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Somalia, il 43% dei bambini sotto i cinque anni soffrirà di malnutrizione acuta

Settembre 19
16:03 2023

Somalia: Save the Children, il 43% dei bambini sotto i cinque anni – 1,5 milioni – soffrirà di malnutrizione acuta entro il 2024. Nel Paese, più di un quarto della popolazione – 4,3 milioni di persone – entro dicembre di quest’anno, dovrà affrontare livelli di crisi di fame

L’Organizzazione chiede alla comunità internazionale di agire per porre fine alla fame sia in Somalia che nel Corno d’Africa, affrontandone le cause profonde, come ricercare una soluzione sostenibile alla crisi climatica globale, sostenere le comunità più colpite, adattarsi e prepararsi agli shock climatici.

 In Somalia, circa due bambini su cinque sotto i cinque anni[1] soffriranno probabilmente di malnutrizione acuta entro luglio 2024, nonostante le speranze iniziali per le piogge che avrebbero dovuto portare maggiore sollievo alla popolazione. Questo l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e garantire loro un futuro.

La Somalia sta vivendo una delle peggiori crisi alimentari del mondo dopo la più grave siccità degli ultimi quattro decenni. Sebbene l’aumento degli aiuti, alla fine dello scorso anno, abbia allontanato i timori che si verificasse una carestia come quella del 2011 – che causò la morte di circa 260.000 persone – il Paese sta ancora affrontando livelli di fame critici. Le recenti piogge, infatti, non sono state sufficienti a interrompere la spirale della crisi alimentare in cui versa il Paese.

Gli ultimi dati IPC (Integrated Food Security Phase Classification) nel Paese, evidenziano che più di un quarto della popolazione – ovvero 4,3 milioni di persone – entro dicembre 2023, si troverà ad affrontare livelli di crisi di fame (IPC3* e superiori) rispetto al 3,7 milioni attuali[2].

Nonostante secondo le stime la malnutrizione acuta in generale sia migliorata rispetto allo scorso anno, la situazione è ancora estremamente preoccupante. Si prevede, infatti, che circa 1,5 milioni di bambini – il 43% dei bambini sotto i cinque anni in Somalia– soffriranno di malnutrizione acuta entro luglio 2024.

In particolare, Banadir, la regione sud-orientale della Somalia che comprende la città di Mogadiscio, dovrà affrontare il livello più alto di malnutrizione acuta tra i bambini, che riguarderà il 55% dei bambini sotto i cinque anni, compresi quasi 90.000 bambini che si prevede soffriranno di malnutrizione acuta[3], la forma più mortale.

La prolungata siccità ha seccato il suolo, rendendo difficile l’assorbimento della pioggia per poter coltivare i raccolti e ha portato a devastanti e improvvise inondazioni a seguito di forti piogge che hanno distrutto ancora più case e ucciso il bestiame. Si prevede che gli effetti di El Niño rafforzeranno la siccità nella seconda metà del 2023, intensificando le inondazioni. Ciòpotrebbe portare ad un aumento del rischio di malattie, tra cui diarrea acuta, colera, malaria e infezioni acute del tratto respiratorio, in particolare tra i bambini più vulnerabili[4].

“Due bambini su cinque sotto i cinque anni –circa 1,5 milioni – probabilmente soffriranno di malnutrizione entro la prossima estate. Centinaia, se non migliaia, di bambini rischiano di morire di fame e di altre malattie legate alla fame. Sono numeri, ma dietro ogni statistica c’è un bambino vero, una vita in bilico sull’orlo della fame” ha dichiarato Francesca Sangiorgi, direttrice umanitaria di Save the Children in Somalia.

“Sebbene la comunità internazionale sia riuscita a scongiurare una carestia in Somalia alla fine dello scorso anno, c’è ancora molto lavoro da fare. Siamo solo all’inizio e se vogliamo sradicare tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 dobbiamo iniziare a salvare vite umane in Somalia. Save the Children chiede ai grandi donatori di intensificare la loro risposta alla crisi e di garantire che cibo, acqua, servizi sanitari e nutrizionali salvavita, siano immediatamente disponibili in tutto il Paese, per le famiglie che ne hanno disperatamente bisogno” ha concluso Francesca Sangiorgi.

L’Organizzazione, inoltre, chiede alla comunità internazionale di agire per porre davvero fine alla fame sia in Somalia che nel Corno d’Africa, affrontandone le cause profonde, come ricercare una soluzione sostenibile alla crisi climatica globale, sostenere le comunità più colpite, adattarsi e prepararsi agli shock climatici.

Save the Children opera in Somalia dal 1951 ed è leader nazionale e internazionale nella pianificazione umanitaria e di sviluppo nei settori dell’acqua, dei servizi igienico-sanitari (WASH), della salute, della nutrizione, della sicurezza alimentare, dell’istruzione, della protezione dell’infanzia e della governance dei diritti dell’infanzia. Nel 2022 Save the Children ha fornito nel Paese, aiuti umanitari a circa 4,3 milioni di persone, di cui circa 2,5 milioni bambini.

 Per sostenere l’intervento di Save the Children in emergenza: https://www.savethechildren.it/dona-fondo-emergenze#form-start

 

Per informazioni:

Ufficio Stampa Save the Children

Tel.  3409367952 – 3385791870- 3389625274
ufficiostampa@savethechildren.org
www.savethechildren.it

[1] I risultati dell’analisi sulla malnutrizione acuta mostrano che circa 1,5 milioni di bambini di età compresa tra 6 e 59 mesi (meno di cinque anni), affronteranno la malnutrizione acuta tra agosto 2023 e luglio 2024. Di questi, 330.630 probabilmente saranno gravemente malnutriti.

[2] Nelle regioni analizzate dall’IPC ci sono 3.391.053 bambini sotto i cinque anni.

[3] A Banadir, si prevede che 317.520 bambini sotto i cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta, il 55% dei 574.886 bambini sotto i cinque anni nella regione.

 

[4] Secondo l’IPC, i fattori chiave dell’insicurezza alimentare acuta e della malnutrizione in Somalia comprendono gli effetti combinati della media delle precipitazioni e delle precipitazioni scarsamente distribuite, le inondazioni, l’impatto esteso della siccità multistagionale nelle aree pastorali, l’accesso limitato delle famiglie al cibo a causa dei vincoli di reddito e dei prezzi alimentari elevati, la continua insicurezza e i conflitti.

 

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