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A PROPOSITO DEI CUGINI FRANCESI…

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A PROPOSITO DEI CUGINI FRANCESI…

A PROPOSITO DEI CUGINI FRANCESI…
Marzo 07
20:12 2020

A scuola ho studiato il francese, per anni l’ho insegnato in modo ludico ai bambini cantando filastrocche, giocando, drammatizzando e scoprendo con loro giochi, cibi, usi, costumi, monumenti, storia… generalmente si parte dalle parole che abbiamo in comune: papa ( che noi scriviamo accentato papà, ma che si pronuncia nello stesso modo), biberon, robot, mousse, hotel… bidet. Ecco qui mi scappa un sorriso: la parola è di origine francese, ma loro non lo usano… talvolta nei loro hotel un po’ di disagio c’è.

Ho avuto modo di frequentare nel tempo diverse persone di questa nazione, la Francia che, attraverso il medico  Joseph-Ignace Guillotin,  ha dato  nome alla ghigliottina, ma che ha anche innalzato la bandiera di una rivoluzione dove libertà, fratellanza e uguaglianza erano forti spinte al cambiamento contro l’Ancien Règime. Che i cugini d’Oltralpe non godano di simpatia nella nostra Italia è dato risaputo, qualcuno critica lo champagne, la baguette portata sotto l’ascella, la mancanza, appunto, di un completo arredo igienico nel bagno, il loro atteggiamento ritenuto, a volte, un po’ scostante. Loro, i cugini, ricambiano, trovandoci pieni di difetti ed etichettandoci come pizza e mandolino.

A molti non piace il cinema francese e la stessa lingua così nasale e arrotata sembra essere snob. Senza contare la concorrenza nella moda, in cucina, nei vini: lo champagne contro il nostro ottimo spumante; la novelle cuisine così ricca di creme e bechamelle, contro la nostra dieta mediterranea.

Nei francesi molto spesso c’è qualcosa che in noi manca: il loro campanilismo che li porta a esaltare e difendere tutto ciò ch’è nella loro tradizione, lingua compresa ( il computer è un ordinateur) contro il nostro denigrarci addosso: non facciamo altro che criticare molte nostre realtà, quasi non fossimo sicuri di noi stessi.

E comunque si sorride quando tutto questo è goliardia e campanilismo, ma si deve stare attenti quando in modo quasi subdolo inizia a trasformarsi in antipatia e insofferenza.   Ricordiamo il cattivo gusto delle vignette di Charlie Hebdo sul terremoto di Amatrice, i continui riferimenti al connubio Italia- mafia… prontamente criticate dallo stesso governo francese che se n’è scusato…

Recente il discutibile video del pizzaiolo che contamina la pizza con la sua saliva: gli stessi francesi hanno preso le distanze.

Tuttavia questo video ha scatenato una serie di risposte da parte dei nostri connazionali nei confronti del popolo francese, anche attraverso video e vignette satiriche. Uno di questi è un simpatico corto girato a Rocca di Papa da una nostra giovane e intraprendente concittadina che sottolinea con una baguette portata sotto il braccio, la poco igienica abitudine francese di acquistare e portare a casa il pane… in tempo di coronavirus la condisce con starnuti.

Si sorride, per carità, è fatta con leggerezza, brio e tanta ironia che si legge nello sguardo della simpatica Caterina Di Giammarco.

Quel che mi preoccupa non sono gli sfottò, ma i commenti a volte troppo pesanti, cui fanno seguito osservazioni che rasentano una profonda avversione e intolleranza verso gli altri.

E qui mi spavento quando penso: e se non fosse solo sfottò, goliardia, satira anche pesante e di cattivo gusto, ma un piano per instillare antipatia e insofferenza, intransigenza e fanatismo che si sa sono un’anticamera all’odio? Dagli stereotipi ai pregiudizi il passo è breve. Farei attenzione… meditiamo, ricordando che la conoscenza e il rispetto reciproci sono le chiavi più efficaci per aprire la porta della tolleranza e della solidarietà, soprattutto in un’epoca come questa che stiamo vivendo, nella quale è più facile scorgere negli occhi degli altri un nemico, piuttosto che un nostro simile, particolarmente in tempo di epidemia che fa scatenare in un battibaleno la caccia all’untore.

 

 

 

 

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