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TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ NEL PARCO DEI CASTELLI ROMANI

TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ NEL PARCO DEI CASTELLI ROMANI
Aprile 29
07:39 2024

“TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ NEL PARCO DEI CASTELLI ROMANI: LE ZONE SPECIALI DI CONSERVAZIONE (ZSC) STRUMENTO DI SALVAGUARDIA. ASPETTI NORMATIVI E TECNICI.”

 Convegno per i 40 anni della fondazione del Parco dei Castelli Romani, tenutosi nel Comune di Velletri, presente il sindaco di Velletri, l’Ass.re all’agricoltura del Comune, il Commissario Straordinario del Parco dei Castelli Romani, Ass.re regionale bilancio, agricoltura, caccia, pesca, biodiversità e foreste, il Direttore del Parco, il Direttore direzione regionale Ambiente, il Direttore del Centro Equestre Federale, Università la Sapienza, la Direzione regionale Ambiente, l’Istituto Superiore di Sanità, il Direttore tecnico D.R.E.AM. Italia, è stato affermato che dal 1960 è presente il Centro Equestre Federale che è un’eccellenza mondiale, rientrante nel Comune di Rocca di Papa, presso i Pratoni del Vivaro. Posto a circa 600 metri dal livello del mare, ha partecipato a gare olimpiche e nel 2022 sono state organizzate nel Centro le gare olimpiche. Il Centro è utilizzato dai tesserati, aperto al pubblico e per attività di passeggio, dove c’è attenzione alla preservazione del manto erboso. Inoltre, la fienagione del luogo avviene solo una volta l’anno, è stato attuato il piano di mitigazione delle talpe, contro i cinghiali sono state poste delle recinzioni, non pascolano le pecore per via dei lupi ed è stata fatta una mappatura del sito (querce, aceri, etc.). Da tutto ciò è emerso che il Centro ha interesse alla preservazione del sito. Con riferimento all’immondizia inerente ai Pratoni, l’attività del Parco è di segnalazione e la competenza dei Comuni. Problematica che persiste da anni (circa 40 siti individuati), occorre un’azione in sinergia anche a livello associativo. Proposta dal pubblico la posa di foto trappole in solo alcuni punti specifici di maggior sversamento.

In riferimento al Parco dei Castelli Romani, bisogna sapere come usufruire: rispettare la natura. Diverse associazioni presenti (Lega Ambiente, Fare Verde) tutela e salvaguardia della biodiversità sono uno degli scopi del Parco, dove è in atto il taglio del Castagno ceduo, e il Parco ha un’attenzione contro “le persone scellerate che buttano immondizia” a tutela della salvaguardia del territorio.

Lavora in sinergia, il Parco è visto come “risorsa per dare slancio ai territori”, dove il personale lavora con passione, conoscenza, competenza e umanità. Si sta ragionando sugli ammassi non autorizzati presso i margini della strada (piccole bombe ecologiche), con videosorveglianza e si cerca una mano da tutti, lavorando con passione e sacrificio. Affermato che il dovere di tutte le amministrazioni è di “salvaguardare la biodiversità, tutela del territorio e paesaggio” adottando il meccanismo virtuoso: fare in modo di lasciare in condizioni migliori. Inoltre, si sta approntando un rafforzamento dei guardaparco e  sarà aggiornata la legge 29 per renderla attinente ai tempi moderni. Le autorizzazioni inerenti alle attività economiche (taglio dei boschi), i vincoli e i nulla osta sono alcuni degli atti del Parco (istituito nel 1984) e ci sono diversi piani di taglio (P.G.A.F., P.P.T., P.U.F.P.) dove su ognuno grava il parere di conformità del Parco sul taglio. Il Parco non ha sue norme e si avvale di altre (es. Regolamento Forestale).

E’ stato ribadito che la biodiversità di questi territori è unica, circa 110 specie di uccelli (falco pellegrino, cormorano), mammiferi (es. tasso), micromammiferi, rettili e anfibi. Presenti anche specie non autoctone come la testuggine gialla (americana) e molte specie di pesci invasive. Inoltre, sono presenti specie d’invertebrati trovati solo in questo territorio. In riferimento  ai SIC (Siti di Interesse Comunitario), essi sono individuati dall’UE e sono reti d’interesse comunitario a tutela dell’ambiente.

Con riferimento alle procedure, i vincoli spesso s’integrano anche in ragione di semplificazione delle procedure, dove la Rete Natura 2000 è un sistema di aree che tiene conto anche delle esigenze economico/sociali. I soggetti gestori della Rete sono gli Ente Parco. E’ stato introdotto nel parere preventivo all’atto autorizzativo del Parco il “sentito” come atto specifico della Rete in rapporto con il Parco.

La vegetazione del Parco invece è formata da circa 1000 specie, 1/3 di tutto il Lazio, dove delle zone sono importanti a livello UE (ZSC) e fanno  parte della Rete Natura 2000 che tutela a livello UE determinate specie. Nel Parco ci sono quattro zone ZSC (Cerquone-Doganella, Artemisio, Lago Albano, Albano Miralago). Nel Bosco del Cerquone sono presenti la Farnia e il Carpino bianco (foresta di pianura, un tempo molto comune nelle pianure d’Europa e oggi pochissime), importanti anche i suoi cespuglieti spinosi (mantello di vegetazione arbustive come ginestre, prugnolo) per la propaggine boschiva, il bosco si presenta fitto. Con riferimento ai Pantani della Doganella (Nel 1940 fu realizzato il canale di scolo) è presente il Tritone, il moscardino (specie protetta da Natura 2000), la presenza è importante come indicatore ambientale, e i coleotteri xilofagi (es. cervo volante) che vivono nei boschi vetusti.

Affermato che l’essere umano è parte dell’ecosistema, il 95% dei territori terrestri sono soggetti a contaminazione antropica (scala di degrado), dove la perdita della biodiversità comporta un rischio per la salute e la vita all’aperto aumenta la capacità cognitiva. L’uomo è una specie fragile (es. pandemie) e i patogeni sono legati all’ecosistema e risulta quindi che la biodiversità è interconnessa. Pertanto un ruolo importante lo svolgono le aree protette. Un Paese, in generale, si misura in termini di capitale naturale, e le città sono ecosistemi divoratrici di risorse, le quali devono rientrare in circolo (economia circolare).

Affermato che le politiche europee sono pilastri su cui si basano le iniziative con la natura, rapporti dinamici che implicano consapevolezza e collaborazione. Capire la consapevolezza degli impatti, alcune foreste sono sacrificate, altre giovani, più del 30% di una foresta è alimentata da legno morto, dove la sua qualità (tasso di degrado) è importante perché ospitano specie diverse. Pertanto bisogna lasciare una percentuale di legno morto (metri cubi per ettaro sia in piedi sia a terra) all’interno delle foreste. La pianta in sé è un microhabitat, dove nel taglio del bosco bisogna saper riconoscerli (uno studio ha individuato dieci fattori visibili). Tutto regolabile dalla gestione Forestale.

Foto: Palazzo del Comune di Velletri.

 

 

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