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Quel 19 luglio del 1992

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Quel 19 luglio del 1992

Quel 19 luglio del 1992
luglio 19
19:23 2018

Dove eravamo o cosa eravamo intenti a fare quel tal giorno e quell’altro in cui accadde un fatto che è diventato memoria nazionale non è un gioco di società, può forse diventarlo per argomenti leggeri, ma resta un modo per ricordare come eravamo e cosa pensavamo proprio quel giorno, per esempio il 19 luglio quando apprendemmo della morte crudele del magistrato Paolo Borsellino impegnato contro la mafia e degli agenti della sua scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, e divenuto simbolo con Giovanni Falcone della lotta contro ogni sistema mafioso.. Sono passati 26 anni ma ricordo perfettamente che era di domenica e tornati dal mare, una giornata calda come in questi giorni, passata fra bagni rinfrescanti e abbronzature, accendemmo subito la televisione perché in giro c’era un silenzio spettrale e pensammo fosse accaduto qualcosa di brutto, così com’era accaduto davvero…. L’attentato, le macerie, le persone con le mani in testa senza sapere che fare e che dire, il momento delicato in cui fu colto il magistrato in visita alla propria madre. Quando si hanno poco più di vent’anni le cose che ci accadono direttamente o quelle attorno, così terribili, così diverse dal mondo che, profondamente, vorremmo, ci segnano per sempre. Ecco perché so esattamente dov’ero e cosa facevo. Non ho motivi per credere che non sia lo stesso per l’attuale generazione di ventenni, mi rifiuto di credere alle lamentazioni dei soliti ‘prefigura sciagure’ che vanno dicendo che i ragazzi pensano solo ai gossip, ai selfie, a un cantante che sposa una influencer. Magari penseranno tutto questo ma in qualche momento anche alla realtà più stringente che ci sta attorno: lo faranno senza rifiutarsi di guardarla, di interpretarla con la propria testa non lasciandolo fare solo a chi la strumentalizza per propri fini politici ed economici. La realtà bella e brutta che diventerà fondamento del proprio pensiero di adulti, del vissuto condiviso con gli altri… Se dalla strage sia diminuita o aumentata la presenza mafiosa resta tragica realtà, terreno di esercizio e verifica per il giornalismo e per gli attuali magistrati. Credo solo che sarebbe stato meglio averli ancora con noi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, presenti, fallimentari o no nel loro lavoro, ormai in pensione, mentre raccontano come, in ogni caso, nella Penisola sia cresciuta la consapevolezza della mafia e del malaffare, anche se finora imbattibili perché pare alberghino, un pezzetto, nel rimosso di più d’un cittadino; ma certo più in vista di prima, con l’associazione Libera in prima fila e molte altre che raccontano ogni giorno che non bisogna fermarsi… Ci fossero ancora loro oggi sarebbe un giorno più bello. Serena Grizi – murales (immagine web)

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