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#Nonleggeteilibri – Con Riccardino, Andrea Camilleri al cubo!

#Nonleggeteilibri – Con Riccardino, Andrea Camilleri al cubo!
Agosto 10
15:32 2020

«Non leggete i libri fateveli raccontare» (Luciano Bianciardi)

(Serena Grizi) Riccardino di Andrea Camilleri, Sellerio 2020 € 15,00 isbn 9788838940750 e-book € 9,99. Disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR www.consorziosbcr.net

Sarebbe meglio evitarla come conclusione e perciò la scriviamo al principio, ma è alquanto chiaro che Andrea Camilleri, scomparso poco più d’un anno fa, con il suo ultimo romanzo lascia ai lettori passati presenti e futuri il proprio testamento morale. Camilleri ci ha sempre sorpreso, attraverso la sua scrittura e le sue ‘familiari’ apparizioni: col suo essere un uomo perbene capace, però di pensarsela molto male, ovvero di saper vedere con scaltrezza il mondo così com’è senza ipocrisia. Con Riccardino, oltre l’indagine, l’ennesima, che dovrebbe risolversi come una semplice storia di ‘corna’ (e così non è), Camilleri si (ci) dice molte cose: deluso di come lo stato, oggi, combatte la mafia, forse con meno attenzione e impegno di ieri; deluso da come certi vizi della politica non cambino mai; di come certa Italia non cambi mai. E prosegue a raccontare. Forse la scrittura è stata una delle poche cose che non l’ha mai deluso, anzi, l’ha molto divertito. In Riccardino inscena, fra l’altro, un meta romanzo, dove l’autore Camilleri chiama il Montalbano letterario a tutte le ore del giorno e della notte per chiedergli di ‘ravvedersi’ sulla conduzione dell’indagine, e Montalbano letterario se la prende col Montalbano televisivo: molto più famoso di lui e con dieci anni di meno «il cornuto». Quello che lo scrittore lascia ai lettori, in questo mirabile saluto, è anche la traccia del metodo di scrittura, quello con cui ha costruito la fortuna letteraria di Montalbano (la conduzione ‘alternata’ fra la fantasia dello scrittore e l’imporsi dei personaggi e delle storie con le loro intrinseche personalità e necessità), ed anche un certo modo ‘fondamentale’ di intendere la vita che stavolta, più che in altri lavori, sta tutto dentro la dialettica con i personaggi.

Nella sua ultima avventura Montalbano si sciala diversi buoni piatti cucinati da Adelina, come al solito, ma va anche a pranzo da Enzo; litiga con Livia, tipico; beve ‘cicaronate di caffè sulla verandina (luogo prediletto dove ‘se la pensa’, come sempre). Manca il sesso, anche se componente di striscio della serie, e non compare accanto a lui Mimì Augello, questa una delle assenze più strane… L’umorismo, invece è alle stelle e la signora Macca, chiaromante, e il suo ‘cavaliere’, assieme al quartiere da loro abitato e a certe altre coincidenze del caso, resteranno nella nostra memoria di lettori, così come quando ‘strammammo’ e ridemmo parecchio davanti alle epistole demenzial-burocratiche de La concessione del telefono. Loro sembrano usciti da un cunto (una fiaba), ma stanno lì, vivi come se potessimo vederli, dietro la tapparella della finestra della loro stanza da letto.

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