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XX^ Ediz.ne della Mostra Nazionale del Coltello d’Arte a Roccagiovine, cultura del lavoro, del bosco e della montagna

XX^ Ediz.ne della Mostra Nazionale del Coltello d’Arte a Roccagiovine, cultura del lavoro, del bosco e della montagna
Ottobre 17
18:11 2022

«Dettavo questa lettera per te al fresco, dietro il tempio diroccato di Vacuna;

e tu solo mi mancavi a compiere la mia felicità»

Orazio: Epistularum – lib. I,X -II – Lettera ad Aristio Fusco 

(Serena Grizi) Il coltello lavorato a mano, famosi in Italia i manufatti di Frosolone in Molise, trova, fra altre manifestazioni, un suo importante momento nell’annuale Mostra Nazionale del Coltello d’Arte di Roccagiovine giunta alla sua XX^ edizione, 15 e 16 ottobre di quest’anno. Siamo in provincia di Roma, nel Parco dei monti Lucretili, fra Licenza, Percile e i suoi laghetti e Saracinesco: in un territorio di boschi ricco di ottime castagne e funghi. Straordinaria quest’anno la raccolta di porcini e ovoli, secondo gli abitanti che raccontano di un inizio d’autunno davvero buono per qualità e quantità, che qui si degustano con fettuccine e tagliolini all’uovo fatti in casa.

Le lame, forgiate a mano da ottimi artigiani, come molti altri utensili trovano ampio utilizzo nei lavori boschivi quotidiani: coltellini, piccole asce o roncole utili alla raccolta di fascine, e coltelli multiuso, anche questi in mostra, che tagliano il fungo, ne ripuliscono il gambo e lo spazzolano dall’eccesso di terra lasciando nel bosco parti utili al rinnovamento senza impoverire inutilmente i siti di raccolta. I produttori arrivano da tutta Italia, ma anche dall’estero, e si sentono parlare molti idiomi del nord: una ragazza, spostando e mostrando con cura le produzioni che rappresenta, racconta degli antichi strumenti utilizzati per fabbricare zoccoli in legno, con la tomaia in cuoio o tessuto, interamente scavati a mano. Si rinnova la modalità di molte lavorazioni boschive ancora in uso con attrezzi più moderni che mostrano finiture diverse nelle impugnature che non sono più solo di corno bovino o di cervo, ma anche di materiali riciclabili come i cordoncini di nailon per non dire delle custodie in lana cotta o tela rinforzata. C’è anche coltelleria per il ‘semplice’ collezionismo: di lame decorate o dipinte o di impugnature intagliate e istoriate, con un gusto moderno per lo steampunk, un genere che inserisce nella costruzione del coltello (di antica o nuova foggia) decorazioni di ingranaggi fra i più diversi a richiamare le meccaniche di fine ‘800 e oltre, nei manici e nelle lame dai diversi spessori e colori. A completare la varia ed ampia esposizione un angolo in cui è possibile vedere la forgia dei coltelli da parte degli artigiani.

Tutto il paese è in festa per quella che doveva essere anche la giornata della sagra della castagna che quest’anno, però, non si è fatta perché ancora permane una certa disorganizzazione legata alle recenti vicissitudini dell’epidemia di covid. Per il prossimo anno si spera nei festeggiamenti del 50nario della sagra della castagna in un’unica giornata con la mostra del coltello, come già avvenuto negli ultimi anni, per altro nel suggestivo cortile del castello che domina il borgo. Nella due giorni i molti visitatori, in arrivo da ogni parte del Lazio, si sono ‘accontentati’ di ottime carni alla brace e di una degustazione itinerante di vini e formaggi locali, attraverso il prezioso borgo, ben tenuto e vissuto con molti angoli che hanno ospitato piccole mostre d’arte pittorica e di fotografia. Nella chiesa di San Nicola di Bari (XVII sec.), di fronte al Castello Del Gallo, già Orsini, è possibile ammirare una tavola della scuola del Perugino (Madonna di Ronci).

Sul bel tempo del fine settimana ha vegliato l’arcaica deità Vacuna, poi Vittoria o Nike, Cerere o Diana, patrona del riposo dopo il lavoro nei campi, delle fonti e della caccia: a guardare l’ancor oggi idilliaco paesaggio attorno, una presenza davvero indovinata distesa sulle selve e fino all’argentina fontana di marmo bianco, sulla piazza centrale, che ricorda la dedica Ovidiana che potrebbe individuare proprio nell’abitato antico il tempio dedicato a Vacuna; ‘diroccato’ poi restaurato da Vespasiano (67-79 d.C.).      

Roccagiovine ieri e oggi: immagini web

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