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Polvere di Stelle

Polvere di Stelle
Agosto 28
17:30 2016

Polvere di Stelle
Seconda edizione 2016
At the Still Point of the Turning World
La ceramica contemporanea di
Carla Accardi, Elisabetta Di Maggio, Hilario Isola, Franco Vimercati, Ai Weiwei
A cura di Chiara Bertola
con Christiana Fissore
10 settembre 2016 – 8 gennaio 2017
Museo della Ceramica di Mondovì
Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza
Opening sabato 10 settembre 2016, ore 18
Museo della Ceramica di Mondovì
A seguire performance musicale di Olivia Salvadori
Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza

Dal 10 settembre 2016 all’8 gennaio 2017 il Museo della Ceramica di Mondovì e il Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza presentano la seconda edizione di Polvere di stelle, la rassegna biennale a cura di Chiara Bertola con Christiana Fissore dedicata allo sguardo degli artisti contemporanei sulla ceramica.
La mostra inaugurerà sabato 10 settembre 2016 alle ore 18.
In occasione dell’opening, performance musicale di Olivia Salvadori ispirata a una poesia di Omar Khayyām, tratta dalle quartine del Rubʿayyāt.
Dopo il successo del primo appuntamento nel 2014 – con le installazioni di Céleste Boursier Mougenot e Matteo Rubbi – la seconda edizione sarà incentrata sulla mostra At the Still Point of the Turning World (il punto fermo di un mondo che gira), con opere di Carla Accardi, Franco Vimercati, Ai Weiwei e installazioni site-specific di Elisabetta Di Maggio e Hilario Isola.
La mostra è organizzata dalla Fondazione Museo della Ceramica, grazie al finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, in collaborazione con il Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza e si avvale del patrocino del Comune di Mondovì.
La rassegna Polvere di Stelle nasce anche dalla collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, per la quale Chiara Bertola ha ideato, a partire dal 2004, il progetto di arte contemporanea Conservare il futuro, che invita gli artisti a riflettere sul confine della memoria tra passato e presente.
Il titolo – Polvere di Stelle – allude alla materia più basilare di cui è costituita la ceramica: tocchiamo e pensiamo la sua fragile superficie e ci ritroviamo a percorrere una storia di argille, sabbia, quarzo e pigmenti. Tutta polvere, fuoco e acqua. Ma la visione degli artisti riesce a trasformare e portare la polvere in un cammino vicino alle stelle, a fargli fare un volo visionario mai immaginato prima, come una mongolfiera o la traiettoria di una stella.

LA MOSTRA
At the Still Point of the Turning World
La seconda edizione di Polvere di stelle prende la forma di una mostra collettiva di artisti italiani e internazionali che si muovono all’interno del vasto territorio della ceramica utilizzando i diversi linguaggi contemporanei: la fotografia, il video, il suono e naturalmente la ceramica stessa.
Nelle sale del Museo della Ceramica di Mondovì, tra le vetrine in cui è esposta la collezione storica, s’inseriranno le nuove porcellane di Elisabetta Di Maggio, pensate appositamente per Polvere di Stelle e per il Museo della Ceramica, e saranno presentate al pubblico le porcellane dell’artista cinese Ai Weiwei relazionate con il tragico terremoto del 2008 a Sichuan, in Cina.
La mostra si estende anche nelle vicinissime sale, recentemente restaurate, del Palazzo del Governatore, sede del Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza: qui alcune delle più importanti opere di ceramica della grande artista italiana Carla Accardi, recentemente scomparsa, una serie di fotografie dal “ciclo della zuppiera” di Franco Vimercati e l’installazione-proiezione interattiva I Mani di Hilario Isola riformulata in ceramica appositamente per questo progetto.
At the still point of the turning world (Il punto fermo di un mondo che gira) è un verso tratto dal primo dei Quattro quartetti di T.S. Eliot.
Con il passare del tempo la vita sembra diventare sempre più precaria, fluida, instabile, rendendoci difficile distinguere tra realtà e finzione. Tuttavia, talvolta si riesce a intuire, all’interno di questo flusso, qualcosa che conduce alla scoperta di una struttura residua di “essere”, qualcosa di duraturo, resistente alla vacuità delle vicende dell’esistenza. Per chi vive in modo attento, T.S. Eliot parla appunto del “punto fermo di un mondo che gira” e della sua manifestazione. Una volta stabilito un contatto con l’essenza delle cose, una volta toccata la ragione profonda di ogni essere, è possibile riuscire ad abbracciare l’eternità.
Le opere che formano il percorso espositivo riflettono sulla transitorietà delle cose, mettendone in luce la fragilità e la vulnerabilità, ma anche, soprattutto, la loro bellezza e la “persistenza” di una possibilità di senso che attraversa il tempo.
La mostra mette al centro un omaggio alla grande artista Carla Accardi, recentemente scomparsa, e a Franco Vimercati, ospitati nelle sale del Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza.
Della Accardi vengono presentate due sculture in ceramica policroma: i Coni e le Ricomposte tinte.
Ogni elemento di questi ambienti costituisce un modo diverso di declinare quel suo inconfondibile linguaggio e quella sua incessante voglia di sperimentare materiali e volumi. Le opere in ceramica esposte mettono in evidenza la fisicità del dialogo tra segno, volume e spazio, aspetto peculiare nel lavoro della Accardi per uscire dalla gabbia della pittura.
La fotografia di Franco Vimercati è fatta di immagini semplici, oggetti della vita quotidiana ripresi singolarmente, in modo rigorosamente frontale. Per dieci anni – dal 1983 al 1992 – Vimercati si concentra su una piccola “zuppiera”, fotografandola con un’illuminazione prima più chiara, poi più scura, ruotandola, avvicinandola, quindi allontanandola di poco. Vimercati fotografa e rifotografa la zuppiera 99 volte per dieci anni per riuscire a cogliere la sua essenza. Lo stesso Vimercati, in un’intervista del 1997, dice: “Ogni fotografia era la testimonianza di un lavoro, dei tempi d’esposizione, dello sviluppo della pellicola, della stampa. Avrei potuto cambiare soggetto ma, siccome non m’interessano i soggetti, ho continuato per dieci anni a fotografare la stessa cosa”. Il nucleo portante della sua ricerca è il senso dell’arte, che attraverso un’indagine purissima è in grado di raggiungere l’essenza dei fenomeni.
Il tempo è, invece, la materia fondamentale di cui sono tessute le opere dell’artista Elisabetta Di Maggio che abitano le sale del Museo della Ceramica. Quando l’artista, con ossessiva precisione, ritaglia e modella il tempo che passa nei fori del suo fragile lavoro di porcellana, regolando l’andamento di giorni e mesi, in realtà ha ritagliato e plasmato lo spazio capace di imbrigliare la “fragile” percezione del proprio essere. Al verso di Eliot fanno eco le parole di Elisabetta quando dice “Questo eterno ‘indaffararsi’ dell’uomo è in realtà così fragile e tragicamente inutile… in fondo il mio lavoro è frutto di un tempo lunghissimo di realizzazione, che può distruggersi in un attimo…” un lavoro che diventa fortissimo perché sulla fragilità e apparente inutilità costruisce il senso e il perno dell’esistenza.
Per Polvere di Stelle l’artista presenta un nuovo progetto che prende spunto dalla quotidianità e si concentra sugli oggetti, creando una relazione tra quelli della ceramica tradizionale e quelli domestici, trasformati. Il titolo dell’installazione principale del suo progetto At the still point of the turning world – una instabile architettura di tazze di porcellana accatastate l’una sopra l’altra, con i decori che sembrano scappare dalla loro superficie per trovare spazio sui muri delle sale, ha dato il nome alla mostra di questa edizione di Polvere di stelle.
Nell’opera dell’artista cinese Ai Weiwei la porcellana viene affrontata non solo come materia ma anche come condizione di fragilità, dispositivo concettuale, eredità culturale da ripercorrere e aprire all’interno di un’esperienza più ampia: la tradizione, il paesaggio, la decorazione e la produzione.
Mischiata insieme alle altre ceramiche storiche in una teca del Museo, l’opera di Ai Weiwei, Porcelain Rebar, quasi mimetizzata, cela la tragica ragione della sua origine. Si tratta di una riproduzione in porcellana dei tondini di ferro estratti dalle macerie di una delle venti scuole rase al suolo dal terremoto del maggio 2008, che ha colpito la provincia cinese del Sichuan. L’origine di quest’opera è un’immensa installazione composta da duecento tonnellate di tondini di ferro raccolti, raddrizzati a mano uno per uno e ammassati con pazienza dall’artista e i suoi assistenti. Straight (2008-2012) è un omaggio alle oltre cinquemila vittime, perlopiù bambini, di quella tragedia causata dal crollo di edifici scolastici costruiti al risparmio da una classe politica corrotta.
Le sale del Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza, infine, ospitano I Mani di Hilario Isola, un’opera fatta di ceramica luce e ombra, di materia e di vuoto. Lo spettatore è invitato a interagire con l’opera e a diventarne parte: nel momento in cui la sua mano impugna una piccola scultura di ceramica raffigurante un grappolo d’uva, l’ombra della scultura stessa proiettata sul muro si completa assumendo le sembianze di un profilo umano. L’ombra e l’espressione del profilo cambierà a seconda della forma della mano di chi tocca: ogni mano è unica, plasmata dai geni dei nostri antenati, i “Mani”. Spremere un grappolo d’uva, toccare una scultura, giocare con l’ombra sono azioni primordiali e antiche che possono riportare a una dimensione più vera di contatto con la materia antica e ancestrale della natura.
La mostra At the Still Point of the Turning World è promossa dalla Fondazione Museo della Ceramica Vecchia Mondovì, in collaborazione con il Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza, e realizzata con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, con il patrocinio del Comune di Mondovì e con la partecipazione di Industrial Tecnica, Banca di Credito Cooperativo di Pianfei e Rocca de’ Baldi, Banco di Credito P. Azzoaglio e SilvaTeam.

GLI ARTISTI
Carla Accardi
Carla Accardi (Trapani, 1924 – Roma, 2014) la signora dell’astrattismo italiano, appartiene a quella generazione di donne che a partire dagli anni quaranta ha decretato la fine dell’emarginazione della creatività femminile. Nel suo linguaggio ha messo a punto una calligrafia pittorica inconfondibile: segni bianchi su fondi neri, che poi si colorano di tinte e forme diverse, ma resteranno il suo marchio inconfondibile. Lei li battezzò lavori “autorigenerativi”. La sua biografia artistica può essere riassunta in questo modo: legata al coraggio spaziale di Fontana e Burri, rovescia la tela, mostrando il telaio infrangendo la sicurezza della cornice. Crea delle tende trasparenti e degli ombrelli, che influenzeranno l’Arte Povera di Merz e di Gilardi. Un suo credo: trovare la trasparenza, in tutto. Uscire dalla gabbia della pittura «L’interesse per me era la trasparenza…Volevo rendere trasparente tutto quello che era intorno a noi». Nasce a Trapani nel 1924, artista tra le più rappresentative del secondo dopoguerra italiano, alfiere dell’astrattismo e pioniera del femminismo insieme alla scrittrice Carla Lonzi. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Palermo e un inizio figurativo, nel 1947 fonda con Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo (che sposa nel ‘49) e Turcato, il Gruppo Forma 1 (“Ci interessa la forma del limone, non il limone”, si legge sulla dichiarazione di intenti). Esordisce con la prima personale nel 1950 alla Galleria Numero di Firenze, ed espone poi alla Libreria Salto di Milano dove era nato il Mac, movimento arte concreta. Lavora in ambito cubista, quindi astratto-concreto fino al 1952 e dal 1954: la sua pittura è segnica, caratterizzata da bicromie in bianco e nero eseguite a tempera alla  caseina. Partecipa alla rassegna romana alla Galleria Spazio Individualità d’oggi con Burri, Capogrossi, Fontana, Klein e all’edizione parigina della mostra alla Galérie Rive Droite con Poliakoff, Mathieu, Riopelle, Sam Francis. Dal 1961 reintroduce il colore nelle sue composizioni, aderisce al Gruppo Continuità e allestisce personali a New York e a Londra. Nel ’64 è alla Biennale di Venezia. Lavora con vernici su supporti plastici trasparenti e compie un ciclo di opere investigando i rapporti con l’ambiente: ne presenta gli esiti in Tenda e Triplice tenda, alla Galleria Editalia di Roma e alla sezione Arte Ambiente alla Biennale del 1976. Realizza Rotoli e opere trasparenti, grandi Lenzuoli con schemi geometrici ripetuti. Negli anni ’80 partecipa sempre alle Biennali veneziane e a molte esposizioni personali e collettive anche all’estero. Fra le antologiche che la vedono protagonista, quelle al Kunstmuseum di Bonn e al PS1 di New York (2001). È presente nel 2001 alla mostra Novecento alle Scuderie del Quirinale. Nel 1999 viene pubblicato il Catalogo ragionato delle sue opere (Charta, testi di Germano Celant). Tra le ultime mostre, la monografica al Macro di Roma nel 2005, nel 2010 al Museo Bilotti di Roma e alla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania (2011) dove viene proposto il pavimento “sonoro” nato in collaborazione con la rockstar Gianna Nannini.

Elisabetta Di Maggio
Elisabetta Di Maggio (Milano, 1964. Vive e lavora a Venezia) porta avanti, da molto tempo, una ricerca che cerca di mettere in luce quelli che, per lei, sono i due elementi salienti della vita: le reti di
comunicazioni necessarie a trasmettere informazioni e il tempo necessario perché questo passaggio abbia luogo. L’artista evidenzia le strette connessioni esistenti tra le trame, i circuiti, le griglie, le strutture e i reticoli che appartengono a differenti mondi ma che fanno parte della nostra esistenza – vi spendiamo il nostro tempo, la nostra quotidianità. Quando parla di circuiti o di reticoli pensa, ad esempio, alla struttura complessa dei vasi linfatici delle foglie, oppure ai tracciati delle metropolitane, o ancora alla complicatissima sagoma di una cellula nervosa. Se osservati da vicino, questi elementi, in apparenza distanti, hanno invece moltissime assonanze e similitudini. I suoi soggetti provengono dal mondo reale, prendono avvio da illustrazioni antropologiche, botaniche, rbanistiche, ma anche da ricami e disegni di tappezzerie che appartengono ad un quotidiano domestico. I suoi lavori assumono, quindi, il sapore di una riflessione metaforica sul nostro esistere come parti di un tutto che tende a ripetere certe leggi di proliferazione frattale, dalle quali è difficile distaccarsi ma che, al contempo, garantiscono un senso di movimento e fecondità del mondo. Il suo metodo di lavoro è sempre lo stesso da anni: trafora e taglia, con bisturi affilati da chirurgo, diversi materiali: fogli di carta velina, foglie di vegetali piccole o enormi, saponi, porcellana e altre superfici, incluso l’intonaco dei muri. Le ore trascorse a sezionare questi materiali risultano in lavori che possono essere accomunati da un tema unitario: quali forme assume la natura nel suo dilatarsi e organizzarsi.
“Per Polvere di Stelle ho pensato a un progetto che prende spunto dalla quotidianità e si concentra sugli oggetti, creando una relazione tra quelli della ceramica tradizionale e quelli domestici, trasformati. Una forte ispirazione sono stati i cestini incrociati per la frutta presenti nella collezione del Museo; altre sale mi hanno spinta, invece, a pensare ad una stanza dove si evocano memorie e frammenti di racconti attraverso un carillon di tazze; poi, certamente, l’attenzione si è fermata sulle decorazioni, che aumentate di scala diventano architetture. La porcellana è un materiale che ho già usato e che mi attrae per le sue caratteristiche ben definite: il candore, la durezza, la fragilità e la trasparenza. È un materiale, come il vetro, difficile da affrontare perché molto connotato e carico di memoria, che con fatica si stacca dalle forme e dall’uso a cui è destinato. Ti costringe a stare in equilibrio, a trattenere il respiro fino alla fine, perché lo scarto è grande e il controllo limitato; fino a quando gli oggetti non escono dal forno non sai quale sarà il risultato finale. Porta con sé qualcosa di alchemico. Anche in questo caso, il tempo di esecuzione e di realizzazione del lavoro è un punto fondamentale del processo, unito alla volontà di sperimentare la materia (in questo caso, la porcellana) fino a portarla a livelli estremi, direi quasi pericolosi, dove il rischio di rottura e di perdita è altissimo.”

Hilario Isola
Hilario Isola è un artista visivo che utilizza principalmente l’installazione, il disegno e la scultura quali mezzi espressivi. Laureato in Storia dell’Arte e Museologia, Isola si interessa alla storia dell’arte, all’architettura e all’ambiente. L’artista predilige sviluppare installazioni delicate, visivamente leggere capaci di dialogare con lo spazio di esposizione e con lo specifico contesto geo-culturale di riferimento.
A partire dal 2003, Isola ha avviato varie collaborazioni: con l’artista e regista Matteo Norzi, con cui ha lavorato come duo Isola & Norzi; con architetti quali lo Studio LSB e lo Studio SCEG, e con compositori e musicisti quali Enrico Ascoli e Ivan Bert. Isola ha presentato i propri lavori in Italia e all’estero, in spazi espositivi pubblici come privati, fra cui si annoverano il NMNM Nouveau Musée National de Monaco (Montecarlo); l’Art in General, NY; lo Sculpture Center, NY; il CCA, Canadian Centre for Architecture, Montreal; il Museion, Bozen; la David Roberts Art Foundation, London; la Fondazione Bevilacqua la Masa Venezia; la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea Torino.

Franco Vimercati
Franco Vimercati, nasce a Milano nel 1940 e muore in quella città nel 2001.
Franco Vimercati era un fotografo meticoloso ed essenziale, interprete del silenzio e della natura ripetitiva della realtà. I suoi interessi sono sempre stati diretti all’analisi degli oggetti di tutti i giorni, come una bottiglia di acqua minerale, un ferro da stiro elettrico, una zuppiera, e alla composizione e decomposizione della scena, ripetitivamente assemblata secondo le necessità dell’occhio del fotografo.
Colpito dall’esperienza di artisti come Luigi Ghirri e Ugo Mulas, Franco Vimercati realizzò la sua prima serie fotografica, Sulle Langhe, nel 1973. Dopo questa creazione, l’artista ha isolato la macchina fotografica all’interno delle quattro mura domestiche e nel 1975 ha prodotto una serie che comprende trentasei fotografie di bottiglie di acqua minerale. Influenzato dalle nuove scoperte artistiche del minimalismo e da figure come Ad Reinhardt, Robert Ryman, Agnes Martin e Giulio Paolini, Franco Vimercati ha presto iniziato a scegliere oggetti più complicati da fotografare, sia per le forme sia nella composizione, focalizzandosi maggiormente su selezioni limitate di oggetti. Non è più la serie a essere potenzialmente infinita, ma bensì le possibilità di rappresentazione che possono essere sempre differenti.
Le importanti mostre personali che sono state recentemente dedicate all’artista sono: 2016: Franco Vimercati, Galleria Raffaella Cortese, Milano; 2014: Die Dinge des Lebens / Das Leben der Dinge. Franco Vimercati & George Kubler, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Dresda; 2012: Franco Vimercati. Tutte le cose emergono dal nulla, Palazzo Fortuny, Fondazione Musei Civici Venezia, Venezia; 2009: Fotografia Europa – Eternità. Il tempo dellʼimmagine, Reggio Emilia. Tra le mostre collettive si possono segnalare: 2016: L’Inarchiviabile/The Unarchivable. FM Centro per l’arte contemporanea, Milano e The Lasting, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma; 2015: Cantiere del ʻ900. Works from the Intesa Sanpaolo Collection, Gallerie dʼItalia, Milano; 2012: Addio anni settanta. Arte a Milano1969/1980, Palazzo Reale, Milano; 2010: Conceptual Art – The Panza Collection, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Rovereto; 2008: Italics – Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008, Palazzo Grassi, Venezia e Museum of Contemporary Art, Chicago.

Ai Weiwei
Nato nel 1957 a Pechino, Ai Weiwei è segnato da un destino anti-governativo sin dalla più tenera infanzia. Solo un anno dopo il padre Ai Qing, uno dei maggiori poeti cinesi del XX secolo, viene costretto per ragioni politiche ai lavori più umilianti nella remota regione dello Xinjiang. È qui che cresce il giovane Weiwei, facendo i conti ben presto con la repressione del regime di Pechino. Nel 1978 s’iscrive all’Accademia di Cinema di Pechino e dopo tre anni si trasferisce a New York, dove vive fino al 1993. Sono gli anni in cui Ai Weiwei conosce di persona Allen Ginsberg e in letteratura i grandi maudits di altre epoche, come Rimbaud, Baudelaire o Whitman, innamorandosi dell’arte in tutte le sue forme e scoprendo una vocazione insopprimibile. Ritornato in Cina per assistere il padre, Weiwei ritrova uno scenario post-Tienanmen, in cui il barlume di un cambiamento è stato rapidamente soffocato da un governo che non concepisce una benché minima libertà individuale. I successi conseguiti con le sue installazioni rendono Ai Weiwei una star scomoda, con cui il governo cinese si trova a fare i conti: è lui nel 2008 a ideare, insieme a Herzog & de Meuron, lo Stadio Olimpico di Pechino, altrimenti detto “Nido d’uccello”. Una costruzione innovativa e unica, almeno quanto quelle progettate per il Parco di Jinhua o la Tsai Residence. O quanto le sue opere celeberrime: I semi di girasole, ovvero cento milioni di semi di porcellana dipinti individualmente a mano e sparsi alla nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra, e Vasi Colorati, in cui vasi neolitici risalenti anche a 7000 anni fa sono stati immersi in secchi di pittura industriale. Divenuto ancor più conosciuto in Occidente grazie all’irriverente blog da lui curato, Ai Weiwei si scontra definitivamente con le autorità nel 2009, quando queste chiudono il blog: è il preludio all’arresto che avverrà nel 2011 e tratterrà Ai in carcere per due mesi. Ma la voce di Ai  Weiwei – sia tramite Twitter o attraverso le sue opere – è ben lungi dall’essersi spenta, come dimostrano la raccolta d’interviste di Hans Ulrich Obrist Ai Weiwei parla e il documentario di Alison Klayman Ai Weiwei: Never Sorry.

Olivia Salvadori
Inizia lo studio della tecnica vocale e del canto lirico alla Scuola di Musica di Fiesole e successivamente al conservatorio A. Boito di Parma. A Milano perfeziona lo studio dell’Opera con la Maestra Gianfranca Ostini. Da sempre sente la voce come elemento “scultoreo” vissuto e sperimentato dalla liederistica, all’opera, alla musica elettronica. Collabora con poeti, artisti e musicisti provenienti da backgrounds più diversi, tra questi il poeta Nanni Balestrini e l’artista iraniana Shirazeh Houshiary con la quale ha condiviso un canto per il suo video Dust presentato in Ottobre 2013 alla Lehmann Maupin Gallery di NewYork. I suoi recenti progetti musicali vedono in uscita il suo primo disco, DARE VOCE prodotto dal compositore Sandro Mussida, con il quale divide la curatela del festival-residenza “Tutto Questo Sentire” a Capalbio, laboratorio unico che promuove l’incontro e la ricerca tra i linguaggi musicali contemporanei, coinvolgendo artisti internazionali tra i quali, Mark Fell, Oren Ambarchi, Brittany Bailey, Tomoko Nakasato, Schneider TM, Alessandra Novaga e Andre Vida.

I LUOGHI

IL MUSEO DELLA CERAMICA
Il Museo, ospitato nel settecentesco Palazzo Fauzone di Germagnano, prestigiosa residenza nobiliare situata nel cuore di Mondovì Piazza, espone oltre seicento ceramiche, memoria del distretto industriale monregalese della ceramica, la cui avventura inizia in età napoleonica e si esaurisce alla fine degli anni Settanta del Novecento.
La produzione della terraglia (un genere di ceramica a corpo bianco, d’impasto fine), materiale innovativo della rivoluzione industriale usato per stoviglie a costi contenuti, segna nell’Ottocento e nel Novecento la cultura e l’economia locali, connotandosi attraverso simboli visivi inconfondibili tra cui il galletto dalla coda variopinta e vivaci decorazioni a spugna intagliata.
Le ceramiche, testimonianza di questa vicenda artigianale, industriale e artistica, provengono, dalla collezione di Marco Levi (1910-2001), ideatore e fondatore del Museo, imprenditore della ceramica, collezionista entusiasta e instancabile, ultimo esponente della plurisecolare comunità israelitica di Mondovì, proprietario e direttore di una delle più importanti industrie monregalesi del Novecento: la Ceramica Besio. A questa si aggiunge la ricca collezione di Carlo Baggioli, da Levi acquistata sul finire del Novecento e donata al Museo.
Visitare il Museo significa ripercorrere le tecniche produttive e i filoni decorativi che si sono succeduti nel corso di quasi due secoli, anche attraverso l’ausilio di due installazioni multimediali, ideate dal collettivo di Studio Azzurro, che consentono l’interazione del pubblico con le fasi della produzione e le varie forme e decori della tradizione ceramica monregalese.
La prima installazione introduce il visitatore alle diverse fasi di lavorazione della terraglia, in un’atmosfera che evoca l’interno di una fabbrica. Seguono le sale dedicate alla storia del distretto ceramico, alle ceramiche romane, medioevali e post-medioevali, alle tracce della primissima produzione secondo i modelli “creamware” dell’inglese Wedgwood, una ceramica caratterizzata dal particolare colore crema.
La visita si snoda poi attraverso le tecniche della foggiatura e della decorazione caratteristiche della ceramica locale: pittura a pennello, tamponatura “a velo” o “a merletto”, transfer print, foggiatura con parti a rilievo, decorazione a stampino, mascherina e aerografo.
Il secondo piano è dedicato alla storia del distretto monregalese. La sala multimediale che fa da centro ideale all’esposizione testimonia il successo della terraglia locale, capace di creare servizi da tavola secondo gusti legati ai diversi contesti sociali o geografici. Qui il visitatore, scegliendo e appoggiando un manufatto ceramico su una mensa virtuale, da vita ad otto tavole che si apparecchiano da sé, con gesti densi di poesia, semplici e quotidiani.
Al Novecento sono dedicate le ultime due sale con riferimenti alle diverse fabbriche e all’influenza delle correnti artistiche europee della prima metà del secolo: Liberty, Art Déco, Futurismo e design industriale.
Nelle sale del Museo, promosso e gestito dalla Fondazione Museo della Ceramica Vecchia Mondovì e sostenuto dal Comune di Mondovì, rivive la storia di un’intensa attività che ha lasciato tracce profonde nel territorio e nella memoria collettiva, ben oltre i confini locali.
A partire da giugno 2014 la visita al Museo si arricchisce di una tappa importante: all’interno del percorso museale il pubblico può infatti visitare “UP”, l’unità produttiva attrezzata per realizzare tutte le fasi della lavorazione, che si propone come sede ideale per rilanciare e rivisitare la storica produzione del distretto monregalese e come luogo di sperimentazione e di confronto aperto ad artisti e designer contemporanei cultori dell’arte ceramica. L’unità produttiva è adesso messa anche a disposizione degli artisti contemporanei per produrre nuovi lavori all’interno di una continua sperimentazione.
Per informazioni e visite guidate per gruppi organizzati:
Ufficio turistico:
T. 0174.74553069 turistico@comune.mondovi.cn.it
info@museoceramicamondovi.it
http://www.museoceamicamondovi.it/

IL CIRCOLO SOCIALE DI LETTURA DI MONDOVI’ PIAZZA
Il Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza ha sede all’interno del “Palazzo del Governatore”, edificio dalla lunga storia, il cui primo nucleo su piazza Maggiore risale alla fine del dodicesimo secolo. Ampliato nel quindicesimo secolo, solo nel 1827 viene dotato di un ampio salone al primo piano. Nel 1876 viene ceduto dal Comune al “Gabinetto di Piazza”, un gruppo di cittadini dell’élite locale. Poco dopo, nel 1830, viene fondata, con statuto apposito, la Società del Casino di Mondovì Piazza, poi diventata “Circolo di Lettura”, che si insediò in seguito all’interno del Palazzo. Nel 1930, in previsione della festa del centenario della fondazione del Circolo, furono eseguiti lavori di ripulitura e abbellimento del salone. Infine, nel 2003 è iniziato il restauro della facciata su piazza Maggiore, con interventi di manutenzione straordinaria e di sistemazione degli impianti al primo piano.

SCHEDA TECNICA DELLA MOSTRA

Titolo:
Polvere di stelle
Seconda edizione 2016
At the Still Point of the Turning World
La ceramica contemporanea di Carla Accardi, Elisabetta Di Maggio, Hilario Isola, Franco Vimercati, Ai Weiwei

Sedi:
Museo della Ceramica di Mondovì
Palazzo Fauzone di Germagnano
Piazza Maggiore, 1
12084 Mondovì (CN)
Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza
Palazzo del Governatore
Via F. Gallo, 1
12084 Mondovì (CN)

Periodo:
10 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

Orari:
Venerdì e sabato: ore 15-18
Domenica: ore 10-18

Opening:
Sabato 10 settembre 2016, ore 18, Museo della Ceramica di Mondovì
A seguire performance musicale del soprano Olivia Salvadori, Circolo sociale di Lettura di Mondovì Piazza

Promotore:
Fondazione Museo della Ceramica Vecchia Mondovì onlus

In collaborazione con :
Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza

Con il sostegno di:
Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo

Con il patrocinio di:
Comune di Mondovì

Con la partecipazione di:
Industrial Tecnica
Banca di Credito Cooperativo di Pianfei e Rocca de’ Baldi
Banco Azzoaglio
Silvateam

Uno speciale ringraziamento a:
Archivio Franco Vimercati
Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana
Galleria Enrico Astuni Bologna
Galleria Raffaella Cortese Milano
Guido Costa Projects Torino
Laura Bulian Gallery Milano

Catalogo:
Silvana Editoriale

Prenotazioni per scuole:
333 6490607 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12)
museodellaceramica.didattica@yahoo.it

Prenotazioni visite guidate e gruppi:
0174/40389
turistico@comune.mondovi.cn.it
info@museoceramicamondovi.it

I LUOGHI
IL MUSEO DELLA CERAMICA
Il Museo, ospitato nel settecentesco Palazzo Fauzone di Germagnano, prestigiosa residenza nobiliare
situata nel cuore di Mondovì Piazza, espone oltre seicento ceramiche, memoria del distretto industriale
monregalese della ceramica, la cui avventura inizia in età napoleonica e si esaurisce alla fine degli anni
Settanta del Novecento.
La produzione della terraglia (un genere di ceramica a corpo bianco, d’impasto fine), materiale
innovativo della rivoluzione industriale usato per stoviglie a costi contenuti, segna nell’Ottocento e nel
Novecento la cultura e l’economia locali, connotandosi attraverso simboli visivi inconfondibili tra cui il
galletto dalla coda variopinta e vivaci decorazioni a spugna intagliata.
Le ceramiche, testimonianza di questa vicenda artigianale, industriale e artistica, provengono, dalla
collezione di Marco Levi (1910-2001), ideatore e fondatore del Museo, imprenditore della ceramica,
collezionista entusiasta e instancabile, ultimo esponente della plurisecolare comunità israelitica di
Mondovì, proprietario e direttore di una delle più importanti industrie monregalesi del Novecento: la
Ceramica Besio. A questa si aggiunge la ricca collezione di Carlo Baggioli, da Levi acquistata sul finire
del Novecento e donata al Museo.
Visitare il Museo significa ripercorrere le tecniche produttive e i filoni decorativi che si sono succeduti
nel corso di quasi due secoli, anche attraverso l’ausilio di due installazioni multimediali, ideate dal
collettivo di Studio Azzurro, che consentono l’interazione del pubblico con le fasi della produzione e le
varie forme e decori della tradizione ceramica monregalese.
La prima installazione introduce il visitatore alle diverse fasi di lavorazione della terraglia, in
un’atmosfera che evoca l’interno di una fabbrica. Seguono le sale dedicate alla storia del distretto
ceramico, alle ceramiche romane, medioevali e post-medioevali, alle tracce della primissima produzione
secondo i modelli “creamware” dell’inglese Wedgwood, una ceramica caratterizzata dal particolare
colore crema.
La visita si snoda poi attraverso le tecniche della foggiatura e della decorazione caratteristiche della
ceramica locale: pittura a pennello, tamponatura “a velo” o “a merletto”, transfer print, foggiatura con
parti a rilievo, decorazione a stampino, mascherina e aerografo.
Il secondo piano è dedicato alla storia del distretto monregalese. La sala multimediale che fa da centro
ideale all’esposizione testimonia il successo della terraglia locale, capace di creare servizi da tavola
secondo gusti legati ai diversi contesti sociali o geografici. Qui il visitatore, scegliendo e appoggiando
un manufatto ceramico su una mensa virtuale, da vita ad otto tavole che si apparecchiano da sé, con
gesti densi di poesia, semplici e quotidiani.
Al Novecento sono dedicate le ultime due sale con riferimenti alle diverse fabbriche e all’influenza delle
correnti artistiche europee della prima metà del secolo: Liberty, Art Déco, Futurismo e design
industriale.
Nelle sale del Museo, promosso e gestito dalla Fondazione Museo della Ceramica Vecchia Mondovì e
sostenuto dal Comune di Mondovì, rivive la storia di un’intensa attività che ha lasciato tracce profonde
nel territorio e nella memoria collettiva, ben oltre i confini locali.
A partire da giugno 2014 la visita al Museo si arricchisce di una tappa importante: all’interno del
percorso museale il pubblico può infatti visitare “UP”, l’unità produttiva attrezzata per realizzare tutte le
fasi della lavorazione, che si propone come sede ideale per rilanciare e rivisitare la storica produzione
del distretto monregalese e come luogo di sperimentazione e di confronto aperto ad artisti e designer
contemporanei cultori dell’arte ceramica. L’unità produttiva è adesso messa anche a disposizione degli
artisti contemporanei per produrre nuovi lavori all’interno di una continua sperimentazione.
Per informazioni e visite guidate per gruppi organizzati:
Ufficio turistico:
T. 0174.74553069 turistico@comune.mondovi.cn.it
info@museoceramicamondovi.it
http://www.museoceamicamondovi.it/
IL CIRCOLO SOCIALE DI LETTURA DI MONDOVI’ PIAZZA
Il Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza ha sede all’interno del “Palazzo del Governatore”,
edificio dalla lunga storia, il cui primo nucleo su piazza Maggiore risale alla fine del dodicesimo secolo.
Ampliato nel quindicesimo secolo, solo nel 1827 viene dotato di un ampio salone al primo piano. Nel
1876 viene ceduto dal Comune al “Gabinetto di Piazza”, un gruppo di cittadini dell’élite locale. Poco
dopo, nel 1830, viene fondata, con statuto apposito, la Società del Casino di Mondovì Piazza, poi
diventata “Circolo di Lettura”, che si insediò in seguito all’interno del Palazzo. Nel 1930, in previsione
della festa del centenario della fondazione del Circolo, furono eseguiti lavori di ripulitura e abbellimento
del salone. Infine, nel 2003 è iniziato il restauro della facciata su piazza Maggiore, con interventi di
manutenzione straordinaria e di sistemazione degli impianti al primo piano.

SCHEDA TECNICA DELLA MOSTRA
Titolo
:
Polvere di stelle
Seconda edizione 2016
At the Still Point of the Turning World
La ceramica contemporanea di Carla Accardi, Elisabetta Di Maggio, Hilario Isola, Franco Vimercati, Ai
Weiwei
Sedi:
Museo della Ceramica di Mondovì
Palazzo Fauzone di Germagnano
Piazza Maggiore, 1
12084 Mondovì (CN)
Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza
Palazzo del Governatore
Via F. Gallo, 1
12084 Mondovì (CN)
Periodo:
10 settembre 2016 – 8 gennaio 2017
Orari:
Venerdì e sabato: ore 15-18
Domenica: ore 10-18
Opening:
Sabato 10 settembre 2016, ore 18, Museo della Ceramica di Mondovì
A seguire performance musicale del soprano Olivia Salvadori, Circolo sociale di Lettura di Mondovì
Piazza
Promotore:
Fondazione Museo della Ceramica Vecchia Mondovì onlus
In collaborazione con :
Circolo Sociale di Lettura di Mondovì Piazza
Con il sostegno di:
Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo
Con il patrocinio di:
Comune di Mondovì
Con la partecipazione di:
Industrial Tecnica
Banca di Credito Cooperativo di Pianfei e Rocca de’ Baldi
Banco Azzoaglio
Silvateam
Uno speciale ringraziamento a:
Archivio Franco Vimercati
Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana
Galleria Enrico Astuni Bologna
Galleria Raffaella Cortese Milano
Guido Costa Projects Torino
Laura Bulian Gallery Milano
Catalogo:
Silvana Editoriale
Prenotazioni per scuole:
333 6490607 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12)
museodellaceramica.didattica@yahoo.it
Prenotazioni visite guidate e gruppi:
0174/40389
turistico@comune.mondovi.cn.it
info@museoceramicamondovi.it

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