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Ricordi e nucleare

Novembre 30
23:00 2007

Dall’alto del Pontile, contemplo il mare. Che bello vedere una tale, sconfinata immensità. Meraviglioso trovarsi davanti a qualcosa di cui non riesci a scorgere la fine. Scruto l’orizzonte che si perde nell’acqua. Rimango per qualche istante con lo sguardo perso in lontananza. Poi guardo verso il punto in cui il mare si ricongiunge alla terra. A riva si scorgono cinque gabbiani vicino a delle imbarcazioni. Ho un sacco di progetti e questo mi fa pensare che tutto sommato non è ancora il momento di mettersi a fare bilanci, più o meno. Vicino a me, Simonetta. “Che c’è?” le chiedo. Non risponde. Tiene le braccia incrociate sulla camicia, ma non sembra intenzionata a tornare a casa. E così continuiamo a passeggiare, con Simonetta, con il rumore delle onde come unica compagnia. Intanto si è fatta sera. Guardiamo il mare; la luce della luna tremola all’orizzonte fino a riva e si perde nella schiuma delle onde che s’infrangono sulla spiaggia. Lasciamo che il fragore delle onde ci avvolga. Bouganvillee e rosmarino, gerani e basilico. Saint Tropez? Macché: Collevecchio. Mi sdraio sull’erba, sulla schiena, le mani intrecciate dietro al testa. Eccola là, l’Orsa maggiore. E accanto a lei, l’Orsa Minore. Quante volte le ho guardate assieme a Simonetta, dal balcone di zia Felly affacciato sul cortile, oltre il quale si vede il Soratte. Da bambino certi pomeriggi d’estate prendevo la bicicletta Graziella che mi aveva regalato papà per i miei otto anni e mi lanciavo a tutta velocità lungo il Cavone, poi sbucavo dalla Buchetta e imboccavo la strada immersa nel verde che porta al Parco della rimembranza e una volta lì smontavo dalla bici e scendevo tra i cespugli e andavo a sedermi sul piedistallo di un antico cannone costruito durante la prima guerra mondiale, e anche allora guardavo il tramonto. E qui che ho conosciuto Simonetta. Ricordo la brezza della collina sabina che accarezzava il suo giovane corpo e tradiva la sua innocenza, inasprendo il mio desiderio. Tremo quando parlo dell’amore che ancora provo per lei. Di cinque parole che mi escono di bocca, una sempre quel nome. Simonetta, Simonetta, Simonetta. E, mentre mi prende una mano, penso: “Da chi discendiamo?”. Da nobili? Non credo. Probabilmente da artigiani e contadini. Perché no? Gente che si dedicava anima e corpo a lavorare terre ingrate, cercando la comprensione delle spighe e la pietà del sole. Buone persone. Spesso penso a papà, morto nel novantadue. Se sono in difficoltà, penso: papà ti prego fai qualcosa. Lo so che ci sei, da qualche parte. So che mi vedi. Intanto, seduto sul divano, vedo il telegiornale. Ma cosa sta dicendo D’Alema in tv? Ah, che bisogna riprendere la ricerca sul nucleare. “Il nucleare è un tema delicato per il nostro Paese, ma l’attuale Governo è intenzionato a riportare l’Italia quanto meno nel campo della ricerca dello sfruttamento dell’energia nucleare per recuperare il gap accumulatosi in questo campo con gli altri Paesi”. Possibile, mi chiedo. Nel frattempo D’Alema sta specificando che “c’è bisogno di un certo numero, non enorme, ma necessario di rigassificatori. Il governo si sta adoperando. Siamo per le interconnessioni delle reti elettriche – aggiunge – per una politica europea in grado di valorizzare le fonti rinnovabili e di ridurre la dipendenza”. Quindi, se ho ben capito, secondo D’Alema la dimensione energetico-ambientale è una componente fondamentale della nostra politica estera, nel quadro di un rafforzamento della cooperazione multilaterale e di un partenariato tra Paesi produttori e consumatori. A conferma di ciò, dal televisore mi giunge ancora la voce di D’Alema che spiega che di fronte alle sfide che si presentano in questo campo, la ricerca di soluzioni condivise su scala mondiale è l’opzione obbligata, perché nessun Paese, “per quanto potente, può illudersi di contare solo sulle proprie forze”. Esco sul balcone. Mi fermo sulla soglia per lasciare ai miei occhi il tempo di abituarsi al sole. Dietro di me il viso di mia moglie comincia a sorridermi. Bevo un sorso di vino, mentre le mani di Simonetta mi accarezzano dolcemente la schiena.

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