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Altre possibili armi nella battaglia contro i tumori

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Altre possibili armi nella battaglia contro i tumori

Altre possibili armi nella battaglia contro i tumori
Marzo 09
10:08 2015

Vladimir Khavinson illustra le sue ricercheSi è svolta nel pomeriggio dell’8 marzo scorso presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati la ‘Terza Giornata internazionale di sensibilizzazione e prevenzione del cancro ovarico’, patrocinata dalle massime istituzioni pubbliche italiane, tra le quali la Presidenza della Repubblica e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La coincidenza con la celebrazione della Giornata internazionale della donna non è stata causale, in quanto l’evento è stato organizzato da una fondazione, l’AISPPD (Associazione internazionale di sensibilizzazione e prevenzione delle patologie della donna), che opera per favorire una maggiore consapevolezza pubblica in merito alle patologie tipicamente femminili. In sostanza, precedute e seguite da canti e da un concerto della corale polifonica S. Gregorio Magno di Monte Porzio Catone, si sono succedute due interessanti relazioni scientifiche tenute da Vladimir Khavinson e Svetlana Trofimova, rispettivamente Presidente e Vicepresidente dell’Istituto medico di bioregolazione e gerontologia di San Pietroburgo, i quali hanno riferito gli esiti dei loro studi, di base e clinici, sul trattamento con oligopeptidi.

Tra il pubblico, al centro il sindaco Alessandro Spalletta e, a destra, Elisabetta Bernardini

Con il termine generico di ‘oligopeptidi’ vengono denominate le molecole di piccole dimensioni formate da pochi aminoacidi, che si creano in seguito alla frammentazione delle ben più lunghe catene aminoacidiche che costituiscono le proteine. In un’intervista concessa in esclusiva a ‘Controluce’, il professor Khavinson ha spiegato di aver iniziato a studiare questi oligopeptidi – e in particolare i tri- e i tetra-peptidi, quelli formati da 3 o 4 aminoacidi – all’epoca in cui lavorava come medico per l’esercito dell’Unione Sovietica, ove era uso somministrare queste sostanze ai militari in quanto si era riscontrato che avevano un marcato effetto rinvigorente: sembravano aumentare le energie fisiche e favorire una certa immunità ai disturbi di salute. Nel corso del tempo gli esperimenti sugli animali (dai più ‘elementari’, come i moscerini della frutta, a quelli più vicini all’uomo, come le scimmie) hanno indicato che quei piccoli peptidi, oltre a effetti specifici sul sistema immunitario e quello ormonale, svolgevano un’attività di regolazione a livello del DNA, con effetti diversi a seconda della composizione delle specifiche molecole utilizzate. Poi, quasi occasionalmente, si è osservato che al passare del tempo, gli animali ‘di controllo’ degli esperimenti, ovvero quelli non sottoposti a trattamento con i peptidi, invecchiavano e morivano secondo le modalità tipiche della loro specie, mentre quelli che erano stati trattati con le molecole oligopeptidiche mostravano una maggiore vitalità e un ciclo di vita più lungo: in altri termini, morivano più tardi.
Khavinson-Figura-1I dati del grafico in Figura 1 illustrano chiaramente questo effetto, dimostrando aumenti di vita media oscillanti tra il 25 e il 38%.
Un altro effetto dimostratosi negli animali di laboratorio molto evidente (statisticamente significativo, dicono i ricercatori, cioè non casuale ma legato proprio alle sostanze utilizzate) è stato quello sui tumori.
Khavinson-Figura-2Come illustrato nella Figura 2, con preparazioni peptidiche derivate dall’epifisi, o ghiandola pineale, si ha una marcata riduzione nello sviluppo dei tumori di qualunque origine, spontanei o indotti sperimentalmente. Ragion per cui si è tentativamente iniziata un’indagine per comprendere le proprietà preventive di questi preparati nei confronti di vari tipi di cancro.
Al progredire delle indagini è stata definita la specificità di vari oligopeptidi, riscontrando ad esempio che quello formato dai quattro aminoacidi alanina, acido glutammico, acido aspartico, glicina, legandosi in certi particolari punti dell’elica del DNA agisce in maniera ‘mirata’ sopprimendo o riducendo l’attività di geni responsabili del tumore al seno. Altri peptidi in animali da esperimento hanno ridotto gli effetti dannosi sui feti di particolari malattie materne; altri ancora hanno favorito la riformazione della retina dopo degenerazione, e così via.
Ovviamente, afferma Khavinson, non si tratta di aver trovato un rimedio universale, ugualmente benefico su tutti e per ogni situazione patologica. L’uso in termini preventivi di questi piccoli peptidi, tuttavia, ha dimostrato di avere prospettive benefiche sia nel contrastare il processo dell’invecchiamento, promettendo un sensibile allungamento della vita (in certi animali, anche del 30-40%), sia nel ridurre l’incidenza e lo sviluppo di numerose forme tumorali.
È proprio su quest’ultimo punto che si chiude il cerchio del rapporto con l’evento culturale realizzatosi a Frascati, mirato a diffondere nel pubblico informazioni che possano rivelarsi utili – afferma Elisabetta Bernardini, Presidente dell’AISPPD – per gestire consapevolmente la propria battaglia contro i tumori, patologie oggi non più invincibili com’erano un tempo, che richiedono tuttavia il massimo impegno e ogni sforzo possibile da parte di ognuno.

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