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LA PRESA DI CRISTO: INTERVISTA ALL’ARCH. PETRUCCI

LA PRESA DI CRISTO: INTERVISTA ALL’ARCH. PETRUCCI
Aprile 12
16:01 2024

Arch. Petrucci, recentemente Palazzo Chigi di Ariccia, di cui Lei è il conservatore, ha esposto “La Presa di Cristo” del 1602. Un olio su tela di 142×218,5. Chi è l’artista Caravaggio?

Caravaggio, come noto, oltre ad essere stato uno dei più influenti pittori del suo tempo, soprattutto dopo il tragico epilogo della sua travagliata vicenda esistenziale, quando il “caravaggismo” dilagò in tutta Europa, è oggi forse l’artista più amato e conosciuto al mondo.  

Tanto che innumerevoli sono i libri, le mostre e gli scritti a lui dedicati, in gran parte dei casi inutili e ripetitivi.

La sua forza è nella capacità di esprimere, attraverso un linguaggio diretto, di forte impatto emozionale e di schietto realismo, privo di alcuna idealizzazione, i valori umani più profondi. È stato l’artista che ha saputo trasformare in immagine significante, meglio di chiunque altro, i principi del Cattolicesimo, andando alla radice della spiritualità cristiana.

In fondo è il primo pittore “concettuale” della storia, interessato ai contenuti psicologici delle vicende che descrive e non all’aderenza rigorosa alle narrazioni evangeliche, come facevano i suoi predecessori e i suoi contemporanei.

È come un fotoreporter che crea uno iato tra il presente e il passato remoto, portandoci al momento esatto in cui l’evento è accaduto. Per questo veste alcuni personaggi delle sue composizioni con abiti contemporanei, accanto ai protagonisti vestiti all’antica.

 

Cosa può dirci del dipinto?

L’opera esposta in mostra ad Ariccia, da ottobre 2023 a gennaio 2024, costituisce la prima versione della Presa di Cristo commissionata a Caravaggio da Ciriaco Mattei nel 1602.

Lo confermano la sua potenza espressiva, le caratteristiche tecnico-stilistiche, i dati documentari e le indagini diagnostiche, come ho cercato di dimostrare nel catalogo della mostra (Caravaggio. La presa di Cristo dalla Collezione Ruffo, De Luca Editori d’Arte, 2023).

D’altronde l’attribuzione, escluse alcune limitate accezioni, come è naturale che sia essendo stata un’opera mai esposta al pubblico dopo il restauro e la recente revisione (2023), è confermata dalla massima parte della comunità scientifica.

Numerosi dubbi sono stati avanzati invece recentemente sulla replica in deposito alla National Gallery di Dublino, che alcuni studiosi riferiscono ad altra mano, forse un pittore nordico, come poteva essere il caravaggesco Gherardo delle Notti, al quale una seconda versione della composizione identificabile appunto con quella irlandese era attribuita negli inventari Mattei del ‘700 e poi tra XIX e XX secolo.

 

L’evento in oggetto ha visto una cospicua presenza di pubblico?

Caravaggio è stato un volano promozionale straordinario, poiché i fruitori della mostra hanno visitato anche il palazzo e la cittadina, con ricadute per le attività di ristorazione.

Siamo riusciti a stabilire una collaborazione con la Fondazione Banco di Napoli e altre istituzioni private, tra cui la Fondazione BCC Castelli Romani, che hanno totalmente finanziato l’evento senza alcun onere per il Comune di Ariccia.

Abbiamo avuto un afflusso di pubblico straordinario, oltre 20.000 visitatori che venivano da tutt’Italia, ma anche dall’estero. Mai visto tanto pubblico negli oltre vent’anni trascorsi dalla sua apertura, con enorme entusiasmo da parte dei visitatori!

Attualmente la Presa di Cristo è in mostra a Palazzo Ricca a Napoli, sede della Fondazione Banco di Napoli, anche qui riscontrando notevole successo, ove rimarrà fino a giugno.

 

In generale, l’arte che impatto può fornire per la coscienza e conoscenza di un territorio e come è percepita all’estero l’area Castelli Romani?

Senza la conoscenza della nostra storia, comprese le espressioni artistiche, si brancola nel buio, per questo bisogna lavorare sui giovani.

Proprio l’ignoranza, accanto agli interessi speculativi, ha prodotto a partire dagli anni ’60 del secolo scorso la devastazione di vaste aree dei Castelli Romani e la noncuranza verso il loro rilevante patrimonio architettonico e paesaggistico. Anzi, si continua a costruire…

I Colli Albani sono stati esaltati per secoli da artisti, pittori, letterati, viaggiatori, come uno dei contesti più belli d’Europa, ma la mancanza di consapevolezza di tutto questo ha causato i danni che vediamo…

Tuttavia c’è molto da fare e ci sono senz’altro segni di un interesse per la valorizzazione del territorio, che fino a pochi anni fa non esisteva.  

Gli stranieri apprezzano molto la ricchezza culturale e paesaggistica dei Castelli Romani, ma trovando chiusi gran parte dei palazzi, ville e musei, spesso anche le chiese, si scoraggiano…

Penso, solo per fare un esempio, ai Cappuccini di Albano, ove si conserva la più straordinaria pala d’altare caravaggesca di Roma e dintorni, opera di Gherardo delle Notti, e un notevole Presepe berniniano, che è sempre chiusa… forse le monache che abitano il convento ne potrebbero garantire l’apertura, trattandosi di una chiesa!

 

L’area dei Castelli Romani, notoriamente ricca di storia, messa a “sistema culturale” può avere una valorizzazione che passi dal particolare al generale? Grazie.

L’apertura e la messa in rete del sistema di ville e palazzi, i “Castelli Romani”, accanto alla valorizzazione delle aree archeologiche e naturalistiche, il vero recupero dei centri storici, in gran parte abbandonati e degradati, può invertire la rotta.

Indubbiamente anche i collegamenti con la capitale vanno completamente rivisti. Paradossalmente un territorio così vicino a Roma viene raggiunto prevalentemente con auto private, dati i tempi lunghissimi e le carenze dei mezzi pubblici…

Un’effettiva sinergia tra pubblico e privato può aiutare, ma bisogna lavorarci…

Foto: La presa di Cristo.

 

 

 

 

 

 

 

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