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Imposimato e ‘#La Trattativa’ alla Sala ‘Nenni’ a Ciampino

Imposimato e ‘#La Trattativa’ alla Sala ‘Nenni’ a Ciampino
Giugno 09
06:00 2015

In Italia, l’atto fondativo, se vogliamo il ‘peccato originale’ della Repubblica, si può benissimo individuare nell’eccidio di undici contadini a Portella della Ginestra il 1° maggio 1947. Ma, si sa, il nostro Paese è complesso, e quindi non basta: di prove di forza ce ne vogliono altre, sempre più violente, se possibile ancor più terrificanti, tali da rendere gelatinosa la colonna vertebrale di intere generazioni. Il livello dello scontro in questo modo si alza improvvisamente, e pericolosamente, il 12 dicembre 1969 a Milano, con una bomba piazzata alla Banca dell’Agricoltura, in Piazza Fontana, quasi una risposta, astiosa e vendicativa, dello Stato e dei suoi apparati segreti alle eccezionali lotte studentesche e operaie dell’anno prima. E, a seguire, la strage di Piazza della Loggia a Brescia, le bombe sul treno Italicus e sul ‘904’, la strage alla stazione di Bologna. In mezzo il rapimento di Aldo Moro e, perché no, l’assassinio di Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo di Ostia. E’ incalzante il giudice Ferdinando Imposimato nel ricordare questi e tanti altri avvenimenti ad una platea attenta e partecipe, ieri sera alla Sala ‘Pietro Nenni’ di Ciampino, intervenendo subito dopo la visione de ‘#La Trattativa’, il film-documentario della regista Sabina Guzzanti incentrato sulla liaison Stato-Mafia negli anni Novanta. E si rimane sgomenti allorché si intuisce, trasalendo, che il Potere, quando si tratta di piegare e spezzare resistenze o nuove istanze, non si ferma dinanzi a niente, non guarda in faccia a nessuno. Succeda quel che deve succedere. Così a Genova nel 2001, incurante delle decine di televisioni straniere che riprendevano tutto. O nella fredda autoassoluzione di questi giorni, tra mucche e ‘mondo di mezzo’, che ricorda tanto quella morotea del ‘non ci faremo processare nelle piazze’. Non ha paura il giudice Imposimato, al quale la camorra uccise il fratello Franco nel 1983, a denunciare l’intreccio mafia-politica perché, come afferma lui stesso, queste cose le ha dette e scritte nei libri e negli articoli. Falcone sapeva ma non diceva niente: questo è stato, secondo il giudice, il suo errore. Un po’ a sorpresa sono mancati ieri sera alla proiezione e al dibattito i rappresentanti istituzionali, Sindaco e assessori, del Comune di Ciampino. Gli unici ad esserci e ad interloquire con i cittadini, con Imposimato e Sabina Guzzanti, in collegamento Skype, i portavoce del Movimento 5 Stelle Marco Bartolucci, Marilena Checchi e Daniele De Sisti insieme al deputato M5S Massimo Enrico Baroni.

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