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Street art o vandalismo?

Street art o vandalismo?
Novembre 16
14:06 2010

Londra, Parigi, Lisbona, tre capitali europee molto differenti per cultura, storia e temperamento, ma tutte incredibilmente immuni da quel fenomeno che, invece, sembra spadroneggiare incontrastato nelle nostre città, riempiendo di scritte e graffiti i muri di edifici pubblici e privati, i bordi dei cavalcavia, le carrozze di treni e metropolitane: street art, così lo chiamano i loro autori. Con la metropolitana ho percorso Londra in largo e in lungo e non ho trovato una sola scritta o un solo segno di questa nuova arte, né sui treni né sui muri dei sotterranei: sui finestrini di ogni carrozza dei treni, stampigliato ben in vista, un avvertimento secco e deciso: «If you see a train being vandalised, call the Transport Police number-phone 0800 40 50 40». Qualche giorno fa, ad una radio locale romana, ho sentito un’intervista all’avvocato Antonella Persico, dello studio Mancusi Persico e Associati, a proposito del reato di danneggiamento da parte dei vicini di casa. Mi sono rivolto, allora, alla stessa professionista per capire qual è, invece, in Italia la posizione della legge nei confronti della street art, che spesso, in realtà, maschera intollerabili atti di vandalismo a danno di edifici pubblici e privati.

Avvocato Persico, come mai all’estero, anche nelle grandi metropoli, non si vedono muri imbrattati di scritte?

– A mio avviso occorre distinguere la vera street art dal semplice imbrattamento di muri e facciate con scritte e disegni di dubbio gusto artistico. La street art, come movimento artistico spontaneo, particolarmente diffuso in Inghilterra, Spagna e Italia, affonda le sue motivazioni iniziali nella ricerca della sovversione, nella volontà di esprimere una critica all’arte tradizionale o addirittura, per alcuni writers, nel tentativo di abolire la proprietà privata con l’uso personale di luoghi pubblici, come strade e piazze. Altri, più semplicemente, vedono i muri e le strade delle città come un posto in cui poter esporre le proprie creazioni ed esprimere la propria arte, offrendola ad un pubblico più vasto di quello delle tradizionali gallerie d’arte. Ma la libertà di espressione artistica non può spingersi fino al punto di sacrificare la libertà e il diritto di ogni cittadino a non vedere deturpate con scritte e murales luoghi e beni pubblici e privati. All’estero, è vero, vi è maggior rigore e attenzione nella difesa del patrimonio pubblico, una difesa che coinvolge direttamente ciascun cittadino, che spesso collabora con le autorità di polizia segnalando e denunciando gli abusi, una collaborazione che purtroppo è ancora scarsa in Italia.

Rimango sbalordito quando vedo delle scritte enormi sui cornicioni dei cavalcavia di strade statali e, a volte, anche di autostrade: mi domando come fanno questi ‘artisti-vandali’ della strada a raggiungere con le loro bombolette spray questi siti così inaccessibili e, ancor più, mi chiedo come sia possibile che non vengano sorpresi in flagranza dalla polizia.

– Il problema è sempre lo stesso: per la prevenzione dei reati occorre un efficiente e costante controllo capillare del territorio da parte delle Forze dell’Ordine, che però richiede un impiego di uomini e mezzi particolarmente dispendioso. Per questo è indispensabile la collaborazione di ciascuno di noi, per segnalare tempestivamente alle autorità di polizia ogni episodio di vandalismo o imbrattamento a cui ci trovassimo ad assistere, inoltrando la relativa denuncia.

Nei casi dei “writers” colti in flagranza, qual è l’iter giudiziario?

– Il nostro codice penale, all’art. 639, punisce con la multa fino a 103 euro chiunque deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui. Se poi il fatto è commesso su beni di interesse storico-artistico o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici, sono previste la reclusione fino a un anno e una multa fino a 1032 euro. Nei casi di recidiva, la pena può arrivare fino a tre anni di reclusione e la multa fino a 10.000 euro. Quindi imbrattare, con disegni o scritte, edifici, monumenti o beni altrui di proprietà pubblica o privata non è soltanto un atto d’inciviltà, ma è un comportamento penalmente rilevante. In caso di flagranza, il processo può avvenire per direttissima, e la sentenza di condanna può essere emessa in poche settimane.

Daniele Bros Nicolosi, 29 anni, è forse il più noto “street artist” d’Italia ed è stato sorpreso in flagranza mentre esercitava la sua arte su un muro del carcere di San Vittore, su una pensilina della metropolitana e sulla facciata di un immobile; ma il 12 luglio scorso è stato prosciolto dal reato d’imbrattamento per un «difetto di querele».

– L’autore dell’imbrattamento dev’essere querelato dalla persona che ha subito il danneggiamento, poiché il reato di imbrattamento è perseguibile solo a querela di parte. Purtroppo l’assoluzione è stata inevitabile proprio perchè per i fatti ascritti al Bros non era stata presentata tempestivamente la necessaria querela. È bene ricordare che la querela penale deve essere presentata all’autorità di polizia entro tre mesi dal giorno in cui si è verificato l’atto vandalico e deve essere sporta da parte dei proprietari degli immobili danneggiati. In mancanza della querela di parte, si procede d’ufficio soltanto nei casi di deturpamento di beni aventi valore storico-artistico o di immobili posti nei centri storici .

Molti sono tolleranti verso i “writers” perché vedono in loro gli autori di un nuovo stile artistico e soprattutto di un nuovo modo di far arte. Condannarli, quindi, equivarrebbe a condannare l’arte…

– Personalmente ritengo che ogni forma artistica, purché espressa in maniera adeguata e rispettosa delle altrui libertà, vada rispettata. Invece non ritengo sia tollerabile che il diritto di espressione artistica dei writers possa essere esercitato in maniera indiscriminata, a discapito dell’altrui diritto a vedere rispettata l’integrità del patrimonio personale o pubblico. In sostanza, il limite alla libera esplicazione di un diritto sta proprio nel necessario rispetto di tutti i diritti altrui che vengono a contrapporsi al primo. Si tratta del principio fondamentale su cui deve fondarsi ogni democrazia o, meglio, ogni paese civile: la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri!

Il Pubblico Ministero milanese che ha prosciolto Daniele Bros, per difetto di querele, nelle motivazioni della sentenza ha sancito il principio di «alterazione dell’estetica del bene», a prescindere dalla qualità del graffito.

– Sono perfettamente d’accordo con il giudice milanese. La scriminante della legittimità o meno del comportamento tenuto dal writer non sta nella qualità artistica o meno dell’opera realizzata. Un graffito bello a vedersi non è meno antigiuridico di una semplice scritta deturpante. La Cassazione, in una sentenza del 1989, ha giuridicamente definito l’ imbrattamento come l’atto di «sporcare l’aspetto dell’estetica o la nettezza del bene senza che il bene nulla abbia perduto della sua funzionalità ». Alla luce di tale precisazione, il giudice milanese, ai fini della sussistenza del reato, ha rilevato non la qualità artistica o meno dell’opera realizzata, bensì «la tipologia della cosa su cui ricade la condotta» di chi fa i graffiti. Secondo il giudice, dunque, se qualcuno realizza un disegno, anche apprezzabile, sulla facciata di un palazzo appena rinnovata dai proprietari non potrà negarsi che la facciata è stata “deturpata” e “imbrattata” in quanto ne è stata alterata la «forma estetica e la nettezza legittimamente scelte per quel bene dai suoi proprietari». E lo stesso accade se si disegna su una pensilina della metropolitana, quand’anche il graffito faccia concorrenza a Raffaello e la pensilina sia orribile.

Forse il modo per discernere la street art dal semplice imbrattamento è quello di offrire agli autori di questa forma d’arte spontanea alcuni spazi pubblici dedicati. È di questi giorni la notizia che il Comune di Roma ha siglato l’accordo “Urban Act” con l’Associazione Culturale Walls, che prevede di mettere a disposizione di questi nuovi artisti ben settantasei muri distribuiti in vari quartieri di Roma. Nei nostri Castelli Romani già si è fatto qualcosa del genere: a Rocca di Papa, per esempio, lungo le strade cittadine ci sono numerosi spazi legalmente riservati agli “street artist”. E devo dire che alcune opere sono veramente interessanti.

– Questa del Comune di Roma mi sembra una iniziativa interessante e lodevole, e non è la sola. Proprio in questi giorni, per la precisione dal 22 al 24 ottobre, il Comune di Roma, nello spazio del Circo Massimo, ha messo a disposizione di numerosi writers ampi murales mobili sui quali ogni artista ha potuto esprimere in totale libertà la propria vena artistica. I lavori realizzati sono poi stati messi in vendita lo scorso sabato in un’asta di beneficenza e il ricavato è stato destinato all’Associazione “ABIO”, per la difesa e il sostegno ai bambini in ospedale.

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