiono davanti a noi diversi personaggi, come se fossero usciti dalle pagine delle fiabe di Pushkin. “La storia della principessa morta e dei sette cavalieri” e le parole familiari a tutti fin dall’infanzia.

E i personaggi di questa fiaba, la “vecchia” in costume russo e la bella principessa, passano davanti al pubblico, e ci sono anche delle mele! E il designer, insieme alle sue immagini, ci conduce sempre più lontano e ricordiamo le nostre fiabe preferite di Pushkin: La storia del galletto d’oro; La fiaba “Lo sposo”; La fiaba sullo zar Saltan; La storia di un pescatore e di un pesce…

Lo spettacolo successivo e le immagini della “Divina Commedia” di Dante Alighieri balenano involontariamente davanti a noi. Collezione della stilista Marina Petrovskaya. Marina Petrovskaya valorizza la libertà di espressione attraverso la creatività e l’improvvisazione. Seguiamo attentamente l’azione che si svolge sul palco e ricordiamo le parole della “Divina Commedia” di Dante Alighieri:

sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle

l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.

Lo spettacolo successivo e le immagini della “Divina Commedia” di Dante Alighieri balenano involontariamente davanti a noi. Collezione della stilista Marina Petrovskaya. Marina Petrovskaya valorizza la libertà di espressione attraverso la creatività e l’improvvisazione. Seguiamo attentamente l’azione che si svolge sul palco e ricordiamo le parole della “Divina Commedia” di Dante Alighieri:

Nella collezione dei designer russi si possono certamente discernere le immagini dell’amata di Dante, la bella Beatrice:

sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
(«Divina commedia”, Dante Alighieri)

E ovviamente, nell’anno del centenario di Mosfilm, non è un caso che la designer Larisa Solnechnaya si sia concentrata sul tema “CINEMA”. Il cinema collega tutti i paesi del mondo. Attraverso il cinema conosciamo la vita di altre persone, paesi, mondi, galassie e ci immergiamo nel suo mondo magico. Grandi attori e attrici del cinema mondiale in bianco e nero sono rappresentati nella collezione di questo designer. E ricordiamo con piacere le nostre star del cinema preferite. Il cinema russo, italiano, norvegese, tedesco, francese, indiano… è un patrimonio mondiale. Al termine del Festival, dalla Società “Amicizia Italia-Russia”, la Presidente

Ekaterina Spirova, dal Comitato di Mosca della Società Dante Alighieri, la Presidente Nataliya Nikishkina, con grande piacere, hanno premiato l’organizzatore, direttore e conduttore del festival Runofest, Elios Regul con una medaglia della diplomazia pubblica Italia-Russia. Un premio speciale è stato assegnato anche alla designer Larissa Solnechnaya.

Autori dell’articolo:

Natalia Nikishkina – Presidente del Comitato di Mosca della Società Dante Alighieri
Spirova Ekaterina – Presidente della Società Internazionale “Amicizia. Italia- Russia”

Monumento a Pushkin a Roma e monumento a Dante a Mosca

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1 Commento

  1. Luigi Pomo
    Luigi Pomo Aprile 16, 10:53

    Iniziativa pregevolissima, dal contenuto altamente culturale. Se si potessero creare solo relazioni di questo tipo tra i popoli, non ci sarebbero incomprensioni o dispute, ma semplicemente la reciproca voglia di arricchirsi nell’anima.
    Grazie mille

    Reply to this comment

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