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La vecchia generazione e… il riuso. Dal riuso privato alla commercializzazione dei ‘prodotti differenziati’

La vecchia generazione e… il riuso. Dal riuso privato alla commercializzazione dei ‘prodotti differenziati’
Ottobre 06
08:48 2014

Niente buste di plastica per la spesa, si andava con la ‘sporta’, in cuoio o stoffa, sempre la stessa. Noi contadini avevamo il vantaggio di riciclare l’organico, considerati gli animali di cui disponevamo; per gli altri non c’era la cultura di gettare: si conservava il superfluo per i giorni successivi.
L’utilizzo dei primi elettrodomestici trovava, con il passare del tempo, non la discarica ma un riparatore in grado di prolungarne il servizio. Stesso discorso per scarpe e vestiti che avevano una loro ‘clinica’ per protrarne l’utilizzo.
Il riuso delle materie prime, lo sviluppo industriale e del terziario di quegli anni ci permetteva di disporre di un’economia per acquistare nuovi beni per la casa o per il tempo libero. Il tutto prese il nome di boom economico: dimenticando l’ottima gestione morigerata, non di banchieri bensì di casalinghe e cittadini. I banchieri inventarono le cambiali, gli americani esportarono l’usa e getta. Ben presto ci trasformammo in un cane che si morde la coda: acquista, utilizza, getta, acquista. L’economia del ‘riuso’, che ci permetteva di disporre di finanze da utilizzare, ben presto iniziò a riempire i secchi della spazzatura finanche ai bordi di strade e boschi. Oltre le congiunture economiche e le speculazioni internazionali, i nostri risparmi sono finiti spesso nella spazzatura.
A metà degli anni Novanta iniziava a diffondersi un termine: riciclo. Il trascorrere degli anni ci imponeva un cambio di direzione nel rapporto di tutto ciò che utilizzavamo giornalmente. Riempite discariche, compromessi interi territori e aree marine, ci siamo resi conto della necessità di riutilizzare ciò che era prodotto e utilizzato. Nacque la ‘raccolta differenziata’.
Ma proprio l’alto valore dei rifiuti ha attirato la malavita e la corruzione nella gestione della raccolta, trovandosi in collusione con amministrazioni e, ancor peggio, con le nostre ‘preziose industrie’, cieche alla destinazione dei rifiuti ma molto vigili ai guadagni accumulati con il basso costo dello smaltimento. Ben presto molti territori sono divenuti gironi danteschi.
Negli ultimi decenni il costo dello smaltimento dei rifiuti è diventato un grande giro d’affari, e un onere significativo per le famiglie. Obiettivo della differenziazione è riversare bassi quantitativi in discarica, e indirizzare al riciclaggio i materiali rigenerabili, vendendoli, così da ridurre i costi dello smaltimento generico dei rifiuti. Questo l’obiettivo che deve porsi l’amministrazione pubblica, facendo sì che i soldi dei cittadini non finiscano in una discarica, bensì in un riuso produttivo di materie prime.
Giugno 2014 è stato il mese dell’avvio della raccolta differenziata nel comune di Rocca Priora, settembre quello per Monte Compatri; in molti altri paesi la differenziata è attiva da anni. Non tutti i cittadini si trovano a loro agio nel differenziare i rifiuti, le abitudini sono dure a morire, e troppo spesso stimati concittadini continuano a buttare sulle strade buste di rifiuti, che presto raggiungeranno boschi, prati e settori alimentari a nostra disposizione. Difficile trovare un termine per definire un simile comportamento. La crescita civile di una società non si misura solo con il Pil: spesso anche con la qualità della vita che siamo in grado di renderci.

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