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“SOGNI E ALTIFORNI” DI LUPI E DE VITA – NOTA CRITICA DI DANIELA CECCHINI

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“SOGNI E ALTIFORNI” DI LUPI E DE VITA – NOTA CRITICA DI DANIELA CECCHINI

“SOGNI E ALTIFORNI” DI LUPI E DE VITA – NOTA CRITICA DI DANIELA CECCHINI
agosto 21
09:54 2019

“SOGNI E ALTIFORNI” DI LUPI E DE VITA – NOTA CRITICA DI DANIELA CECCHINI

 

Un’opera letteraria, realizzata in tandem da Gordiano Lupi e Cristina De Vita, che è stata presentata al “Premio Strega 2019”.

Un itinerario narrativo sapientemente strutturato, dal marcato sapore nostalgico, accompagna il lettore fino all’ultima pagina; la storia è ambientata tra Piombino, cittadina marinara della provincia di Livorno e noto polo industriale siderurgico, volano della forte immigrazione nell’area geografica fino a qualche decina di anni fa e Trani, altra località di mare dal paesaggio singolare e suggestivo posta sul versante opposto, quello del basso Adriatico.

Nel suo procedere, una lettura estremamente avvolgente ed avvincente, attraverso la quale filtrano le immagini dei rossi tramonti sul mare, che restituiscono al protagonista flash di un vissuto sempre vivo nella sua memoria, come le esalazioni pungenti della polvere di carbone, proveniente dalla fabbrica che, disperdendosi nell’aria, si confondono con gli effluvi marini e rimandano puntuali al pensiero del sudore degli operai della fabbrica, chiara manifestazione della fatica fisica alla quale erano sottoposti.

Tale contaminazione sensoriale evoca antiche memorie, sollecitando sentimenti autentici e puri in Giovanni, un ex calciatore, che a priori penalizza la sfera sentimentale, scegliendo di cavalcare l’onda del successo fuori dalla sua Terra d’origine, diventando bomber dell’Inter. Dopo tanti anni tornerà a Piombino e non potrà far a meno di notare i cambiamenti intervenuti nel tessuto sociale, nella quotidianità, come  anche a livello ambientale.

Tutto ciò non può far altro che accrescere la sensazione di nostalgia che pervade i suoi pensieri; è giunto il momento dei bilanci esistenziali, una prova difficile, in cui prepotente prenderà il sopravvento il  rimpianto che l’uomo, probabilmente, fino a quel momento aveva percepito solo a livello inconscio. Un’autoconfessione ex post in cui la constatazione della sua incapacità di amare come avrebbe desiderato ha un effetto dirompente. Il fatto di non aver costruito una famiglia ha creato dentro di sé un vuoto incolmabile.

Forse, è proprio tale tratto di infinita umanità che appassiona maggiormente a questa storia dolce-amara, contrassegnata dal disincanto.

Ma, nella storia entra e prende voce la protagonista femminile Debora; antesignana di un femminismo ancora messo in ombra dagli arroccamenti culturali di una provincia del sud Italia, che ama il mare con tutto ciò che rappresenta e non ha mai lasciato la sua Terra. Lei è forte, tenace e riuscirà a rimettersi in gioco, nonostante le ferite inferte dalla delusione d’amore e non perde mai la positività. La bella Trani diviene anche lei protagonista; con i suoi luoghi incantati e ricchi di arte romanica assurge al ruolo dell’antagonista di Piombino.

La donna, attraverso un efficace percorso introspettivo, elabora con una certa linearità e razionalità le emozioni legate alla sua storia sentimentale: un amore giovanile, fresco, forse acerbo e si intuisce una sottile comparazione al sentimento di solitudine esternato da Giovanni. I due si incontreranno di nuovo, strano scherzo del destino, che rivela la sua incontrovertibile ineluttabilità.

Gli autori propongono, con pudico distacco, un catartico tuffo nel passato dei nostri protagonisti, per rivivere sensazioni, emozioni che hanno colorato un percorso di vita, regalando al lettore momenti di forte vigore emotivo e, non seconda per importanza, l’opportunità di riflettere sul valore delle scelte.

Daniela Cecchini

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