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È fatalità! – di Dario Fo

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È fatalità! – di Dario Fo

dicembre 20
23:00 2008

Il nostro Presidente del Consiglio si è rifiutato, a nome del popolo italiano, di aderire al programma europeo che impone a tutti gli stati della coalizione di abbassare le emissioni di gas tossico del 20% entro il 2012.
“No!” s’è ribellato Berlusconi, “non siamo in grado di aderire. L’attenerci a un simile decalage di emissioni di CO2 e altri gas inquinanti vorrebbe dire per il nostro paese un disastro insostenibile sia sul piano produttivo che economico, giacché l’inquinamento atmosferico del nostro paese è determinato soprattutto dagli impianti industriali, le cui strutture di smaltimento delle scorie solide e gassose dovrebbero essere abbattute quasi al completo e sostituite con apparecchiature adeguate, il che imporrebbe alle nostre industrie oneri di spese non previsti e oltretutto deleteri per la nostra economia. Quindi, cari cittadini italiani, basta coi mugugni e, per il bene del nostro benessere nazionale, respirate smog a pieni polmoni, intasatevi di polveri sottili, residui metallici, scorie urticanti e procurate ai vostri bambini asma a volontà”. Ma ecco che un’inchiesta indipendente, quindi non condizionata dal governo in carica, scopre che i danni maggiori all’atmosfera del nostro paese sono causati da bruciatori obsoleti e fuorilegge, dall’utilizzo di forni a carbone e soprattutto dalle enormi dispersioni nell’ambiente di sostanze tossiche causate dalle raffinerie e altre industrie. E ancora da migliaia di caldaie per il riscaldamento privato e comunale di tipo antiquato. E qui possiamo ben immaginare la risposta del nostro Primo Ministro: “Ma che si pretende da noi? Che si adotti la legalità e si cancelli l’obsoleto? Obsoleto vuol dire ‘vecchio’, ma anche ‘antico’ e quindi dovremmo cancellare la nostra memoria originaria, la nostra storia?” E qui Berlusconi dimostra una profonda cultura, addirittura socialista, poiché sentenzia: “Un popolo senza memoria storica, come dice Gramsci, è un popolo senza futuro. E noi alla cultura ci teniamo, eccome! E anche al nostro futuro, a costo di continuare ad asfissiarci in un paese ridotto a una camera a gas!”.
Qualcuno fa osservare inoltre che in Italia, al contrario di ciò che hanno realizzato negli altri paesi più civilmente coscienti d’Europa, non si è ancora intrapreso un benché minimo programma di risparmio energetico e soprattutto si è fato poco per la produzione di energia alternativa attraverso i cosiddetti pannelli fotovoltaici, quasi niente per lo sfruttamento di propellenti naturali non inquinanti e per l’installazione di pale eoliche. Ci sono regioni del Nord Europa – vedi Germania e Olanda, per non parlare di Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia – dove si sono raggiunti vantaggi notevoli attraverso le fonti rinnovabili: l’Italia è dichiarata dagli esperti la nazione che avrebbe più vantaggio nel produrre energia alternativa pulita in quanto, come dice la canzone, simm’ ‘o paese d’o sole, e attraverso il calore solare, a livello notevole come il nostro, riusciremmo a produrre con uno stesso impianto il triplo di ciò che riescono a generare nei paesi del nord.
L’altro giorno più di un telegiornale ha mandato in onda un servizio davvero esaltante dove si presentavano i tetti di un grande edificio del Vaticano completamente ricoperti da pannelli solari: il commentatore della città sacra ci informava del vasto perimetro ricoperto da quella struttura che assorbe luce e calore per trasformarla in energia.
Quindi ci offriva alcune informazioni sulla produzione di energia fotovoltaica: così venivamo a scoprire che grazie a quell’impianto, lo stato del Vaticano ottiene il 20% del proprio fabbisogno d’elettricità. Quell’apparecchiatura è stata regalata al Papa da un’impresa tedesca evidentemente molto religiosa che ha voluto omaggiare di un bene attivo e altamente progredito il centro della cristianità. Pare che in seguito all’efficienza dimostrata dalla suddetta copertura dei tetti sacri, l’economo del Vaticano abbia già in progetto di far ricoprire con pannelli solari anche il cupolone di San Pietro, l’intera piazza del Bernini e tutte le innumerevoli cupole delle cattedrali e basiliche di Roma di proprietà della Chiesa, ottenendo così un sovrappiù straordinario di energia da vendere al nostro governo o meglio all’Enel. Forse finalmente a ‘sto punto, spinti dall’esempio del rappresentante di Dio in terra, i nostri governanti si sveglieranno dal loro torpore e si decideranno ad indire anche nel nostro paese una campagna per l’installazione di impianti per la produzione di energia alternativa di ogni genere… ma questo è solo un sogno.
Il programma dei nostri governi è da sempre di corto respiro e persegue una logica sparagnina, da droghieri d’altri tempi: basta prendere in considerazione il caso del petrolio, il cui prezzo ad un certo punto era salito a quasi 150 dollari al barile. Immediatamente i petrolieri e con loro le imprese di raffineria avevano in un attimo aumentato il prezzo della benzina fino a 1,53 euro al litro.
Ma appresso, in seguito al tracollo dell’economia mondiale, che ha prodotto un abbassamento straordinario del consumo pro capite dei carburanti, ecco che il prezzo del greggio scende addirittura a cinquanta dollari al barile. A questo punto ci si aspetta che con la stessa velocità con cui si è aumentato il prezzo, ora lo si cali dello stesso valore, cioè un litro di benzina dovrebbe costare 1,10 euro al litro… e invece no, tranquillamente rimane a 1,16 euro al litro, cioè tre volte di più del prezzo logico.
((Lo scorso 11 luglio, quando le quotazioni del petrolio a New York hanno raggiunto il record di 147,27 dollari al barile, fare un pieno di verde o gasolio costava tra i 1,539 e i 1,553 euro al litro. Oggi, con le nuove riduzioni, costa circa 1,16. È ai minimi da tre anni.
Nomisma Energia calcola un prezzo “ottimale” alla pompa. Che, attualmente, è di 1,10 euro al litro per la benzina e 1,11 euro al litro per il gasolio. Alla pompa, invece, paghiamo 1,16: 6 centesimi in più di quanto dovremmo (5 centesimi per il gasolio).
FONTI: ”Il Sole 24 ore”))

Siamo in crisi, quindi soprattutto bisognerebbe favorire i cittadini, a cominciare dai meno abbienti e da coloro che da pendolari usano tutti i giorni la propria macchina e invece (è incredibile!) il governo fa finta di nulla: se ne guarda bene di intervenire drasticamente contro i petrolieri e i distributori perché restituiscano il maltolto. D’altra parte chi glielo fa fare ai nostri governanti di far abbassare il prezzo della benzina e del gasolio? Il Centro Studi Promotor basandosi sui dati pubblicati dal Ministero dello Sviluppo economico ha stimato che nei primi cinque mesi del 2008 gli italiani abbiano speso per il pieno di carburante 26,1 miliardi di euro. Di questi, 12,7 miliardi sono andati ai produttori e ai distributori, mentre le fetta più grossa, 13,4 miliardi, sono finiti nelle casse erariali. Ecco perché qualcuno continua a ripetere spesso in questi tempi “Piove benzina, Governo ladro!”
Ma noi insistiamo a chiedere: i nostri politici, in particolare quelli che stanno al potere, come se la cavano? Prendono qualche iniziativa rispetto a questa tragica contingenza sia finanziaria che ambientale ed energetica? Hanno un progetto? Certo che ce l’hanno, così quando ho visto sullo schermo televisivo presentarsi il ministro Scajola, incaricato del programma energetico, che sorridendo annunciava “Abbiamo la soluzione”, mi sono detto: oh, ci siamo, finalmente ci verrà a dire quello che aspettiamo da anni.
E invece no, sempre tranquillo e sorridente lo Scajola, nome onomatopeico, ha dichiarato: “Cari cittadini, si torna al nucleare”.
Nucleare?! Ma come, non l’avevamo già sperimentato cinquant’anni anni fa e avevamo pure organizzato un referendum per cacciarlo via dal nostro territorio? (1987) “Sì”, ribatte lo Scajola, “ma abbiamo commesso un errore. L’energia nucleare è pulita, rinnovabile; impariamo dai francesi che da anni ne producono in tale quantità da venderne anche a noi e farsela pagare cara, molto cara”. Ma… pam! In quello stesso istante, in Francia succedeva un disastro: dall’impianto nucleare più importante della nazione, fuoriuscivano scorie tossiche che inquinavano tonnellate di acqua per il raffreddamento della centrale, così da rischiare di contaminare tutte le falde acquifere e il fiume più importante della provincia.
Fermi tutti! Niente panico. Pac! Salta in aria un altro sistema di sicurezza, altro inquinamento e stavolta ci vanno di mezzo dieci operai. “Ma, calma!” dice il ministro, “degli operai sono stati colpiti dalle esalazioni, è vero, ma solo leggermente”. Cosa significa “leggermente”? Significa che i danni procurati alla salute di quei dipendenti sono insignificanti: gli son diventati i capelli un po’ azzurri, gli occhi fluorescenti e la pelle leggermente squamata. Qualcuno ha anche le branchie, ma gli stanno bene.
Ma io mi chiedo, questi politici sono ignoranti naturali o hanno studiato per diventarlo? Nessuno ha detto loro che, a parte il pericolo continuo di disastri tipo Chernobyl, per il nucleare esiste il problema delle scorie? E che noi, in Italia, per il solo fatto di aver messo in funzione un paio di centrali nucleari cinquant’anni fa, ancora oggi abbiamo tonnellate di scorie che non sappiamo dove sbattere, e il cui mantenimento in luogo protetto ci impone la presenza di uno stuolo di tecnici a continuo controllo delle scorie di uranio stipati in migliaia di barili altamente tossici? Guardiani che impegnati in decine di bunker distribuiti in luoghi diversi della penisola, il cui mantenimento ci costa miliardi ogni anno, e oltretutto senza una prevista scadenza di quei servizi e di un programma di smantellamento. Perciò quei miliardi di euro all’anno verranno elargiti a tempo indeterminato, come a dire infinito.
Ma Scajola è al corrente di questo terribile squarcio economico? Noi crediamo di sì, lo sa, ma non ne parla nemmeno a se stesso. Quindi non sa nemmeno che negli Stati Uniti esiste un’area enorme dello Utah, trasformata grazie alle scorie, in una discarica tossica orrenda, che continua a contaminare animali e uomini a distanza ormai di quarant’anni? E in Francia, nazione all’avanguardia del nucleare, dove le sistemano le proprie scorie? Non si sa, ce l’hanno ancora lì, belle impacchettate, ma nessuno sa dove sbatterle. Il ministro ha dichiarato che da noi monteranno subito una mezza dozzina di impianti, ma questi cervelli incandescenti di Scajola e Berlusconi sanno cosa costa montare una centrale nucleare? In Finlandia ne stanno costruendo giusto una di ultima generazione. Avevano previsto che sarebbe costata un miliardo di euro, ma a metà percorso si sono accorti che il miliardo previsto s’era raddoppiato, due miliardi. Poi è sorto un problema dovuto ad infiltrazioni d’acqua nel sottosuolo e altri impicci. Così per rimediare sono arrivati a cinque miliardi. Ora i responsabili della centrale, gente preparata e onesta, hanno avvertito che il valore dell’energia che riusciranno a produrre con quella loro centrale non riuscirà a coprire neanche la metà dei costi di fabbricazione ed impianto. Non solo, ma che la perdita aumenterà a dismisura quando, fra una ventina d’anni, come di norma, dovranno smontare tutto l’impianto e preoccuparsi di imballare ogni elemento dentro un enorme container in cemento armato, e poi andare a sistemarlo in uno spazio scavato nella roccia a un minimo di cento metri sotto il livello del suolo.
E il ministro, sempre lui, lo Scajola, assicura che quella nucleare è un’energia rinnovabile e viene smentito immediatamente da ogni scienziato onesto e informato che lo sbeffeggia: “Ma che dici, o grullo? Attento a te, Scajola, i reattori funzionano solo grazie all’uranio arricchito”.
Ora devi sapere che negli ultimi 10 anni il prezzo di questo propellente è aumentato addirittura di dieci volte, per la semplice ragione che le riserve stanno per finire (2007 il prezzo record di 106 dollari la libbra); quindi apprendi che l’uranio non è rinnovabile: se lo consumi, finisce e ti lascia solo le scorie… e giacché il vostro governo, Berlusconi in testa, ha appreso che per soddisfare l’intero bisogno della nazione si dovrebbero realizzare, sul nostro territorio, almeno sessanta centrali dell’ultima generazione, dove andate a sbattere?
Vi è sfuggito il particolare che per raggiungere questo numero abbisognano almeno trent’anni, con una spesa da fantascienza? E poi c’è il guaio che proprio in ragione dell’enorme numero di centrali che ogni paese cosiddetto civile ha in programma di costruire, entro quindici anni, di uranio fruibile non ce ne sarà più e allora con cosa le fai andare le sessanta centrali, con le noccioline? O col popcorn?! E poi, cervellone mio, ci spieghi in quale zona o territorio hai in mente di costruirle queste centrali? Nessuno ti ha detto che l’Italia è un paese a forte incidenza tellurica? E che dal nord al sud più profondo non c’è luogo dove sia pensabile montarci un impianto nucleare? L’unico sicuro sarebbe Roma, anzi il Vaticano è proprio il punto ideale… io insisto e firmo per una soluzione del genere.
A parte i lazzi ironici prima di chiudere vorrei esprimere un’ultima considerazione: il Presidente Berlusconi ha scoperto uno straordinario leit motiv per giustificare le cause dei disastri che da noi si susseguono. Ultimamente in seguito a quel rovinoso crollo del soffitto avvenuto nella scuola di Rivoli presso Torino che ha seppellito una ventina studenti di cui uno è ancora a rischio di paralisi e un ragazzo di diciassette anni è morto schiacciato, il Capo del Governo ha tranquillizzato la popolazione dichiarando: “Nessuna colpa, è stata una fatalità”.
Non passa un giorno che subito viene clamorosamente smentito dal capo della Protezione Civile Bertolaso, che nega: No, non si tratta di disastro senza colpa: il crollo è avvenuto causa il cedimento del controsoffitto travolto da un tubo di ghisa appeso malamente e abbandonato dall’impresa che ha eseguito gli ultimi lavori di assestamento. Inoltre il Bertolaso aggiunge: “In Italia sono ventiduemila gli istituti pubblici che si trovano a rischio sismico e in particolare sedicimila sono quelli ad alto rischio: servono 13 miliardi per garantire la completa agibilità delle scuole”.
Questo capo della Protezione Civile è da buttare: ma come si permette di contestare le dichiarazioni del suo superiore massimo e togliergli la possibilità di ripetere i prossimi disastri? È fatalità! E pensare che stava già componendo con l’ausilio del suo musicista preferito, Apicella, una canzonetta che così comincia:

Il mondo è tutto un disastro:
crollano i soffitti, crolla la Borsa,
ma nessuno ne ha colpa, è fatalità!
In Iraq c’è petrolio a volontà
Una guerra scoppia
Nessuno ne ha colpa,
La ragione non si sa, è fatalità!
Nei mercati del mondo intero
crolla il dollaro,
pare un cimitero,
le banche vanno in fallimento,
ma, per favore, nessun lamento, è fatalità!
No, nessuno ha speculato
Nessuno ha truffato con azioni fasulle
dette derivati
si, ci son stati milioni di rovinati,
ma perché son così avventati?
Nessuno ne ha colpa, è fatalità!
Ora bisogna unirsi nella solidarietà
e aiutare le banche che stanno fallendo.
Sì, proprio quelle che hanno tirato il bidone
E vi hanno fottuti.
A loro vanno i nostri aiuti
Anche voi volete un soccorso?
Essere aiutati?
Ci spiace, ma i soldi son finiti
Sono già stati impegnati per sostenere la pace,
la pace tanto ambita,
purtroppo guerreggiata.

Dario Fo – 27 novembre 2008 (Fonte: Il Cacao della domenica)

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