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Il mondo poetico di Maria Lanciotti

Il mondo poetico di Maria Lanciotti
Gennaio 07
09:36 2012

Uno di copertinaRicominciare da qui, Edizioni Controluce 2011

svolto l’angolo / e incontro / l’unicorno“: questo è il mistero della poesia, dell’ incontro con il poeta. Quel mistero che ancora una volta si rinnova con l’ultimo libro di Maria Lanciotti. Perché cosa è l’unicorno se non la metafora di un mondo ‘altro’ nel quale l’autrice conduce i suoi lettori (“aria vibrante di cicale / musica pastorale di Beethoven / corsa controvento / incontro a stelle“)? Si tratta di entrare in un universo per noi nuovo, percorrere sentieri sconosciuti, lasciare che si svelino le emozioni.

Quali siano poi gli strumenti di cui Maria Lanciotti si serve in questo viaggio (nostro ma anche suo) è lei stessa a dirlo quando ci parla di una parola che – come il bucaneve – spunta “dalla crepa di ghiaccio“.

La ricerca e la sperimentazione intorno a questa parola costituisce infatti un momento centrale e di grande interesse in questa raccolta. E’ evidente nei versi che compongono Uva di monte, una delle cinque parti in cui si articola l’opera. Qui le parole sono accostate una all’altra come gemme, libere da legami strutturali, fluttuanti in uno spazio che dona loro la pienezza dell’identità.

È un giocare con i significati profondi (“nel circuito / di sillabe incatenate / parlavi come parla l’amore / quando parla“), in accostamenti che sono solo apparentemente casuali: “rosseggia fra la roccia / uva di monte / intrecciata a un pruno“.

Ma questa ricerca intorno alla parola – esplicita e dichiarata nella sezione Uva di monte – è presente nella raccolta (e, più in generale, costituisce un segno caratterizzante di tutta l’opera dell’autrice) anche laddove ‘mascherata’ sotto le spoglie di forme più tradizionali. Così è per quella lingua che si fa musica nelle ballate, ultima parte del libro: “Sciogli la treccia e metti il vestito turchese /stasera ti porto a ballare /come quando ragazzi andavamo alla festa di maggio. / (…) … Sciogli la treccia e metti il vestito turchese /e qualche sera portami a ballare / come quando ragazzi andavamo alla festa dei fiori“. E anche per quella “Lingua della lontananza”, la lingua parlata da Khalid con il cellulare all’orecchio “e l’occhio al di là / di questo mare“.

Attraverso questa parola capace di evocare, capace di risuonare nel cuore – ma anche nella mente – di chi legge, una “parola scandita / al battito del cuore“, prende forma il mondo poetico di Maria Lanciotti.

Ricominciare da qui è certamente un titolo che ha in sé una forte componente di concretezza, che rimanda a una dimensione ‘terrena’, a una mitologia del vissuto, al segno delle origini: quello “strisciare sulla sabbia” del fanciullo “affascinato dai sassi / e le conchiglie / che porti alla bocca / per succhiare / il sapore antico di caverna“. Compare, ma non per la prima volta nell’opera dell’autrice, il ricordo di un passato fissato nell’anima. È il sapore del quotidiano (“Nel vaso sempre vuoto di fiori / ho trovato la rosa colta a dicembre / dalla tua mano amorosa“), della terra degli avi, del ricordo dolce e crudele a un tempo (quel “cupo rombo del sangue” che vien meno allorché “dalla fine del tempo” giungono “i primi accordi / dello sferico silenzio / profondo“); il gusto – di donna? – per le piccole cose della nostra vita.

Maria Lanciotti ci rende partecipi di emozioni che vanno ben al di là di un vissuto personale, emozioni che affondano nell’universale e traggono proprio da questa dimensione la loro forza. Anche quando la vita si presenta amara e dolorosa, la poesia non si tira indietro e non intende trasfigurare una realtà che viene invece sempre affrontata. Con limpidezza e coraggio.

Ma poi, quasi per magia, l’autrice ci prende per mano e ci accompagna in volo, sulla cima di vette altissime, così in alto dove solo l’arte può condurci: “È nelle notti gelide e stellate / che il cosmo / brucia / i suoi più intensi incensi“.

Questo alternarsi di prospettive diverse, che in definitiva non sono se non le facce dello stesso poliedrico esistere della poetessa, caratterizzano questa ultima prova di Maria Lanciotti. E di questo le siamo grati.

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