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Messico in bilico. Viaggio da vertigine nel Paese dei paradossi

Messico in bilico. Viaggio da vertigine nel Paese dei paradossi
Ottobre 17
18:35 2018

Giovedì 18 ottobre, ore 17,00 presso la sede della FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) corso Vittorio Emanuele II, 349 – Roma, presentazione del libro  Messico in bilico – Viaggio da vertigine nel Paese dei paradossi Di Fausta Speranza, prefazione di Lucio Caracciolo – introduzione di Paolo Magri Dialogano con l’autrice Lucio Caracciolo e Daniele De Luca, modera Valentina Alarzaki

Il Messico ti abitua al potere evocativo della parola e dell’immagi­ne. Ti trascina sul terreno dell’empatia più estrema per drammi e tragedie e ti abbandona tra le braccia dell’arte e dell’ironia, dopo averti stregato di bellezza. Natura e storia, arte e violenza, vita e morte. Tutto ha i colori accesi. E tutto sembra tornare nell’immagine della Catrina, una statuetta di donna, o meglio uno scheletro elegantemente vestito e abbigliato, che suscita tristezza e simpatia, mistero e irriverenza. Ci è sembrato un magnifico elogio dell’ironia che sembra confondere e riscat­tare in Messico qualunque paradosso e dualità.

La storia della Catrina inizia durante i governi di Benito Juárez, Seba­stian Lerdo de Tejada e Porfirio Díaz. In questi periodi cominciarono a diffondersi testi scritti per la classe media che criticavano la situazione del Paese e delle classi più privilegiate. Queste pubblicazioni, chiamate de combate, erano accompagnate da disegni di scheletri e teschi. Rap­presentavano una critica alle classi agiate durante il periodo della Ri­voluzione messicana. Tra queste pubblicazioni, sono diventate famose le illustrazioni di Posada: la sua critica sociale ha rivelato situazioni di disuguaglianza e di ingiustizia nel Paese. I suoi scheletri erano simbo­lo di una popolazione corrotta, ben vestita fuori ma “morta” dentro. I suoi disegni di scheletri, chiamati inizialmente La Calavera Garbancera, simbolizzavano chi pur avendo sangue indiano fingeva e si atteggiava come europeo rinnegando la propria cultura. Altre volte questi scheletri addobbati simboleggiavano la falsità della classe agiata.

Nel 1947, Diego Rivera diede a questi scheletri l’aspetto conosciuto oggi, con l’iconico cappello di piume e gli abiti eleganti. Nasce La Catri­na, come parte femminile del Catrín, che identificava un uomo elegante e ben vestito. Rivera la fa apparire nella sua opera Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central. Da allora molti illustratori utilizzano e interpretano lo scheletro secondo la loro personale sensibilità.

Una delle feste più importanti dedicate alla Catrina e alla morte, dopo la Fiera di San Marco, è proprio il Festival de las calaveras, Festival dei teschi, a cavallo tra ottobre e novembre, celebrato con particolare enfasi ad Aguascalientes, città del Messico centro-occidentale, capitale dello stato omonimo e della contea omonima, sulle rive del fiume omonimo. Nell’ambito del festival, il pueblo magico di Aguascalientes riprende an­tichissime tradizioni del culto dei defunti e rende omaggio a uno dei più illustri artisti del Messico, José Guadalupe Posada, con sfilate di teschi ma anche concorsi di illustrazione. Ma non è festa solo ad Aguascalien­tes: ovunque in Messico è un tripudio di scheletri, di suoni, di colori.” Muovendosi tra dimensioni umane e sociali e lambendo versanti politici e geopolitici, Messico in bilico offre un biglietto per un viaggio da verti­gine sulle “montagne russe” dei paradossi messicani. Con il patrocinio di Amnesty International

L’autrice
Fausta Speranza lavora alla redazione esteri de L’Osservatore Romano dal 2016 (prima donna a occuparsi di politica internazionale), dopo 25 anni al radiogiornale di Radio Vaticana, con ruolo di inviata. Ha collaborato per anni con Limes, RadioRai, Famiglia cristiana e – occasionalmente ma pubblicando in Prima pagina – il Corriere della Sera e Il Riformista. Vincitrice nel 2017 del Premio giornalismo di cultura di Israele e nel 2011 del Premio Giornalismo Parlamento europeo, sessione radio, ha visitato, realizzando reportage, molte località d’Europa, Stati Uniti, Medio Oriente, Asia centrale, Estremo Oriente, Africa, America Latina. Coautrice, con altri otto giornalisti, del libro Al mio paese. Sette vizi. Una sola Italia (Edimedia Ed.), che ha ispirato un cortometraggio, uno spettacolo teatrale e un concorso per giovani su la Repubblica.

 

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