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La Lanciotti non ha paura di volare

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La Lanciotti non ha paura di volare

La Lanciotti non ha paura di volare
07 Dicembre
15:18 2009

Questa-terraOrmai Maria Lanciotti è un’icona, un segno puramente connotativo, che evoca immediatamente i valori della spiritualità e dell’elevazione dalle miserie umane. Sono anni che la poetessa Maria Lanciotti guarda nel cuore del suo prossimo, uomini e donne, anziani e della mezza età, giovani, adolescenti e bambini: li osserva, li analizza con vista acuta, capace di cogliere ciò che nasconde e al di là degli stereotipi. E mentre i suoi versi svelano e gettano luce, è come se l’ombra scendesse un poco alla volta su persone e paesaggi: lampi, rose, rondini. Ci sono paura, solitudini, follia, desiderio d’amore al centro della sua ultima raccolta “Questa terra che bestemmia amore” (EdiLet 2009, prefazione di Michele Tortorici). A calamitare la mia attenzione su questo snello libro di poesie, costringendomi a leggerlo tutto d’un fiato, è una nuova voce e del tutto originale che non vuole rassicurare, mediare, persuadere, ma che ci seduce con una lingua che trafigge per meglio spaesarci, facendoci scivolare, senza quasi rendercene consapevoli, dalla superficie visibile e rassicurante di una normalità condivisa alle regioni imprevedibili e sotterranee dell’anima. Scrivere per Maria Lanciotti è un balsamo contro la sofferenza. Ci dice che soffriamo soltanto quando abbiamo amato, e amiamo quando c’è la possibilità di soffrire. E tuttavia ci fa sapere anche che vivendo impariamo il non attaccamento, perché ogni cosa passa, fluisce, elude la nostra presa. Siamo persone che fanno presa e che devono capire il non attaccamento, amanti che devono capire il modo di lasciar andare, e afflitti che devono capire la profonda gioia che soggiace a ogni dolore. E così la Lanciotti ci dice che cerchiamo di porre rimedio al dolore rintuzzandolo, ben consapevoli che le pezze nascondono a stento le nostre ferite. Le stesse ferite sono preziose, è un dolore che porta alla cicatrizzazione. Flaubert diceva che lo scrittore non sceglie la propria materia. Ma si sottometta a essa. L’espressione artistica di Maria Lanciotti ha origine da migliaia di abbandoni incise nei suoi versi. Quando la parola è scritta o detta da un poeta, la parola acquista nuova forza, nuovi significati. Può sembrare banale dirlo, ma sta in questo il segreto del successo di Maria Lanciotti. È nel suo terrestre, sanguigno stile che fa di un oggetto qualsiasi, di un frutto qualsiasi, un miracolo appena realizzato. È diventata una splendida manipolatrice di destini, a conoscenza di segreti inaccessibili. Tra i quali, forse, c’è che l’amore non porta la felicità; che la vita è spietata ma anche prodiga di atti di riconciliazione. E le nostre storie, i racconti che costruiamo intorno a noi stessi ci sono necessari come l’acqua, l’ossigeno. Non soltanto perché Maria ci dice che costituiscono la nostra memoria, ma perché sono il mezzo che abbiamo scelto per rendere il nostro cammino sopportabile. Maria Lanciotti attraverso i suoi versi continua a raccontare la nostra memoria, a raccontare a noi stessi le nostre storie. Riusciremmo a stento a vivere senza l’aiuto di una potente spinta poetica come quella che ancora una volta con i suoi versi ci ha donato. Buon volo le ali ormai son forti!

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