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Il grande assurdo

Il grande assurdo
Maggio 29
11:46 2013

Vignetta-di-VauroNon bisogna necessariamente essere Albert Camus per capire che l’assurdo è uno dei canoni che regolano la vita. Certo nel pensiero filosofico l’assurdo è costituito dal senso tragico e doloroso dell’esistenza, ma a noi basta il significato, come da dizionario, di contrario alla logica o, più semplicemente, di imprevedibile, strano.

Quanti fatti sono imprevedibili, strani, eppure fanno ‘svoltare’. Ecco ci avviciniamo all’obiettivo, il governo delle larghe intese. Il pezzo poteva avere molti titoli: il grande inciucio o il grande imbroglio, salvarsi in corner, consociativismo legalizzato, elogio del grigio (il più elegante e nobile). L’unico non adatto pareva la grande sceneggiata. In effetti quest’ultima c’è stata ed è durata venti anni: sulla scena, per il pubblico, c’era una guerra senza esclusione di colpi; nei camerini baci e abbracci per continuare all’infinito la commedia. Poi è arrivato l’impresario strano, Grillo, che ha voluto fare il “Truman Show” alla rovescia, ovvero la commedia sulla scoperta della commedia.
A quel punto l’impresario è rimasto incastrato nella sua parte di duro e puro, che guai a cedere all’uno o all’altro. Per i poveri vecchi commedianti, vistisi scoperti nella tresca, non restava che un matrimonio riparatore. Questa è la vera triste storia (allegorizzata e romanzata quanto basta) del nuovo governo politico che si vuole far credere come animato da ‘spirito di servizio’ per il Paese in affanno. Però c’è un però, ed è proprio l’assurdo, categoria rispettabilissima e spesso, come si è detto, motore delle imprese migliori. Infatti, con tutte le riserve del caso, come si dice – e se le riserve vestono i panni di tribunali, corti di appello e cassazione, sono riserve pesantine – un governo ‘assurdo’ può durare e navigare mari perigliosi portando di qua e di là qualche buona provvista.
Perché? Si può pensare che la spiegazione consista nell’assenza di maschere; i compartecipanti sono costretti al faccia a faccia e devono esporsi, rispondere sì o no senza schermi. In sostanza non potrà accadere che se si dovesse parlare di una legge sul conflitto di interessi il PD finga solo di volerla fare (mentre in realtà preferisce, a scopi politici, lo status quo); così pure il PDL dovrà veramente applicarsi a votare una riforma della giustizia (mentre invece preferirebbe sguazzare nell’equivoco delle procure ‘cattivone’) e via di questo passo per ogni altro provvedimento di grande, media o piccola portata. Insomma sarà più difficile che se le promettano senza mai “andare fuori all’aperto” non diciamo per accoltellarsi, ma almeno per scazzottarsi. Perciò la convivenza assurda, sotto i riflettori e senza rete, potrebbe anche partorire un numero fantastico del trapezista. Ma non ci allarmiamo troppo: se dovesse cadere e morire sarà per finta, e si ricomincia da capo. Purché il circo non fallisca e, sia detto seriamente questa volta, i circensi sopravvivano al fallimento, che pare sempre volteggiare sinistramente.

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