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La tre giorni al Circo Massimo del Movimento 5 Stelle

La tre giorni al Circo Massimo del Movimento 5 Stelle
Ottobre 15
17:43 2014

5StelleSul palco una cittadina racconta il caso incredibile del carabiniere Saverio Masi

Dunque la battuta di Beppe Grillo, fatta durante la scorsa campagna elettorale per le votazioni europee, che “le forze dell’ordine sono con il Movimento 5 Stelle” non era del tutto campata in aria! L’ho dedotto sabato 11 ottobre al Circo Massimo durante la tre giorni del M5S. Quel pomeriggio di sabato, su uno dei palchi eretti al Circo Massimo, c’erano i membri del M5S della Commissione Giustizia di Camera e Senato a raccontare le cose fatte:

le loro proposte presentate, “prima prese e stravolte in modo strumentale dal Pd, e poi accantonate dal governo per trattare le altre questioni apparentemente più urgenti, come lo Sblocca Italia e lo Jobs Act”. L’obiettivo dei parlamentari presenti era soprattutto quello di interloquire con i cittadini interessati. Ed è stato dopo che una giovane del Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino (fratello del magistrato ucciso per mano della mafia) è salita sul palco a parlare del caso del maresciallo dei carabinieri Saverio Masi che è emerso un fenomeno tanto drammatico quanto sconosciuto: quello di persone appartenenti all’Arma che, dopo essersi dedicate con coraggio e passione ai loro compiti più pericolosi, vengono messe da parte dai loro superiori. Ma procediamo con ordine.
La ragazza, Sabrina Natali, tra la commozione ha raccontato che “il maresciallo Masi ha lavorato nel reparto investigativo di Palermo rischiando la propria vita per catturare il boss Matteo Messina Denaro, sentendo questo compito come dovere verso il Paese e come onore per la divisa che porta. È davvero un privilegio – ha detto Sabrina Natali – incontrare veri uomini che hanno coscienza ed etica. Sin dal 2001 Saverio Masi avrebbe voluto arrestare Provenzano, e già nel 2005 era sulle tracce di Messina Denaro, in quanto si sapeva dove quest’ultimo si trovasse. Per questo ha avuto la coscienza di testimoniare nel processo Mori-Obinu, dicendo ciò che sapeva dei suoi superiori. Ed ha compiuto il suo dovere riferendo ai magistrati chi in realtà ha rallentato di anni la cattura del boss Provenzano ed ha pure impedito la cattura del tuttora latitante Messina Denaro. Da allora ha subito vessazioni varie perché non ha dato retta a chi nell’Arma gli consigliava di non ficcare il naso in certe vicende. In seguito, con il pretesto di una multa di 106 euro, presa durante il servizio, è stato sbattuto fuori dal Reparto Investigativo. Oggi Masi lavora accanto al magistrato Di Matteo (pubblica accusa nel processo sulla trattativa Stato-Mafia), non però come investigatore in base al suo ruolo, ma come capo-scorta. In tal modo qualcuno spera di sbarazzarsene – ha continuato la ragazza – se e quando si compirà l’attentato contro il pm Di Matteo che il boss Totò Riina dal carcere auspica. Il maresciallo Masi il 30 ottobre per la multa di 106 euro, tra l’altro subito pagata, subirà un processo a Roma con il rischio concreto di essere sbattuto fuori dall’Arma dei Carabinieri. Chiedo per questo – ha urlato Sabrina Natali in modo accorato – a tutti voi di essere presenti il 30 ottobre nell’aula del tribunale, affinché con la nostra presenza facciamo sentire che vogliamo salvare la parte migliore del Paese, oggi rappresentata dal maresciallo Masi. Perché vogliamo che egli venga restituito quanto prima al Reparto Investigativo di Palermo”.
Dopo questo intervento, altre persone delle Forze dell’Ordine si sono fatte coraggio per uscire allo scoperto, raccontando delle denunce per diffamazione che sono costrette a subire, dopo aver denunciato i comportamenti gravemente scorretti e complici della mafia di cui sono ogni giorno testimoni. Poi un funzionario dei Carabinieri ha chiesto ai parlamentari del M5S di agire per far istituire al più presto una Commissione d’inchiesta su questi comportamenti vessatori che uccidono professionalmente (oltre che economicamente) tante persone dedite ai loro doveri derivanti dalla Costituzione. “Sembra incredibile il caso di Saverio Masi – si legge nella petizione di change.org rivolta al Presidente della Repubblica a favore di questo maresciallo – soprattutto se si pensa che il generale Ganzer, malgrado una condanna pesante per narcotraffico, ha continuato a comandare il Ros e ad occuparsi di indagini sino all’età della pensione”.
È pur vero, però, che è colpa del silenzio delle persone se in Italia la “malapolitica” finisce per avere la meglio!

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