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CORONAVIRUS AD ALBANO – PREPARARSI PER L’USCITA DAL TUNNEL

CORONAVIRUS AD ALBANO – PREPARARSI PER L’USCITA DAL TUNNEL
Aprile 04
18:18 2020

Introduzione

In questo articolo vengono descritti alcuni scenari sulle condizioni in cui verosimilmente si troverà la città di Albano Laziale all’uscita dal tunnel della pandemia del Coronavirus. Vengono poste alcune domande a cui le varie espressioni della società locale, dall’amministrazione comunale agli imprenditori, dai commercianti alle istituzioni finanziarie, dalle varie componenti della classe dirigente locale al mondo del volontariato, dovrebbero dare una risposta in anticipo per essere pronte a fronteggiare i problemi del dopo crisi. L’approccio utilizzato può costituire un utile modello da utilizzare, mutatis mutandis, in altri Comuni.

  1. I rapporti sociali

La prova della pandemia, inclusa la permanenza forzata in casa, sta cambiando il nostro modo di vivere, i nostri valori, le nostre speranze, i nostri rapporti con gli altri, insomma si sta compiendo una modifica radicale negli individui e nella società, esaltandone al contempo gli aspetti positivi e negativi (altruismo/egoismo, accoglienza/rifiuto dell’altro, tolleranza/intolleranza, pacificazione/violenza).

Quali possono essere le previsioni quando la crisi sarà passata?

Cosa possiamo imparare, organizzativamente e culturalmente, dall’evoluzione delle fasi della crisi (inizio, gestione e fine)?

Superata la fase emergenziale, i valori positivi come la solidarietà saranno rafforzati, o avrà la prevalenza l’egoismo? Ed in che modo?

Quali misure sarà necessario adottare per prevenire che i più forti prevalgano sui più deboli?

Come modificare, migliorandole, le istituzioni pubbliche e private, e quali istituzioni nuove sarà necessario creare?

Come fare tesoro dell’esperienza del rientro dalla Seconda guerra mondiale ad Albano Laziale dopo lo sfollamento del 1944?

Come tenere conto del fatto che, al rientro della Seconda guerra mondiale il paradigma era quello della ricostruzione di quanto era stato distrutto (il paradigma era ben chiaro), mentre nel caso del dopo Coronavirus sarà necessario “inventare” un nuovo paradigma che tenga conto, tra l’altro, dei vincoli posti dalla globalizzazione e dal degrado ambientale?

Sarà necessario mettere in piedi un sistema di sostegno psicologico alle persone che non avranno la capacità di adattarsi alla nuova realtà? Saranno disponibili le necessarie risorse finanziarie ed i necessari professionisti?

  1. La politica

Dopo la fine delle guerre tende ad emergere e prende le redini del paese una classe politica di elevata e riconosciuta qualità che si carica della responsabilità di definire una “nuova normalità” (consapevole che quello che esisteva prima non può essere riproposto e forse è utile modificare), traghettando verso questa nuova “idea di futuro” i confusi , i delusi, gli arrabbiati, guidandoli nel nuovo mondo.

Attualmente la classe politica locale non riscuote una particolare stima dalla popolazione, sia per i suoi limiti culturali ed operativi, sia per inconsapevoli e irragionevoli aspettative dei cittadini – che troppo spesso molto chiedono e poco danno alla società.

Quali possono essere le previsioni quando la crisi sarà passata?

Ci si può aspettare un totale ricambio della classe dirigente o, al contrario, una sua permanenza. Nel secondo caso l’esperienza vissuta durante il periodo della crisi avrà fatto “crescere” la “qualità” dei politici che dunque saranno in grado di operare per la “ricostruzione”?

La permanenza della classe politica esistente appare alquanto verosimile, vista l’assenza di una nuova pronta a sostituire la “vecchia”: se abbiamo imparato qualcosa dalle attuali vicende, è che le competenze sono essenziali e che non ci si può affidare al “nuovo” soltanto perché è nuovo (“uno vale uno”, come paradigma della “rottamazione del vecchio” è stato superato dai fatti che hanno mostrato la necessità fondamentale di ricorrere alla competenza). Restano i limiti intrinseci (ideali, culturali, ecc.) dell’attuale classe dirigente che non è la più adatta a guidare un cambiamento che sarà necessariamente profondo. Lo stress test a cui è stata sottoposta nel corso di questa crisi potrebbe aver mostrato i suoi limiti: ritardo decisionale, assenza di pianificazione, limitata capacità di coinvolgimento della comunità verso obiettivi chiari e condivisi (distanziamento sociale, rispetto verso gli altri, etc.) o, al contrario, potrebbe averla migliorata.

E’ urgente, quindi:

– iniziare da subito a formare alla politica e all’amministrazione le nuove persone – giovani ma anche cittadini adulti che intendono “uscire di casa” ed impegnarsi, finalmente, per il bene pubblico – che vorranno/dovranno impegnarsi nella politica e nell’amministrazione locale.

– pensare a quale nuovo modello di “vita in comune”, quale organizzazione amministrativa e quali rapporti tra gli attori della vita socio-economica locale dovranno essere presi a riferimento affinché divenga “più robusta” nei confronti di eventi esterni generalizzati.

  1. La vita nel Centro storico di Albano

La necessità, nel corso della crisi, di ricorrere alla chiusura degli esercizi “meno essenziali” ha fatto emergere le distorsioni e le asimmetrie di una distribuzione degli esercizi commerciali, in particolare nel centro storico.

Infatti nell’ultimo periodo la distribuzione commerciale e la rete di attività legate ai servizi ha conosciuto un significativo cambiamento. Alcuni negozi di lunga tradizione, vanto della città, sono stati chiusi sia per la concorrenza del commercio on-line, sia per motivi anagrafici dei titolari; altri sono in procinto di farlo. Al contempo, è significativamente aumentato il numero di attività legate alla cura della persona (abbigliamento, centri estetici, tatuaggi, ecc.) e di barbieri-parrucchieri. E’ aumentato al contempo il numero di bar. La chiusura di molti esercizi ha contribuito ad una parziale “desertificazione” del centro storico.

A questo si aggiunga che la “casistica merceologica degli esercizi commerciali” che si è sviluppata recentemente non ha tenuto conto della crescente età della popolazione che implica consumi finalizzati e specifici per la stessa e una sua ridotta mobilità,

Quali possono essere le previsioni quando la crisi sarà passata?

Quanti esercizi riprenderanno l’attività e quanti chiuderanno? Con quali conseguenze per il tessuto civile della città e della coesione sociale? Con quali conseguenze per i redditi delle famiglie degli operatori? Saranno gli operatori capaci – autonomamente o, meglio, con la regìa del Comune – di ristrutturare la distribuzione commerciale per un rilancio del commercio e dei servizi ? Quale ruolo dovranno/potranno giocare il Comune e gli altri enti territoriali? I singoli cittadini saranno disponibili a sostenere anche gli oneri di un rilancio del sistema della distribuzione (compro nei miei negozi, invece che rivolgersi al commercio elettronico)?

  1. La struttura economica

Il numero di addetti dell’industria e dei servizi ad Albano Laziale era, nel 2016, di 7.374 unità, di cui 4.769 dipendenti. La retribuzione media dei dipendenti era di 21.000 euro. I servizi rappresentano circa il 70% dell’economia albanense. Alcuni di questi addetti sono impiegati in organizzazioni di relativamente grande dimensione (Comune, ASL, Forze dell’ordine, aziende telefoniche ed elettriche, ecc.) ma la maggior parte operano in piccole imprese.

Quali possono essere le previsioni quando la crisi sarà passata?

Albano Laziale rimarrà una città di servizi? Quali servizi sopravviveranno alla crisi, con quali modifiche nelle loro strategie, e quali nuove attività saranno intraprese per soddisfare i nuovi bisogni?

In quale misura la struttura dell’economia agricoltura-industria-servizi subirà mutamenti?

Quale sarà il destino dell’artigianato che, comunque, rappresenta un punto di forza dell’economia locale?

Quali sono le capacità imprenditoriali del territorio e quali capitali sono disponibili?

Ad Albano Laziale vi è una notevole disponibilità finanziaria, testimoniata dall’elevato numero di sportelli bancari. Quale potrà essere il ruolo svolto dalle banche per rilanciare l’economia locale?

I limiti all’attività delle aziende, messi in luce dall’attuale crisi del Coronavirus, hanno comportato, in particolare per le piccole e medie imprese e per l’artigianato ed il commercio al dettaglio, sofferenze finanziarie enormi legate alla riduzione della capacità di generare flussi di cassa.

In particolare per tali aziende la limitazione all’attività è stata determinata essenzialmente dalla riduzione/eliminazione del contatto “fisico” sul quale alcuni aspetti del business (interfaccia con il pubblico ai fini della vendita e scarsezza di merci in magazzino) si fondavano, Questi aspetti, nel ripartire o nel creare nuove imprese anche locali dovranno essere affrontati in vista di un eventuale “nuovo evento generalizzato” con:

– l’incremento dell’“internet delle cose” che affianchi la distribuzione tradizionale con la contestuale revisione della qualità e della quantità dei servizi ausiliari associati a tale commercio (production, shipping e storage – riarmonizzazione del just-in-time), etc.

– l’inserimento, anche in imprese meno “complesse”, di “intelligenza” (laureati) e di capacità di dialogo con più interlocutori nel mondo (creazione di una rete per diversificare le fonti di produzione e di consumo). Questo in particolare porta a sviluppare, anche per le piccole imprese locali, la capacità di proporre e veicolare le “qualità locali” a livello internazionale.

  1. Le infrastrutture

La città di Albano necessita di miglioramento delle infrastrutture, a partire dalla rete stradale.

Quali possono essere le previsioni quando la crisi sarà passata?

Sarà possibile mettere in atto una politica Keynesiana di rilancio dell’economia locale basata sui lavori pubblici? Vi saranno i capitali necessari? Le aziende attualmente operanti saranno in grado di soddisfare le esigenze, o si dovrà ricorrere ad operatori esterni che, tradizionalmente, generano un indotto locale di modeste dimensioni?

Sembrerebbe chiaro che tutti “i limiti di bilancio” posti a salvaguardia dell’equilibrio finanziari pre-crisi salteranno. Ci sarà probabilmente, ed è auspicabile, una massiccia immissione di valuta da parte dell’Europa. A fronte di questo, “Qualcuno” dovrà farsi carico (oltre che a far sopravvivere le persone che con la crisi hanno perso capacità reddituale) di indirizzare tale disponibilità economica. Il primo Qualcuno sarà l’amministrazione centrale del paese, seguiranno poi le amministrazioni locali. In questo contesto l’amministrazione di una città come Albano dovrà assumere una nuova competenza: passare da una “gestione ordinaria dei conti” alla competenza manageriale necessaria per indirizzare, valutare, sostenere progetti e impegni che abbiano il carattere di “investimento” e non di “spesa corrente”. In questo sarà però necessario avere chiari in mente:

– lo scenario futuro che si vorrà realizzare (la lezione imparata dalla crisi),

– i limiti della passata organizzazione socio-economica della città di Albano.

Un’Amministrazione con tali capacità e competenze potrebbe anche essere in grado anche di mobilitare e veicolare a livello locale e su tali progetti (attraverso le banche e ricorrendo a fideiussioni mirate), il risparmio privato dei cittadini.

  1. La mobilità

La popolazione di Albano Laziale è altamente mobile. I dati del censimento del 2011 mostrano che quasi la metà della popolazione (20.000 persone) si sposta giornalmente per studio o per lavoro. 8.000 residenti si spostano all’interno del Comune, 11.000 vanno verso un altro Comune, verosimilmente in quelli dei Castelli Romani, e di questi ben 5.400 vanno a Roma (dalla capitale ne vengono 1.000).

Quali possono essere le previsioni quando la crisi sarà passata?

In quale misura la mobilità verrà strutturalmente cambiata in termini di intensità e destinazione?

Quale sarà l’impatto sul traffico (possibilmente positivo sotto il profilo della congestione e dell’inquinamento)?

Ci sono due fattori dei quali bisognerà tenere conto nella “ripartenza”:

– nonostante le perdite introdotte dal virus, l’età media dei cittadini di Albano continuerà a crescere;

– la cattiva qualità dell’aria (presenza di particelle e inquinanti), che sembra aver avuto un forte impatto sulla mortalità di questo virus veicolato con aeriformi;

– questo porterà a rivedere i limiti di ammissibilità della concentrazione degli inquinanti in aria e di conseguenza dovranno essere attivati a livello nazionale progetti volti a ridurre la produzione degli stessi inquinanti (auto, riscaldamento, produzione di energia). Tutto questo almeno in prima battuta porterà a eventi di riduzione “coatta” del traffico veicolare attraverso ordinanze locali a seguito dello sforamento dei limiti;

– questa limitazione e l’incremento di età porteranno anche a rivedere la distribuzione e la merceologia dei beni sul territorio con forte spinta verso la creazione di centri di consumo “sotto casa”.

Quale sarà l’impatto dell’attuale esperienza del lavoro svolto a casa usando la rete in termini di minore mobilità?

  1. La sicurezza

Albano Laziale vive una situazione di ragionevole sicurezza. Risulta che vi siano pochi reati, ma le infiltrazioni della criminalità organizzata destano preoccupazione: è noto che la situazione di Comuni viciniori della zona mare è ben diversa, ed alcuni di questi sono stati commissariati per mafia.

Quali possono essere le previsioni quando la crisi sarà passata?

In quale misura le organizzazioni criminali avranno interesse ad espandersi anche ad Albano Laziale, anche perché dispongono di grandi risorse finanziarie, risorse che saranno necessarie per la ripartenza dell’economia?

Quali argini dovranno e potranno essere eretti nella società, nelle attività produttive, nell’amministrazione locale? Sarebbe necessario rendere più coesa la struttura sociale ed il livello di rispetto delle regole, così che la mala pianta della criminalità trovi un terreno sfavorevole per attecchire.

Sarà necessario creare un coordinamento delle forze di sicurezza (polizia, carabinieri, polizia urbana, guardia di Finanza, ecc.) sotto la guida del sindaco che, per legge, è il responsabile dell’ordine pubblico. A tal fine dovrà essere istituito un apposito assessorato – il sindaco definirà se mantenere la delega o assegnarla ad un assessore.

Uno studio di caso

Attualmente ad Albano Laziale opera una serie di attività artigianali che forniscono servizi per la cura della persona. Un caso particolare è costituito dai parrucchieri per signora. Prima della pandemia le donne andavano, spesso su appuntamento, dal parrucchiere/a per, di norma, il lavaggio dei capelli, la messa in piega, la tintura. Prima di questa fase, le donne si lavavano i capelli in casa, li mettevano in piega con i bigodini, li asciugavano con il casco del phon, ed andavano dal parrucchiere soltanto per il taglio, la tinta e qualche messa in piega per occasioni particolari. La domanda che ci si può porre è la seguente: nel dopo crisi i livelli di reddito diminuiranno, e dunque un numero non esiguo di donne sarà costretto a ridurre le spese del parrucchiere. Sarà dunque possibile che si riprenderanno le antiche abitudini di svolgere in casa alcune fasi della cura dei capelli, rendendo superfluo almeno parte del servizio in precedenza acquistato. La conseguenza sarà verosimilmente una parziale chiusura degli attuali esercizi ed una riduzione del reddito di quelli che rimarranno in attività. Un analogo problema riguarda le attività di estetista, cura delle unghie, cura delle pelle, tatuaggi, ecc. Queste attività hanno conosciuto un boom negli ultimi anni. Quante sopravviveranno, visti i prevedibili livelli di reddito e le specifiche esigenze soddisfatte – da quelle più strettamente legate alla cura della persona a quelle orientate allo “star bene con se stessi”? La prevedibile contrazione della domanda tali servizi porterà con sé la necessità di una parziale o completa riconversione delle professionalità degli addetti.

 

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1 Commento

  1. vefa
    vefa Aprile 05, 10:09

    L’articolo solleva alcuni interessanti questioni, secondo il mio parere, alla luce della storia vocazionale del nostro paese, il commercio è sicuramente una risorsa da ampliare e correggere.
    La struttura urbanistica del paese prevede un centro storico, corso Matteotti e le vie parallele superiori, più delle zone semicentrali e adibite quasi interamente solo alla residenza, Villa Ferrajoli, quartiere Miramanre etc.etc. Secondo il mio parere bisognerebbe realizzare un centro commerciale nella zona centrale, cioè chiudere la traffico il centro storico, magari realizzando l’alternativa di sistemazione di Piazza Mazzini e di via Cardinal Altieri, rendendo pedonale tutto il centro sudetto.
    Ciò dovrebbe essere associato a un piano di affidamento delle licenze di vendita mirato alla apertura di un sistema commerciale capace di coprire tutte le necessità merceologiche, utilizzando un incentivo comunale alla apertura di dette ( abbattimento della tassazione globale) e un disincentivo ( aumento della tassazione ) alla vendita di merci non inserite nel piano: non viene tolta la libertà di scelta del negoziante, viene solo indirizzata, con leve economiche, verso quello che il piano a monte prevede, salvo successive correzioni.
    E’ ovvia la necessità di parcheggi ( sotto piazza Mazzini???? ) o di areee di scambio con mezzi elettrici che accompagnino al centro; e di un riordino dell’ arredo urbano affidato a d Architetti o consorzio di essi inidcati da bando di concorso.

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