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Bruno de Finetti e Luigi Moretti – 4

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Bruno de Finetti e Luigi Moretti – 4

Agosto 01
02:00 2008

Sia Moretti sia de Finetti ebbero per il cinema un particolare interesse. Moretti produsse con C.Conrad un film biografico su Michelangelo Buonarroti che ricevette alla Biennale di Venezia il premio Film d’Arte; de Finetti, su sollecitazione di Silvio Stampacchia, a quel tempo presidente dell’Unione Matematica Italiana, s’interessò alla realizzazione di documentari di didattica della matematica, per alcuni dei quali scrisse la sceneggiatura (Galileo batte Simplicio: i frutti dopo tre secoli e Le medie: Saperne usare bene). Fece anche parte della commissione per l’assegnazione di premi ai migliori documentari.
Al di là delle analogie sin qui evidenziate, della straordinaria capacità lavorativa, della molteplicità di interessi per campi non strettamente legati ai rispettivi impegni professionali e del loro sodalizio nell’IRMOU, è indubbio che tra de Finetti e Moretti rimase viva, anche dopo la sua chiusura, la considerazione e la stima, che in più occasioni Moretti, da quel gran mecenate che era, volle esprimere anche disegnando e regalando all’amico un cancello per la sua casa di campagna.
Dopo essersi trovati casualmente nelle pagine di Quadrivio si ritrovarono anni dopo anche su quelle di Civiltà delle Macchine, rivista di cultura contemporanea diretta prima da Leonardo Sinisgalli e successivamente da Francesco D’Arcais dove sin dal 1953 de Finetti pubblica diversi articoli. Partecipa pure a due tavole rotonde organizzate dalla rivista di D’Arcais: la prima nel 1956 su Forme estetiche e leggi fisiche con Gillo Dorfles e Pier Luigi Nervi, l’altra sul Futuro che si tenne nell’aprile del 1968 a bordo della Cristoforo Colombo in navigazione da Napoli a Venezia con sosta ad Atene, in quello che fu per la motonave anche il suo ultimo viaggio che si concluse a Trieste. Vi parteciparono una ventina di docenti, studiosi di diverse discipline con la più vasta gamma possibile di specializzazioni. Vi avrebbe dovuto partecipare anche Luigi Moretti ma gravi motivi di salute glielo impedirono. Moretti parteciperà invece nel 1972 a quella su Tecnologia e problema ecologico, alla quale parteciparono anche Virginio Bettini, Siro Lombardini e Pietro Prini. Dall’interessantissimo dibattito che ne scaturì riporto alcuni passi relativi all’intervento di Moretti:
“L’autentico umanesimo nella civiltà antica nel suo rinascere fu appunto sintesi e coscienza integrale del pensiero astratto, dell’empiria, della fantasia nelle catene logiche o illogiche che li attuavano, per questo l’umanesimo nel mondo moderno è Bacone, Alberti, Vinci, Galileo e ultimo e splendido Leibniz.[…] È con l’Illuminismo che è entrata una razionalità sommaria approssimata, la produzione del pensiero algoritmico come qualcosa di assolutamente proprio, accettabile, anzi doveroso e caratteristico dell’uomo.[…]Tutta la situazione critica del mondo attuale, dall’ecologia all’etica, all’economia, alla politica, alla religione e alla spiritualità, è il portato di due errori che dall’Illuminismo hanno preso l’avvio e che poi si sono estesi, direi perfezionati, divenuti unanime logica utens (e quindi leggi) conformanti il nostro pensiero attuale. Precisamente:
1) la logica degli sviluppi algoritmici senza limiti;
2) questa logica valida quali che siano le dimensioni del campo empirico sul quale opera.
Le tecnologie producono meccanismi espressioni di particolari catene logiche, dipendenti o suscitate da altre catene logiche. […] Tutti avvertono oramai che non si può proseguire con esse all’infinito.
Ciò è evidente; nelle catene logiche, nelle leggi dello sviluppo tecnologico c’è necessità di un limite.[…]
Si avverte come sia necessario individuare la legge d’arresto, la legge dei limiti delle leggi di sviluppo. C’è un punto asintotico per ogni tecnologia oltre il quale è vano, è folle procedere.
Il limite di una tecnologia è sempre insito in essa; equivale alla sua morte e la morte è un momento inscindibile del processo vitale in ogni organismo e questi limiti dello sviluppo illimitato, di cui avvertiamo la quasi immediata virulenza distruttiva sono dimostrabili, determinabili nell’ambito del secondo errore in cui oggi cadiamo, e del quale ho già accennato: noi prendiamo la logica e i suoi sviluppi algoritmici come validi quali che siano le dimensioni del campo empirico sul quale operano. Ciò è falso: le strutture logiche NON valgono per ogni dimensione del campo sul quale incidono.Quando preparavo la Mostra dell’architettura parametrica, che aveva come sottofondo conduttore questa affermazione, il prof. De Finetti, uno degli intelletti più acuti del mondo d’oggi, mi suggerì come slogan e introduzione un passo stupendo di Galileo, che approssimativamente dice: se tu vorrai fare un animale cinquanta volte più grande non dovrai ingrandire cinquanta volte le ossa e le strutture, ma dovrai mutare materiale e studiare un’altra casa (struttura) completamente diversa, altrimenti farai un mostro di fantasia come ci presenta il nostro amico Ariosto… Ora, nel mondo attuale, le dimensioni sono enormemente mutate;[…]E noi, con il nostro cervello seguitiamo a adoperare concetti e logica, nella vita empirica della nostra globale comunità, vecchi di settanta e più anni, per non dire di secoli, salvo rare eccezioni.[…]E la dimensione eccezionale del nostro mondo empirico non deve portare a una formazione della conoscenza (del pensiero) del tutto nuova? Come possiamo avere catene logiche che concludano con certezze come un buon antico sillogismo? Saranno, come sappiamo, conclusioni soltanto probabili e conseguenti situazioni statisticamente verificabili. Questo concetto di verità secondo probabilità e statistica sta, da tempo, entrando nel vivo di ogni battito del nostro pensiero.”.
Credo bastino queste righe a far comprendere quanta coincidenza vi fosse nel loro modo di vedere e di approcciare i problemi del mondo, pur provenendo da studi e occupazioni diverse ed è indubbio che de Finetti, che già due anni prima aveva perso il suo grande amico Leonard Jimmy Savage, colui che aveva contribuito a diffondere le sue idee scientifiche nel mondo anglosassone, con la morte di Moretti avvenuta nel 1973 perse un altro suo grande estimatore. [Fine]

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