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Il pentito Gaspare Spatuzza parla al processo sulla trattativa Stato-mafia

Il pentito Gaspare Spatuzza parla al processo sulla trattativa Stato-mafia
Maggio 25
13:59 2014

Via D'Amelio, 19 luglio 1992Nel marzo scorso nell’aula bunker di Rebibbia a Roma è stato interrogato il pentito Gaspare Spatuzza, nell’ambito del processo sulla “Trattativa Stato-mafia”, e sono emersi altri capitoli interessanti della stagione delle stragi mafiose. Infatti Spatuzza ha rivelato che nel periodo delle stragi 1992-93 inviò lettere di minaccia, firmate Falange Armata, al Corriere della Sera. Ricordiamo che fu il suo capo, il boss di Brancaccio Filippo Graviano, a parlargli del contesto dialogante tra lo Stato e la mafia, in realtà non usando mai il termine “trattativa” bensì l’espressione «una cosa in piedi con quello di Canale 5 e con il paesano nostro, i quali ci hanno messo il Paese nelle mani». Il paesano sarebbe stato il senatore Marcello Dell’Utri.

L’occasione per parlare della cosiddetta trattativa tra Graviano e le istituzioni dello Stato fu l’incontro avvenuto il 22 gennaio 1994 tra il boss di Brancaccio e il picciotto Spatuzza al bar Doney in via Veneto a Roma, a conclusione degli attentati ai magistrati Falcone prima, e Borsellino poi. In tale occasione Graviano ordinò a Spatuzza l’attentato allo stadio Olimpico a Roma, poi fallito perché il telecomando nelle mani del fratello del boss Giuseppe Graviano si era inceppato. Questo spiega perché non esplose in aria la Lancia Thema, carica di «bombe prese in profondità dai pescatori siciliani» (bombe risalenti alla seconda guerra mondiale) e consegnate a Cosa Nostra.
Ha detto Spatuzza che «il personaggio menzionato al bar Doney» cioè “quello di Canale 5” «me lo ritrovai poi capo del Governo». Da questa circostanza la sua collaborazione, iniziata nel 2008, divenne – a suo dire – tormentata, arrivando ad accusare l’allora sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, che presiedeva la Commissione antimafia, di «aver ostacolato il suo contributo di verità» sulle stragi mafiose.
Nel 2008 quando iniziò a collaborare con i magistrati c’era il governo Prodi, e le procure di Palermo e Caltanissetta avevano dato parere favorevole alla sua ammissione al programma di protezione. Ma dopo poche settimane, chiarisce Spatuzza, «mi ritrovai Berlusconi presidente del Consiglio e le mie preoccupazioni aumentarono». Già nel 1997, comunque, quando Spatuzza non era ancora pentito, durante un colloquio investigativo mise in guardia il procuratore nazionale Vigna e il sostituto procuratore Pietro Grasso sui pericoli delle presunte collusioni tra Berlusconi e Cosa Nostra, dicendo «fate attenzione a Milano 2». Perché? «Intendevo dare un’indicazione soft, proprio perché sapevo quello che mi era stato detto al bar Doney».
Oggi spiega: «A quel tempo (nel 1997) la mia non era una collaborazione. Avevo solo mostrato disponibilità, perché dentro di me mi ero ravveduto». Poi nel 1998, in un altro colloquio investigativo, mentre spiegava i dettagli dell’attentato al magistrato Borsellino, Spatuzza arrivò a mettere in crisi la ricostruzione del falso pentito Vincenzo Scarantino, sulla quale si fondavano le sentenze di condanna di due processi. Oggi Spatuzza racconta pure della presenza di persone estranee alla mafia nella preparazione degli attentati. Ad esempio, nel garage dove aveva portato la 126 da imbottire di esplosivo Semptex, per l’attentato contro Borsellino, trovò ad attenderlo un uomo sui 50 anni mai visto, forse un uomo dei servizi segreti.
Anche prima, nell’attentato contro il magistrato Falcone, racconta il pentito, c’era un’altra persona estranea alle famiglie mafiose siciliane, un uomo conoscitore di esplosivi che procurò i telecomandi. Il nome è Pietro Rampulla, in ottimi rapporti con il boss Nitto Santapaola. Si trattava senz’altro, spiega, di un uomo legato agli ambienti militari perché sfruttò una tecnica conosciuta solo in quegli ambienti: quella della maggiore potenza data dall’utilizzo della carica cava, cioè l’esplosivo messo sotto il livello della strada.
Altro personaggio di cui fa il nome Spatuzza è l’avvocato Pio Cattafi, poi arrestato per mafia. Sia Rampulla che Cattafi negli anni Settanta facevano parte dell’estrema destra e furono fermati in occasione di scontri con studenti di sinistra.

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