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Cerquone- Doganella: un habitat di riproduzione nel Parco Regionale dei Castelli Romani

Cerquone- Doganella: un habitat di riproduzione  nel Parco Regionale dei Castelli Romani
Febbraio 13
08:28 2021

Il Parco Regionale dei Castelli Romani è stato istituito nel 1984, con legge di iniziativa popolare,  “allo scopo di tutelare l’integrità delle caratteristiche naturali e culturali del Vulcano Laziale dei Monti Albani, di valorizzarne le risorse ai fini di una razionale fruizione da parte dei cittadini e per contribuire al riequilibrio territoriale ed allo sviluppo sociale ed economico delle popolazioni interessate”.

Sappiamo che è  un parco antropizzato, che racchiude al suo interno molti dei centri storici dei quindici comuni che lo costituiscono, siamo consapevoli della sua vicinanza con Roma e della pressione antropica che  questa città induce sugli ecosistemi dei parchi.

All’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani si individua, come sito di interesse comunitario (SIC), la zona del  Cerquone-Doganella ai Pratoni del Vivaro.  Quando sono stato nominato, per due volte, nel consiglio direttivo del parco sapevo dell’esistenza, ma non ne conoscevo a fondo  le sue caratteristiche e peculiarità. In quel periodo, parlando con i biologi naturalisti del parco (il Dott. Daniele Badaloni e la Dott.ssa Alessandra Pacini, che ricordo ambedue con piacere), questi mi indicavano, quella zona, come di importanza fondamentale per la riproduzione degli anfibi (rospo comune, tritone crestato e rana dalmatina).

Approfondendo mi sono accorto, consultando il Bollettino dei Musei e degli Istituti Biologici dell’ Università di Genova, che in un lavoro del 2009 (Pimpinelli I. e altri) si evidenzia che il sito di interesso comunitario denominato Cerquone-Doganella rappresenta, per tali specie,  l’ unico sito riproduttivo dei Colli Albani.

Leggo, inoltre, sul sito istituzionale del parco che a febbraio 2019 ha avuto inizio una campagna di salvataggio relativa alla migrazione degli anfibi nella zona dei pantani della Doganella, prevedendo la disposizione di barriere temporanee per agevolare il passaggio stradale di quelle specie di anfibi su tratti di strada particolarmente trafficate e a rischio (Via Tuscolana e Via dei Pratoni del Vivaro). Bene, mi sono detto, tra l’ altro questi sistemi serviranno anche a  moderare la  velocità delle auto vetture nelle zone di interesse naturalistico del parco.

Recentemente, sul quotidiano “Il Messaggero” dello scorso 10 febbraio e sui social, leggo che fa discutere e creano perplessità i cartelli per salvare gli anfibi che l’ Ente Parco ha posizionato in diverse zone, onestamente non capisco affatto le motivazioni di tali critiche.

Il Parco fa la sua parte, tutela, come da legge istitutiva, la natura e protegge le specie a rischio.  Ho scritto questa breve nota sicuro di interpretare il pensiero degli iscritti alla mia Associazione e di tanti cittadini che ritengono la tutela delle specie viventi un patrimonio della collettività.

 

 

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